Ass. ‘Io Salerno’: nuovo Puc – “A zonzo” per Il Capitolo San Matteo

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Intorno al grande camino, il nonno era prodigo di consigli.

“Prima di accendere la legna, dovete decidere a cosa vi serve il fuoco e scegliere i pezzi giusti”, ci diceva. “Tutta la legna è buona, ma c’è la fiamma per cucinare e quella per riscaldare”.

Già. Allora non c’erano i termosifoni. E neppure il gas.

Il nonno era un uomo saggio, pur con la sua licenza elementare. Che valeva più di una Laurea di oggi.

Nella vita è necessario decidere gli obiettivi, prima di effettuare le scelte. Certo, è anche possibile andare “a zonzo”. Ma vale per chi è senza meta.

Così, il ridisegno della Città attraverso la revisione del PUC è una responsabilità che impone valutazioni profonde in funzione dei risultati che si intendono raggiungere. Non diversamente dalla scelta della legna per accendere il fuoco.

Con delibera del Consiglio Comunale n. 55 del 29/09/2003, l’Amministrazione dell’epoca approvò una variante al P.R.G. per la realizzazione di un polo per la Cantieristica Nautica nell’area del Capitolo San Matteo, in fondo alla litoranea. Una Cittadella destinata a 20 aziende, per oltre 500 posti di lavoro, dove trasferire i Cantieri del Porto e insediare altre attività di produzione, manutenzione, commercializzazione di imbarcazioni oltre che di servizi utili soprattutto ai “marinai della domenica”.

La copertura finanziaria della spesa, per € 12.157.902,00, venne assicurata dalla Regione Campania con decreto n. 806 del 25/09/09 sui fondi POR 2007-2013. In data 13/09/2010, dopo regolare gara di appalto, furono anche avviate le opere di urbanizzazione per circa 6.000.000,00 di euro da parte della impresa aggiudicataria (ATI Consorzio Ciro Menotti Scpa capogruppo, Ing. Dante Sacco & C. Sas mandante, Sacco Giovanni Srl mandante).

Infine, il giorno 30/09/2010, fu emanato il bando per l’assegnazione dei 20 lotti di terreno e, dopo aver esperito le procedure previste, furono selezionate le aziende vincitrici con l’invito al versamento immediato del 10% del prezzo di aggiudica. L’incasso previsto era quantificato in circa 9.000.000,00 di euro.

Collateralmente, furono emessi i primi decreti di esproprio dei suoli sia per le aree del Capitolo sia per quelle di Santa Teresa occupate dai cantieri da trasferire.

A questo punto, imprevedibilmente, con delibera n. 901 del 14/11/2012, l’Amministrazione decise di annullare l’intero progetto, con la restituzione degli acconti, ritenendo necessario valutare una diversa destinazione d’uso dell’area nell’ambito di un articolato piano per il “recupero del patrimonio urbano e la riqualificazione urbana (cit.).

Eppure il progetto era stato ben accolto e ampiamente condiviso dal mondo economico locale.

In primo luogo, perché dotava la “Città sul mare” di spazi adeguati per la cantieristica nautica e servizi connessi, poi, perché il “Polo” consentiva di delocalizzare i Cantieri del Porto e di riqualificare gli spazi con una passeggiata pubblica in continuità con il lungomare e, infine, perché era certamente l’utilizzo più opportuno per un’area in zona industriale condizionata dalla presenza, a pochi passi, del grande depuratore.

C’è che ritiene che quella decisione fu assunta per incrementare la disponibilità di spiagge destinate alla balneazione.

In verità, le spiagge della Città, “ripasciute” o no, ce le siamo già giocate. Vediamo perché (fonte: Regione Campania – acque permanentemente vietate alla balneazione 2018).

Tutto il Lungomare, fino al Masuccio, è area portuale e, quindi, non balneabile per Legge. Adesso si parla di trasformarla in spiaggia. Ma a cosa potrebbe servire se, per Legge, non si può mettere un dito in acqua? Peraltro, le continue chiazze a mare per lo “sfioro” delle fogne e l’inconfondibile odore all’altezza di piazza Cavour fermerebbero chiunque dotato di raziocinio.

Poi, c’è il fiume Irno. Poiché convoglia acque non interamente depurate, sono permanentemente vietati circa 400 metri di spiaggia a partire dalla foce, tra destra e sinistra. A parte la presenza di topi e blatte.

Poi, ci sono il porto di Pastena, la foce del Santa Margherita e il Marina di Arechi. Per quest’ultimo, il tratto interdetto è di ben un chilometro e 200 metri. La scorsa estate è stato anche posto il cartello di divieto in prossimità delle spiagge “ripasciute”. Dove si possono solo usare le piscine. A pagamento.

E, infine, ci sono le foci del Fuorni e del Picentino, oltre allo scarico del depuratore, proprio a ridosso del Capitolo San Matteo, per un altro chilometro.

Senza dimenticare i tanti rivoli che, convogliando il “troppo-pieno” delle fogne, riversano a mare l’eccedenza non incanalata dalle pompe di sollevamento in caso di forti piogge. Proprio come lo scorso anno.

Se fossero messi i cartelli di divieto, cosa resterebbe di sicuramente balneabile? Poco o nulla.

Perché, se pure le analisi possono qualificare come idonei tratti spezzettati da Torrione a Mercatello in conseguenza del rispetto dei limiti di escherichia coli e enterococchi fecali, esistono altri inquinanti non rilevati (per Legge) di cui spesso si avvertono gli effetti. Sulla propria pelle.

In ogni caso, qualunque sia stata la motivazione del “dietrofront” per “l’area Capitolo”, con la revisione del PUC le cose presentano, ora. una diversa prospettiva.

L’art. 100 delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA), modificando la precedente destinazione a Polo della Nautica, consente i seguenti utilizzi (nota: DT: terziario – DTR: ricettivo – DP: produttivo): DT/2: Uffici, studi professionali, attrezzature socio-sanitarie, ambulatori medici; DT/4: Uffici pubblici e privati con funzioni amministrative, finanziarie e diverse; DT/5: Esercizi commerciali di vicinato; DT/6: Medie strutture di vendita; DT/7: Grandi strutture di vendita; DT/8: Commercio all’ingrosso; DT/9: Pubblici esercizi di ristorazione; DT/11: Stazioni carburante; DT/12: Discoteche, sport e tempo libero; DTR/1: Alberghi e pensioni; DTR/2: Motel, residence, strutture extralberghiere; DTR/3: Centri congressuali; DTR/4: Campeggi e villaggi turistici; DTR/5: Stabilimenti ed attrezzature balneari; DP/2: Laboratori artigianali ed officine; DP/3: Attività industriali e spazi per la logistica connessi alle attività di trasporto.

Cosa manca? C’è di tutto e di più. Certo, per una volta manca il residenziale. Ufficialmente.

Ma può quell’area essere considerata alla stregua di un “suk” arabo con studi, uffici e negozi sulla spiaggia, o alberghi per turisti e centri congressi a venti metri dal depuratore? Faremo affacciare gli ospiti sulle vasche nere e offriremo i loro odori? Oppure ci mettiamo i container, qualche falegnameria o un meccanico?

Certo, tutto può essere possibile in una zona dove tutto è già stato possibile. Come mettere ludoteche, pizzerie e negozi tra officine, laboratori, pastificio e scatolificio.

Certo, prevedere tutto può consentire di decidere, dopo, cosa concretamente mettere. Ma chi lo deciderà? Il miglior offerente?

Noi pensiamo che prevedere tutto, equivalga a prevedere niente.

E riteniamo che sarebbero opportune idee più chiare sul futuro di questa Città, sulla sua identità produttiva, su una sua concreta missione, sulle scelte più valide per far lavorare i giovani e far crescere la Comunità.

Non a caso, l’ultima analisi Istat sui sistemi locali ci vede in posizione Ba4 che significa: “sistema economico locale urbano non manifatturiero e senza alcuna specializzazione”. Meglio: “sistema senza nessuna attività industriale e nessuna attività specializzata, nemmeno nel settore terziario”.

Siamo proprio sul fondo della classifica.

Non siamo nati così, ci siamo arrivati, Andando “a zonzo”, senza meta.

In questa Città, l’esperienza del povero nonno non fa testo. E si accende la legna solo per farla ardere.

Poi non potremo meravigliarci se i nostri figli, quando torneranno per ferie dai loro posti di lavoro all’estero, girovagando tra capanni e baracche di Capitolo San Matteo chiederanno conto delle nostre scelte.

Questa Città ha bisogno di amore.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

P.S.: sull’argomento rinviamo anche al nostro commento del 16/04/2018 sulla pg. Fb: “Ma come fanno i marinai?”

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3 COMMENTI

  1. Gli amministratori che Salerno, purtroppo, sta scegliendo da trent’anni, di questo sono capaci: di niente! Sono innanzitutto IGNORANTI nel senso più ampio della parola, non sanno cosa significa PUC, non sarebbero capaci neanche di amministrare un condominio; sanno solo che hanno diritto ai compensi per la “carica” che ricoprono. Salerno è stata distrutta da trent’anni di deluchismo! E’ inutile girare intorno al PUC, Salerno non ha bisogno del PUC, tanto è morta, avrebbe bisogno di amministratori competenti e preparati. Questi, ribadisco, sono IGNORANTI in tutti i significati che la parola può avere! E questo è capitolo S.Matteo, e questo è il crescent, e questo è il marina d’arechi, e questi sono i fabbricati vuoti e incompleti presso lo stadio, e questo è il palazzetto dello sport, e questo è il porto commerciale, e questo è il viadotto, e queste sono le gallerie, etc. etc. Basta questo elenco per capire quale è il livello di preparazione e competenza degli amministratori deluchiani? Li avete scelti? Vi sta bene così!!!!

  2. La riconversione balneare è l’ultimo spot elaborato dal potere che ha amministrato questa città regalandola agli appetiti della peggiore speculazione, una città che in realtà non è mai uscita dalla propria crisi post industriale. Ma in fondo ce lo meritiamo perché basta pubblicare un articolo qualsiasi su Lotito o sull’ultima prodezza di Salvini per scatenare decine di interventi, mentre quando si cerca di parlare degli scempi perpetrati sul nostro territorio la sezione commenti rimane puntualmente vuota.

  3. Nessun dubio sulla “laurea” del nonno, ispirata da saggezza e coronata da collaudata esperienza.
    Se, una volta deciso se il fuoco andava acceso per cucinare o per riscaldare, ci si accorgeva di non avere a disposizione i tipi di legna adatti allo scopo, non rimanevano che tre alternative: o si rinunciava ad accendere il fuoco, oppure si procedeva comunque con i pezzi a disposizione e si sceglieva se cucinare o riscaldarsi oppure, nell’incertezza, addirittura si valutava quale era la priorità e si procedeva comunque.
    Forse qualcosa di analogo potrebbe essere accaduto nel corso degli anni quando si sono fatte le varie valutazioni per la redazione dei piani urbanistici. Costrizioni di bilancio, interessi particolari, incapacità degli amministratori di fare le valutazioni più opportune e calzanti per le varie situazioni hanno determinato una serie di scempi urbanistici per il cui recupero occorrerebbe una fatica immane,
    Forse andava affrontata l’opzione della”rinuncia a fare” se prima non si fosse stati in grado di elaborare un progetto complessivo e con una visione consolidata delle opere da realizzare.

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