Il sogno realizzato da Jessica: mamma dopo un lungo calvario

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‘Caro Dottore Petta, anche se non sono mai stata una persona loquace, oggi voglio esprimerLe tutta la mia gratitudine per come ha saputo assistermi in questi mesi…mesi fatti di continue problematiche e di scelte non sempre facili…una strada tortuosa che ho percorso con la sua continua presenza.

Tutti pensano che la gravidanza sia la cosa più naturale e normale al mondo o meglio così dovrebbe essere. Però non tutti sanno che per molte donne non è così… Perché dopo la gioia infinita segnata da due lineette rosa che compaiono sul test di gravidanza inizia poi un lungo calvario, dove bisogna lottare con le unghie e con i denti, prima di poter stringere quel piccolo esserino tra le proprie braccia.

Io, purtroppo, rientro in quella cerchia di donne per le quali la gravidanza non è stata una vera e propria passeggiata. Infatti non ho fatto in tempo a gioire che già mi ritrovavo in ospedale con delle minacce d’aborto».

Comincia così la lettera di ringraziamento di Jessica, una mamma salernitana che si appresta a festeggiare con suo figlio Sebastian il quarto mese di vita. La storia continua così:

‘Alla mia prima visita, il dottore a cui mi ero affidata, addirittura mi aveva detto di non poter portare avanti la gravidanza perché la situazione non era delle migliori. Dopo tanti pareri mi consigliano di consultare il dottore Petta.

Alla mia prima visita e con accurati esami il dottore si accorse da subito di come la situazione fosse delicata e che il mio problema non era soltanto la conformazione dell’utero che è bicorne ma cosa ancora più delicata era la dilatazione del collo dell’utero che non può essere curata mediante il cerchiaggio a causa della presenza  di un polipo che sanguina.

Da quella prima visita inizia cosí il mio cammino fatto di continui e lunghi ricoveri ospedalieri, riposo assoluto a letto e di scelte non sempre facili però sempre sostenuta dal grande dottore Petta.

Vista la situazione iniziammo così a prefiggerci dei traguardi, il primo era a 28 settimane, poi passammo a 30 e poi a 32. Piano piano speravamo di arrivare al termine della gravidanza però il mio piccolo aveva fretta di venire al mondo e così alla 34esima settimana di gestazione alle 21 e 09 del 16 giugno nasceva Sebastian un batuffolo di 2,080 kg e lungo 46 cm.

Successivamente seguito dal reparto Neonatologia per un mese. Ringrazio il dottore per  avermi accompagnato giorno per giorno, fino al mio ingresso in sala parto ove si è precipitato, anche se era di sabato e non si è fatto problemi a tenermi la mano quando le forze venivano meno.

Non smetterò mai di ringraziarlo… Un uomo che ha fatto della sua professione una missione… Un uomo di poche parole ma capace con il suo sguardo di trasmettere tranquillità e serenità… Un uomo capace di sacrificare i propri giorni di riposo per correre in ospedale dalle sue pazienti…

Un uomo che ogni mattina, prima di indossare il camice, corre nella stanza numero 2 per augurare il buongiorno e con il suo sorriso tranquillizzare le guerriere della stanza… Ebbene si, le donne della stanza numero 2 sono proprio delle vere guerriere…

Sono delle donne che trascorrono le giornate immobilizzate nel letto a fissare il mare, a pregare e ad accarezzare quel pancino che giorno dopo giorno continua a crescere e ad implorare a quel piccolo guerriero di resistere e di non staccarsi da loro… Sono delle donne che passano le giornate a consolarsi tra di loro, sperando di potersi rivedere all’uscita dell’ospedale con i loro bambini.

Per me la stanza numero 2 oltre ad essere la stanza dei miracoli e la stanza dell’amore. Perché in quella stanza si allacciano dei rapporti di vera amicizia. Ognuna di loro è sempre pronta a confortare l’altra qualora le ansie prendono il sopravvento. Si diventa una vera e propria famiglia… anche le infermiere e le tirocinanti con i loro sorrisi e le loro battute cercano di alleviare le lunghe giornate…

Oggi il mio bambino compie 4 mesi e mai avrei creduto possibile di stringerlo tra le mie braccia…tutto è iniziato con ansia e paura però anche io grazie all’angelo dal camice bianco, il dottore Petta e a tutto il personale del reparto gravidanza a rischio ho realizzato il mio sogno.

Un grazie particolare va anche al personale del reparto Neonatologia che hanno curato il mio bambino con professionalità e amore. E infine, ma non per importanza, ringrazio la mia famiglia che mi è stata vicino in questi lunghi mesi perché senza il loro sostegno ed il loro amore non sarei mai riuscita a resistere tanti giorni lontana da loro e dalla mia casa.

La mia testimonianza, oggi, vuole essere un grido di incoraggiamento per tutte quelle donne che lottano per realizzare il loro sogno… Non arrendetevi, affidatevi nelle mani giuste e vedrete che il sogno diverrà realtà.

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