Arriva la “street fear”, paura tra gli automobilisti: l’ultima sfida alla morte

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E non importa se per arrivare ad un risultato del genere il prezzo da pagare sia mettere a rischio la propria incolumità o peggio ancora la vita delle ignare persone coinvolte nel folle gioco. Perché limitarsi a restare sdraiati per strada per poi rialzarsi al sopraggiungere di una vettura, quando si può incrementare il livello di adrenalina buttandosi direttamente in mezzo alla carreggiata e mettendosi a correre come dei folli fra le auto in transito? I giovanissimi hanno battezzato questa nuova pratica come “Street Fear”, cioè semplicemente paura della strada; qualcosa da fare nei momenti di noia, a detta loro.

Per riassumere il dramma che un automobilista vive nella situazione di pericolo creata da questi piccoli incoscienti, possono bastare le parole di chi si è trovato ad affrontarla: “Pazzesco, andavo al lavoro in auto e due ragazzini, avranno avuto circa 10 anni, erano sul marciapiede. Mentre passavo hanno attraversato, schivandomi, e poi si sono messi a ridere”.

Questo riportato sul “Corriere Adriatico” è solo uno dei post condivisi su Facebook dalle persone che a Vallefoglia hanno provato sulla propria pelle il terrore delle possibili conseguenze. “Ho preso troppa paura mi tremano ancora le gambe…Li ho anche ripresi per il loro atteggiamento e come risposta ho ricevuto una bella risata in faccia. Molto maleducati ma soprattutto pericolosi”, ha spiegato una ragazza ai Carabinieri mentre denunciava l’accaduto.

“È successo anche in via Puccini”, racconta un’altra testimone al quotidiano. “Credo siano gli stessi. Erano 4 o 5. Erano in mezzo alla strada, proprio dietro l’angolo dove chi svolta non li vede per niente. Alla richiesta di stare più da parte hanno riso e addirittura si sono avvicinati alla macchina dicendo parolacce alla signora che si era fermata con l’auto. Si sono messi a rider dicendole, tra l’altro, che tanto lei non li poteva toccare. E nel dire questo le si avvicinavano spavaldi. Io sono rimasta malissimo. Ero lì vicino, ho chiesto cosa stesse succedendo ma se ne sono andati via ridendo”.

E la “moda”, soprattutto grazie alla rapidità con cui la rete rende possibile la trasmissione di informazioni e di nuove pratiche, purtroppo non sempre assennate, non ha tardato a diffondersi altrove. Un’altra denuncia recente arriva dalla provincia di Venezia, segnale evidente del fatto che bisognerebbe intervenire per cercare di arginare al più presto questa follia dilagante.

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