Flat tax, ecco come funziona: a fine mese mille euro in più

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Il taglio delle tasse comincia a prendere forma. Se il governo sponda grillina mette le mani nel portafoglio degli italiani con aumenti su imposte e sigarette, dall’altro sul versante leghista comincia a muovere i primi passi la flat tax. 

Uno strumento quello voluto dal Carroccio che di fatto in questa prima fase porterà una boccata di ossigeno alle partite Iva. Una aumento consistente del reddito che segna un distacco netto tra la retribuzione media dei lavoratori dipendenti e quello delle partite Iva.

Gli autonomi avranno il 30 per cento in più sul reddito annuale rispetto a chi ha un rapporto di lavoro dipendente. E questo quadro emerge da uno studio dal centro Eutekne che ha provato a fare una proiezione delle retribuzioni tra le due categorie di lavoratori con la flat tax a regime. Per capire meglio la differenza di reddito bisogna prendere ad esempio un lavoratore con una retribuzione lorda annua di 45mila euro.

Come sottolinea ilMessaggero, nel caso di un lavoratore dipendente, al datore di lavoro costerebbe complessivamente 59,346mila euro. A questo punto il netto che arriva nelle tasche del dipendente è di 28.543mila euro, circa 2.188 euro al mese.

Se lo stesso lavoratore è una partita Iva, allora il netto sarebbe di 38.925 euro, circa 2.994 euro al mese. Almeno 10mila euro di reddito in più rispetto ad un lavoratore dipendente. E questo tipo di vantaggio è per tutte le fasce di reddito: con una retribuzione annuale di 20mila euro al mese un autonomo guadagnerebbe quasi il 10% in più rispetto a un dipendente.

Fino ad arrivare al 33% in più per un autonomo che guadagna 70mila euro l’anno. Bisogna attendere adesso i dettagli della manovra del governo per capire in che modo verrà declinato il nuovo regime fiscale. Per il primo anno il costo della flat tax sarà di 330 milioni di euro per poi arrivare a 1,8 miliardi nel secondo anno di applicazione. La quota dei costi si stabilizzerà a 1,3 miliardi di euro dal terzo anno in poi.

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