Site icon Salernonotizie.it

Il salernitano Vincenzo Mallamaci: “Così salvo gli africani dai barconi”

Stampa
Mentre Chiesa e sinistra spingono per l’accoglienza dei migranti perorando – nei fatti – la dinamica degli sbarchi propria dei Governi Renzi-Gentiloni, un medico cardiologo che ha fatto dell’aiuto alle popolazioni africane la sua – trentennale – missione di vita macina record in Costa d’Avorio, dimostrando in che modo sia possibile mantenere migliaia di africani nei villaggi di appartenenza.

Lui è Vincenzo Mallamaci, salernitano di Paestum, fondatore dell’Associazione Onlus ‘E ti porto in Africa’: sul suo profilo Facebook – come riporta il sito de LaDenuncia.it -scrive, fiero: “Un’altra piantagione di cacao, da noi offerta a dieci famiglie povere in Africa, inizia la sua attività produttiva. Abbiamo ridato la dignità di essere umani e la possibilità di lavorare nella loro terra d’origine annullando la corsa disperata verso l’Europa. Ma è così difficile evitare tutto questo? Mah… forse a qualcuno fa comodo che vengano”. 

Elenca: Attraverso solo questa iniziativa (dieci individui a famiglia per dieci famiglie fanno cento persone), ultima di una lunga serie, abbiamo un gommone in meno in mare…”. La sua associazione da sei anni acquista vasti terreni che suddivide in lotti, avvia a produzione e assegna ai nuclei familiari ‘in lista di attesa’. Sviluppa così una agricoltura di sussistenza che permette, alle famiglie, anche piccoli commerci delle eccedenze. Meccanismo semplice quanto efficace.

Che Mallamaci, già due anni fa nella intervista-video pubblicata in alto, così spiegava: “Troppi individui hanno interesse che migliaia di persone salgano su un gommone e abbandonino l’Africa. Grazie al contributo di tante persone caritatevoli in Italia, da quattro anni in Costa d’Avorio organizziamo piantagioni di igname, cacao e zenzero. Le ultime due produzioni sono finalizzate alla commercializzazione, l’igname invece permette la sussistenza delle famiglie a cui i campi vengono assegnati. Per acquisire il campo ed avviare le piantagioni occorre un investimento di 500 euro.

I campi, così organizzati, vengono poi donati alle famiglie povere assegnatarie. L’accordo prevede che i campi restino nelle loro disponibilità per 30 anni: queste persone vengono quindi avviate all’attività di agricoltore riuscendo a sopravvivere e a commercializzare il surplus. In quattro anni abbiamo avviato 50 campi; su ogni piantagione operano 30 famiglie mediamente composte da 5 persone ognuna che, così, trovano un motivo per non abbandonare l’Africa”.

Effettivamente il progetto, numeri alla mano, dà da sopravvivere a non meno di 4.500 persone. “Tutta gente che, altrimenti, ci saremmo ritrovati sui barconi” dice Mallamaci. Se un modello virtuoso di emancipazione delle popolazioni africane esiste, perché non è adottato dai Governi (africani e europei)?

“I poteri forti politici ed economici locali sono compromessi con gli omologhi europei. Considerate che in Costa d’Avorio il cacao raccolto viene mandato in Francia perché in loco non esiste una sola fabbrica di trasformazione; che in Congo le donne raccolgono quelli che ai loro occhi appaiono come sassi ma che invece sono diamanti poi inviati in Olanda. Non ci sarà mai la volontà di emancipare l’Africa: troppe persone guadagnano con le dinamiche attuali”.

Fonte LaDenuncia.it

 

Exit mobile version