Autismo, la battaglia di un papà che combatte contro il sistema

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Nella migliore delle ipotesi l’autismo, a Salerno, è l’ennesima occasione di business per far mangiare qualche amico.

Nella peggiore è un mondo sconosciuto di cui gli enti preposti non vogliono occuparsi.

In prima linea l’associazione ‘Autismo chi si ferma è perduto’

Vittorio Naddeo, papà battagliero che vive questi problemi in prima persona da anni, ha fondato l’associazione “Autismo chi si ferma è peduto” per rivendicare i sacrosanti diritti di sua figlia e di tutti gli autistici.

“Purtroppo – dice a Cronache oggi in edicola – bisogna ammettere che la situazione è molto deprimente, a Salerno manca del tutto un progetto globale e coordinato di assistenza”.

E chi dovrebbe occuparsene, Asl, Comune e scuole, non lo fa contravvenendo, peraltro, alle disposizioni della legge 134 del 2015 che individua una serie di figure specializzate nell’assistenza delle persone affette dal disturbo dell’autismo e indica alle realtà competenti la strada da seguire per realizzare iniziative e progetti.

Genitori investono risorse importanti per la rete di assistenza e inclusione

“Tutto questo a Salerno non avviene – dichiara Naddeo – e devo dire che siamo noi genitori a dover investire risorse economiche per attrezzare quella rete di assistenza e inclusione che dovrebbe invece essere appannaggio degli attori pubblici”.

Chi non ha soldi “è costretto a inseguire enti e istituzioni scolastiche oppure deve arrangiarsi in qualche modo, non nascondo che molti genitori sono disperati e altri si sono rassegnati”.

Ma come funziona la filiera del sostegno agli autistici? “Prima di tutto – spiega Vittorio – c’è la diagnosi, quando poi il bambino viene dichiarato autistico dovrebbe entrare in un percorso coordinato ed essere assistito da personale specializzato”.

Invece? “A Salerno l’Asl indirizza le famiglie verso dei centri accreditati dove non c’è personale adeguatamente formato, peraltro queste strutture non possono lavorare al fianco dei ragazzi al di fuori delle loro sedi”. Per questo motivo dovrebbero stare in un sistema che le metta in connessione con scuole e Comune.

Il Comune si affida a Cooperative, scelta non condivisa dalle famiglie

“Il Comune di Salerno si affida a delle cooperative  – precisa Naddeo al quotidiano Le Cronache –  inoltre è stato messo in piedi un sistema che prevede l’assegnazione di voucher alle famiglie con l’obbligo di impiegarli proprio presso le cooperative da loro indicate”. Già. “Per onestà intellettuale devo dire che la vice sindaco Eva Avossa è l’unica ad aver sempre sostenuto le nostre iniziative”. E le scuole?

“Qui il discorso è lungo – ammette Naddeo – diciamo prima di tutto che non esiste alcun coordinamento nemmeno tra istituti di diverso grado. Se, per esempio, mia figlia segue un percorso alle elementari può capitare che alle medie si trovi senza assistenza, perdendo così quella continuità che è vitale per poterle assicurare inclusione e crescita”.

Il ruolo della scuola e i dirigenti che si fanno la guerra

Questo perché accade? “Bisogna chiederlo ai dirigenti scolastici, che si fanno la guerra tra loro e che ragionano ovviamente ciascuno secondo il proprio convincimento proprio perché non esiste un progetto globale e coordinato che li costringa ad adeguarsi alle disposizioni di legge”.

Per non dire dei fondi che prendono. “Il progetto Scuola Viva ha assegnato ingenti risorse agli istituti cittadini ma se andate a chiedere vi dicono che non hanno soldi per l’assistena agli autistici”.

Fonte Le Cronache

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2 COMMENTI

  1. In Italia ma specialmente a Salerno è diventato un vero e proprio bisness per chi ha il potere politico per fare i propri comodi. I fondi diventano Voucher che le famiglie devono spendere presso le cooperative che il politico stesso ha creato per farci la cresta. Con gli stessi soldi che una famiglia spende per operatori non specializzati,della cooperativa pilotata, una famiglia potrebbe dare ai propri figli piu”ore e terapisti specializzati…VERGOGNA!!!

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