La Consulta boccia la legge della Regione: ‘Le case abusive vanno demolite’

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Importante sentenza della Consulta. Gli immobili abusivi, una volta entrati nel patrimonio dei comuni, devono essere demoliti e solo in via eccezionale, attraverso una valutazione caso per caso, possono essere conservati.

Alla luce di questo principio fondamentale del «governo del territorio», contenuto nel Testo unico sull’edilizia, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 140 depositata oggi, ha dichiarato incostituzionali le disposizioni della legge della Regione Campania n.19/2017 sulla conservazione degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio dei comuni, là dove consentivano ai comuni stessi di non demolire questi immobili – in particolare locandoli o alienandoli anche ai responsabili degli abusi – senza attenersi al principio fondamentale del Testo Unico sull’edilizia.

“La sentenza della Corte costituzionale (a N. 140/18) depositata oggi e che ha dichiarato l’illegittimità costituzionale delle norme campane che consentivano ai comuni di non procedere alle demolizioni e di affittare o addirittura alienare l’immobile abusivo allo stesso costruttore abusivo, non solo rappresenta un successo per tutti coloro che si battono contro l’abusivismo edilizio e per curare le ferite del territorio ma è una vittoria della legalità e del buon senso”. Questo il commento del WWF Italia che aveva immediatamente contestato la legge regionale 22 giugno 2017, n.19 ritenuto dall’associazione un pericolosissimo passo indietro sul cemento illegale.

“Le norme dichiarate oggi incostituzionali rischiavano di essere un pericolosissimo precedente dando un possibile avvio a sanatorie regionali “fai da te”, incentivando inevitabilmente nuovi abusi per dinamiche a tutte note e stradocumentate. Con la sua decisione odierna la Corte Costituzionale non solo ha introdotto un elemento di tutela per il territorio campano, già ampiamente devastato dal cemento illegale e criminale ma lancia un forte monito per tutte le altre regioni rispetto alla gestione del territorio e alla necessità di azioni di contrasto all’abusivismo “in considerazione della gravità del pregiudizio recato all’interesse pubblico”, conclude il Wwf.

Fonte Affaritaliani.it

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