Il Consiglio europeo sulle migrazioni: vittoria o sconfitta dell’Italia? (di Cosimo Risi)

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In Russia sono caduti gli idoli di Leo Messi e Cristiano Ronaldo. In Belgio stava per cadere l’idolo di Angela Merkel, marcata dappresso dal suo Ministro dell’Interno, il cristiano – democratico bavarese che, da alleato di governo, minaccia la stabilità del governo. Una situazione simile la vive il nostro Presidente del Consiglio, marcato dappresso dal suo Ministro dell’Interno che, da alleato di minoranza del governo, si comporta come se il governo fosse suo.

Conte non è Merkel per carattere né per longevità politica. Paga lo scotto del debutto che  Macron gli fa benevolmente notare: “non si fa così al Consiglio europeo”. Al pari della Cancelliera si trova nella strettoia fra un compromesso necessario sulle conclusioni del vertice e l’interpretazione che l’alleato di governo darà di quelle conclusioni.

Per non parlare dei media, adusi a commentare gli appuntamenti internazionali alla stregua di partite di calcio, donde si esce  vincitori o sconfitti. La logica del pareggio è invece aurea in questo tipo di incontri.

A leggere le conclusioni del vertice si nota l’enfasi sull’obbligo di fare rispettare le frontiere esterne dell’Unione grazie “ad un approccio globale alla migrazione… al rafforzamento dell’azione esterna e alla dimensione interna, in linea con i  nostri principi e valori”.

Sotto il profilo generale i Ventotto (il Regno Unito è ancora parte della comitiva) fanno proprio il concetto caro alla diplomazia italiana: le nostre frontiere marittime sono le frontiere esterne dell’Unione, chi approda in Italia a qualsiasi titolo, entra nell’Unione.

Sul piano pratico –  si dirà –  questa asserzione non sposta granché l’onere dell’accoglienza. Spetta pur sempre all’Italia la responsabilità primaria. Si apre però uno spiraglio circa il dopo: il che fare dei migranti qui approdati.

Dal 2015 i flussi migratori sono drasticamente diminuiti, addirittura nella misura del 95%. Si notano segni di ripresa specie sulla rotta del Mediterraneo centrale. La Libia continua ad essere il punto di partenza preferito dai trafficanti. Non è la sola zona a rischio. Anche il Mediterraneo orientale vede un aumento dei flussi lungo la rotta balcanica. La Spagna sull’altro versante è anch’essa meta degli approdi. Tutto il complesso universo delle migrazioni si presenta in movimento.  Ecco perché il Consiglio europeo si dichiara “determinato a proseguire e rafforzare questa politica [di contrasto] per evitare un ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e contenere ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti”.

La Libia resta sotto osservazione. Il vertice riconosce che vanno intensificate le azioni di contrasto alle attività dei trafficanti per non lasciare l’Italia e gli altri stati membri da soli in prima linea. Sotto il profilo strategico occorre prosciugare i flussi alla fonte con il sostegno alla regione del Sahel, alla guardia costiera libica, alle comunità costiere e meridionali.

Lo scetticismo è di prammatica riguardo alle conclusioni dei vertici. Molte volte abbiamo letto di impegni politici che non si traducevano in norme vincolanti. L’Unione è generosa di dichiarazioni di solidarietà quanto avara di comportamenti conseguenti.

Le dichiarazioni contano, sono un’arma politica da brandire quando le circostanze lo richiedano. Stiamo alle prese con la nuova programmazione finanziaria pluriennale, un argomento di precipuo interesse per alcuni stati membri dalla memoria corta. L’Italia che del bilancio europeo è contribuente netto ha qualcosa da dire al riguardo. La solidarietà è indivisibile o non è.

Cosimo Risi

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