Crescita in Italia, l’Ocse lancia l’allarme (di Tony Ardito)

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Quest’anno l’Italia avrà una crescita inferiore al previsto. Lo conferma l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico che ha rivisto al ribasso le stime per il Prodotto interno lordo (Pil) riferite al 2018: dall’1,4% all’1,2%. Pesano, spiega l’organizzazione parigina, l’incertezza politica e l’aumento dei tassi di interesse sui titoli del debito pubblico.

L’Ocse invita il nostro governo a proseguire sulla strada delle riforme, essenziali per la crescita e a non disfare la legge Fornero sulle pensioni. Intanto dall’INPS arriva anche la notizia di un aumento a luglio delle domande di disoccupazione +9,4% rispetto all’anno scorso.

Naturalmente, il rallentamento della crescita complica il quadro macroeconomico in vista della prossima legge di bilancio; per finanziare la via delle riforme annunciate: dalla “flat tax” al “Reddito di cittadinanza”, passando per la riforma della legge Fornero, il governo punta soprattutto su un aumento del deficit rispetto a quanto stabilito dal Documento di Economia e Finanza (Def) ad aprile.

La linea più prudente del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, punta ad una divisione più soft: dallo 0,8% programmato fino all’1,6%, un margine di flessibilità di 12-13 miliardi, da utilizzare integralmente per non far scattare gli aumenti dell’IVA.

Il leader pentastellato, Luigi Di Maio, e quello della Lega, Matteo Salvini, punterebbero invece ad alzare l’asticella del deficit fino al 2% o anche oltre, ci sarebbe così una flessibilità vicino ai 20 miliardi di euro. Mirerebbero, sostanzialmente, ad una manovra più audace proprio per sostenere una crescita che continua a mordere il freno.

Se si tratti di una scelta coraggiosa, utile a dare respiro al mercato del lavoro italiano, ormai in perenne catalessi, o di un pericoloso azzardo – come sostiene l’Europa – al momento non è dato sapere.

Speriamo che la vicenda, non certo banale, dell’audio di Rocco Casalino, portavoce del presidente del Consiglio, non distragga troppo la attenzione della opinione pubblica dalle scelte di politica economica, argomento più importante e centrale per il futuro del Paese, su cui in questi giorni il governo con la sua maggioranza e poi l’intero Parlamento sono chiamati a pronunciarsi e decidere.

Tony Ardito

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