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Il Parlamento europeo approva la nuova direttiva sul copyright

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Il diritto d’autore va sempre tutelato, anche su internet. Per poter diffondere in rete prodotti audiovisivi e giornalistici le grandi piattaforme e gli aggregatori di notizie dovranno pagare. Così ha stabilito l’Aula del Parlamento europeo, approvando a larga maggioranza (438 «sì», 226 «no» e 39 astensioni) le proposte di modifica delle regole comunitarie. Il quadro normativo a dodici stelle secondo il testo approvato oggi prevede che i fornitori di servizi di condivisione dei contenuti on-line «stipulano accordi di licenza equi e appropriati con i titolari dei diritti».

Servizi di cloud, portali di commercio elettronico per vendita di dettaglio di beni fisici, start-up e operatori con fino a un massimo di 250 dipendenti saranno esclusi, ma dovranno comunque essere pronti a rimuovere o modificare i contenuti in caso di reclami. Non potranno essere riprodotti titoli di notizie nella loro integrità, e non sono permessi snippet. Il legislatore comunitario permette l’utilizzo di hyperlink con una singola parola.

 

Vanno pagati gli editori di giornali  

Viene stabilito in modo chiaro che i fornitori di servizi di condivisione dei contenuti on-line «stipulano accordi di licenza equi e appropriati con il titolare del diritto». Coerentemente con questo, gli Stati sono tenuti a riconoscere agli editori dei giornali i diritti di proprietà intelletuale «di modo che gli editori possano ottenere una remunerazione equa e proporzionata per l’utilizzo digitale delle loro pubblicazioni di carattere giornalistico da parte dei prestatori di servizi della società dell’informazione». Fermo restando la possibilità di «uso legittimo privato e non commerciale» delle pubblicazioni di carattere giornalistico da parte di singoli utenti.

Wikipedia non chiuderà  

Viene precisato che restano esclusi dalle proposte di modifica, ora oggetto di negoziato interistituzionale col Consiglio, le enciclopedie online. Pagine come Wikipedia continueranno dunque ad essere fruibili e accessibili a tutti. Lo stesso vale per repertori didattici o scientifici, incluse le università universitarie che hanno una dimensione telematica.

Soddisfatti gli editori  

«È un risultato molto positivo – afferma Carlo Perrone, presidente dell’Associazione europea editori giornali (Enpa) e azionista di Gedi, interpellato da La Stampa dopo il voto – , che afferma il riconoscimento del diritto d’autore per gli autori e per il giornalismo. È una vittoria della democrazia e della libera stampa». Perrone ricorda che «l’iter non è finito perché abbiamo ancora il Trilogo (l’incontro che coinvolge Parlamento, Consiglio e Commissione, ndr), ci sarà un ulteriore voto del Parlamento. L’auspicio è che la direttiva possa diventare esecutiva entro la fine di questa legislatura europea».

Perrone aggiunge che il voto sulla direttiva «ci permetterà di avviare un tavolo con gli aggregatori e discutere di una giusta remunerazione per il prodotto giornalistico che viene realizzato. È un risultato molto importante – conclude Perrone – , e devo ringraziare il supporto della Federazione europea dei giornalisti e la Fnsi: siamo stati vicini per ottenere questo risultato».

Tajani: “Vittoria dei cittadini contro il Far-west digitale”  

«La direttiva sul diritto d’autore è una vittoria per tutti i cittadini. Oggi il Parlamento europeo ha scelto di difendere la cultura e la creatività europea e italiana, mettendo fine al far-west digitale» scrive su Twitter il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, commentando il voto dell’assemblea sulla direttiva copyright.

Adinolfi (M5S): “Vince il partito bavaglio, legalizzata la censura”  

«Una pagina nera per la democrazia e la libertà dei cittadini. Con la scusa della riforma del copyright, il Parlamento europeo ha di fatto legalizzato la censura preventiva. Il testo approvato oggi dall’aula di Strasburgo contiene l’odiosa link tax e filtri ai contenuti pubblicati dagli utenti. È vergognoso! Ha vinto il partito del bavaglio» dichiara l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle Isabella Adinolfi. «Purtroppo sono stati respinti tutti gli emendamenti di stralcio che il Movimento 5 Stelle aveva presentato. In particolare, l’articolo undici che prevede l’introduzione della cosiddetta #linktax, e il tredici che mira a introdurre una responsabilità assoluta per le piattaforme, nonché un meccanismo di filtraggio dei contenuti caricati dagli utenti», conclude.

Fonte LaStampa.it

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