L’Europa passa da un problema all’altro, eppure tira avanti (di Cosimo Risi)

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La crisi finanziaria sembra archiviata al punto che il Presidente della BCE annuncia il declino del QE (quantitative easing), l’acquisto di titoli da parte della stessa Banca per sostenere l’economia della zona euro.

La Troika lascia la Grecia dopo gli anni del commissariamento di fatto e dopo il vano tentativo dell’allora Ministro dell’Economia di Atene di dettare una linea diversa. Il Primo Ministro Tsipras continua a non indossare la cravatta sotto la giaccia, ma ha dovuto piegarsi alla logica della finanza internazionale.

Il nostro Ministro dell’Economia raffredda i bollori spenderecci del contratto di governo: le misure proposte in campagna elettorale (vedi reddito di cittadinanza e imposta piatta) non sono per ora e forse neppure per l’immediato futuro. Tria si cala nella logica della finanza internazionale, quella che non ti perdona lo sgarro alle regole.

Una ventata normalizzatrice spira sull’Unione europea. Il solito asse franco – tedesco propone la propria visione dell’Unione con la Dichiarazione di Meseberg. L’idea più suggestiva riguarda la creazione di un Fondo Monetario Europeo, un organismo che rassomigli al Fondo Monetario Internazionale ma con poteri più vincolanti nei confronti degli stati della zona euro.

La proposta meriterebbe una discussione pacata a partire dal Consiglio europeo di fine giugno, non fosse che il vertice sarà impegnato in altra discussione. La normalizzazione europea è lungi dall’intervenire. Alle porte preme la questione migratoria.

La questione migratoria non è di oggi, risale ai grandi movimenti di persone che si sono innescati nel mondo sulla scorta della globalizzazione e in conseguenza delle varie crisi. E’ questione complessa che l’Unione ha avuto il torto di affrontare in ritardo e con evidente sottovalutazione degli effetti.

Alla distanza si sono rivelate inefficaci sia la risposta  umanitaria (le porte aperte) e sia la risposta securitaria (le porte sbarrate). La capacità di accoglienza conosce limiti non solo oggettivi (quanti migranti può accogliere un paese minuscolo come Malta?) ma anche e soprattutto soggettivi.

L’ondata sovranista fornisce una risposta semplice agli umori profondi dell’elettorato: una risposta così semplice dal rasentare la discriminazione razziale del “noi e loro”. La risposta meramente umanitaria costituisce un obiettivo incoraggiamento ad ulteriori arrivi fino al punto di saturazione.

Sulle porte aperte Merkel ha visto eroso il consenso del suo partito a favore dell’AFD e vede ora contestato il suo potere dal Ministro dell’Interno. Una crisi precoce della coalizione al governo a Berlino non è da escludere e proprio per i contrasti in seno all’alleanza dei partiti fratelli CDU – CSU. Per non parlare della SPD in cerca di rilancio grazie alla sua nuova Presidente Andrea Nahles.

La questione migratoria è dibattuta in Italia con i toni che conosciamo. Chi governa lancia  annunci che stentano sul campo e producono reazioni stizzite in certe cancellerie europee. Lo schierare l’Italia al fianco del Gruppo di Visegrad può essere un espediente tattico per smuovere le acque, non può rappresentare una scelta strategica.

L’Italia si è collocata tradizionalmente nel mainstream, nella corrente principale del pensiero europeistico. Che non significa accettazione acritica di qualsiasi decisione di Bruxelles, ma partecipazione attiva alle decisioni di Bruxelles nel solco del processo d’integrazione europea.

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