Riapre la corsa al riarmo (di Cosimo Risi)

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Riapre la corsa al riarmo, che in verità non s’era mai chiusa. Il Presidente Trump annuncia una raffica di sanzioni all’Iran perché non rispetterebbe l’accordo sul nucleare, accordo che lo stesso Trump, allora candidato, denunciò come sbagliato nel 2015. In questo egli segue una linea di continuità fra la campagna elettorale e le decisioni alla Casa Bianca.

Le sanzioni dovrebbero convincere l’Iran a negoziare un nuovo accordo, questo sì stringente, e  dismettere le pratiche provocatorie e terroristiche nel Medio Oriente e nel Golfo. Due sono i casi maggiormente indiziati: il sostegno alle milizie sciite in Libano e Siria, a minaccia d’Israele; il sostegno ai ribelli sciiti Houthi in Yemen, a minaccia dell’Arabia Saudita.

L’Iran avrebbe la responsabilità di applicare in mala fede l’accordo sul nucleare continuando ad arricchire l’uranio a fini militari nonché di sostenere i terroristi in aree sensibili per gli alleati degli Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita. Poco importa che Riad conduca da anni una sanguinosa quanto non vittoriosa guerra in Yemen. Il conflitto è finalmente giunto all’attenzione del Segretario Generale ONU che ingiunge: i massacri devono finire.

L’altra decisione del Presidente Trump è di denunciare l’accordo sui missili a medio raggio che il suo lontano predecessore, Ronald Reagan, anch’egli repubblicano ma di tutt’altra pasta, concluse col Presidente URSS Mikhail Gorbacev. Ed è proprio Gorbacev che, dall’alto della sua età e del Nobel per la pace, a lanciare l’allarme per la pace.

Il russo rammenta che fu un motivo di onore per i due paesi firmare nel 1987 l’INF (Intermediate – Range Nuclear Forces Treaty), a preludio della fine della guerra fredda. Lo stesso Gorbacev, allora all’apice del potere e del consenso, ignorava che a breve l’Unione Sovietica si sarebbe sgretolata ed egli avrebbe lasciato il Cremlino dopo aver ammainato la bandiera rossa.

Il motivo addotto da Trump è che la Russia, erede anche in questo dell’URSS, avrebbe deciso di schierare missili a medio raggio in Europa in violazione dell’INF. Di qui l’esigenza per gli Stati Uniti di denunciare l’accordo e contrappore una generazione di missili ai russi.

Nelle vicende del disarmo, complesso è il gioco delle accuse e delle controaccuse: chi ha fatto che cosa e quando. Di certo, se la Russia schiera i nuovi missili e l’America risponde alla stessa stregua, l’Europa si ritroverà al centro dello scontro fra le superpotenze come lo era prima del 1987.

L’Europa ridiverrà terreno di battaglia a sua insaputa e sarà chiamata a fiancheggiare gli Stati Uniti in quanto potenza occidentale e alleata tradizionale. Anziché alleggerire le sanzioni alla Russia, saremo chiamati tutti, Italia compresa, ad un’escalation prima verbale e poi forse operativa nei confronti della Russia.

L’Unione europea ha una posizione netta sull’Iran: continua a ritenere valido l’accordo del 2015 cui essa stessa diede notevole contributo. Si trova però esposta all’applicazione extraterritoriale delle sanzioni americane.

Queste infatti impediranno alle aziende europee che osino commerciare con l’Iran, di entrare nel mercato americano e di accedere all’area dollaro. Poiché i contratti per gli idrocarburi sono espressi in dollari, è facile comprendere i rischi cui le nostre aziende sono esposte. Sarà un’ulteriore ferita al libero commercio. Sarà un’ulteriore regresso verso i nazionalismi commerciali.

di Cosimo Risi

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