Tra fede e passione sportiva (di Davide Morganti)

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Anche Davide Morganti sul Mattino, oggi in edicola, si occupa del caso derby Benevento – Salernitana in contemporanea con la processione di San Matteo.

Ecco la sua riflessione pubblicata oggi sulle colonne del giornale diretto a Salerno da Mariano Ragusa

‘E adesso cosa faranno i tifosi? Cosa sceglieranno? La città ancora è riconoscente per gli interventi sovrannaturali del santo: nel 1544 la salvò dai pirati facendoli affondare grazie a una tempesta improvvisa, nel 1656 soccorse i salernitani trucidati dalla peste facendo arrivare una pioggia salvifica, infine nel 1688 protesse la città dal terremoto.

L’incontro tra le due squadre campane è importante, anche se a settembre non si decide né per la salvezza né per la promozione; non ci sono, dunque, buoni da salvare e cattivi da condannare.

È però un derby, partita tosta per eccellenza, spesso brutta per tensione nervosa, per paura di sbagliare, per una rabbia costruita in precedenza. Qualcuno diserterà, quel giorno, la processione religiosa preferendo la partita, forse in precedenza starà un po’ in strada prima di tornare a casa, forse perderà il saluto a mare del santo, forse mangerà la meveza mbuttunata, ossia la milza imbottita, davanti al televisore, in solitudine o con gli amici; pasto che, così pare, i beccai davano ai contadini (oggi detti agricoltori) pagandoli con roba di poco conto.

Ci saranno litigi tra moglie e marito, fratelli e sorelle, padri e madri per una festa che, al di là della sua forza religiosa, è ormai identità dell’urbe e non sarà facile rinunciare a uno dei due eventi.

C’è tempo ma mica tanto, per decidere, non credo nemmeno siano decisivi i risultati positivi o meno della Salernitana perché è partita sentita, partita di terra, non un principio astratto.

Di certo san Matteo non farà la conta dei presenti e degli assenti come a scuola, alla fine, in qualche modo, dopo tanto disputar, quasi si diventasse all’improvviso chi da un lato don Camillo e chi dall’altro un più laico e ludico Peppone, la festa del patrono sarà come al solito affollata di allegria, profumi, cibo e preghiere e la partita avrà i suoi spettatori accaniti, appassionati, pieni di pathos e di speranza.

La città, perciò, quel giorno vivrà addirittura due feste, tanto diverse di fede e di modi, ma entrambe piene di attenzioni soltanto per lei: Salerno

Articolo di Davide Morganti pubblicato su Il Mattino in edicola giovedì 30 agosto 2018

 

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4 COMMENTI

  1. Bellissimo articolo che racchiude le emozioni, lo stato d’animo e la sensibilità dei salernitani nei confronti di due eventi molto sentiti e amati. Grazie per aver evitato il provincialismo e il senso patetico e bigotto che molte volte appare nelle righe giornalistiche.

  2. Ma è mai possibile che le persone messe a comandare o a decidere siano cosí ottuse?
    Cosa cambia anticipare o posticipare la partita?
    Un altro esempio stupido è stato il posticipo di Roma Atalanta a lunedí! Oggi si giocano la partita di ritorno a Copenhagen (andata finita 0-0). La logica e il buon senso avrebbbe portato a farla giocare venerdí scorso in modo da dare tempo ai giocatori dell’Atalanta (tutta la rivalità calcistica ma che merita rispetto perchè squadra Italiana e società seria) il tempo di recuperare.
    Certe atteggiamenti illogici generano voglia di cambiamenti radicali. Mi fermo qui per non finire nel politico!!!! Forza Salernitana e viva San Matteo.

  3. Con tutto il rispetto per chi ci crede ma nel 2018 chiedere il rinvio di una partita perchè in concomitanza con la festa del santo (di cui ai Beneventani, a tanti Salernitani, alla lega ed al mondo non può fregar di meno) mi sembra alquanto ridicolo e provinciale. Pensassero ad essere persone migliori tutti i giorni invece di fare i palladini del santo per un giorno all’anno e poi fare schifo nella vita. Saluti e FORZA GRANATA!

  4. S.Matteo capirà se qualcuno lo onora veramente o solo per mettersi in mostra durante la processione…..siano essi pseudo capipopolo o capotifosi…..io vado alla partita il Santissimo Matteo lo onoro a modo mio

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