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Calciomercato: la nuova azienda granata (di Antonio Sanges)

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Al termine del mercato di gennaio, il nuovo valore dei calciatori granata si quantifica in 11,80 mln di euro.

In termini aziendali, Calaio’ (400 mila euro), Minala (900) e Memolla(350) e Lopez(400), risultano essere il “valore aggiunto” della strategia societaria del club granata (fonte Transfermarkt).

Modificare a gennaio “moduli e schemi aziendali” fissati ad inizio di stagione, rimodellare gli obiettivi sportivi prefissati, determina per le società di calcio , un aumento di costi di gestione, con relativo indebitamento societario, ed una “sconfitta aziendale”.

In base a quanto evidenziato, essere “rimandati” dai risultati agonistici negativi, al mercato di riparazione , quantifica per i club di calcio , una “sconfitta aziendale” del proprio “management”.

Allo stato,  la continua la moda del “cambio di allenatori”,lo stravolgimento del parco calciatori, risulta essere una strategia negativa che determina per i club di riferimento “nuovi investimenti” da attivare.

In tema di “calcio austerity”, proporre stagione in corso , il cambio di allenatore ,  ricorrere al mercato di riparazione di gennaio, significa per le società , un sacrificio in termini  di aumento e ricerca  di nuove” risorse economico finanziarie”.

Tali nuove risorse, “entrano” nel circuito societario,  solo grazie al finanziamento dei soci, oppure in alternativa , all’aumento del capitale sociale , e dei ricavi aziendali.

Bisogna evidenziare che allo stato, le problematiche finanziarie dell’azienda calcio trovano conferma  nel continuo apporto in termini di “versamento soci e/o aumento di capitale sociale” effettuati nelle casse societarie dai soci di riferimento.

Secondo un’inchiesta della Gazzetta dello Sport , nell’ultimo periodo le società di calcio di massima serie sono state “ricapitalizzate” per un valore totale di 2.500 miliardi di euro.

L’ideale classifica della “ricapitalizzazione” risulta essere la seguente: Inter (1.160 mln di euro), Milan (593), Juventus (225), Sampdoria (181),  Fiorentina (165), Genoa (64), Palermo (59), Udinese (20), Napoli 16)

In tempo di crisi economica“moduli e schemi aziendali”, devono confrontarsi anche con il “monitoraggio” dei “ricavi da botteghino”che in tema di recessione,  possono determinare valori inferiori a quelli delle passate stagioni, e “ricavi da sponsorizzazione” che stanno diminuendo a causa della crisi delle aziende sponsor.

I club di calcio, si presentano sul mercato, come “soggetti sui generis”, rispetto al “prodotto commercializzato” , ed ai “fattori della produzione” utilizzati.

Il “prodotto” spettacolo , ed i “calciatori” fattori della produzione, rendono i club di calcio oggetto di osservazione  per i classici “stakeolder” ,  per il mercato di riferimento, per i tifosi, e per le aziende sponsor.

La gestione delle società di calcio, al pari di ogni altra azienda , deve essere finalizzata a determinare il giusto “equilibrio economico finanziario”, calcolando un corretto “break event point” (BEP), tra i costi e ricavi aziendali.

Tale “equilibrio” economico, prevede che il valore dei costi non deve superare il valore dei ricavi.

In tema di azienda calcio, invece tale equilibrio viene sempre “ribaltato”, in quanto il valore di bilancio relativamente alla voce di costo di salari e stipendi calciatori ed allenatori, risulta essere sempre pari all’80-85% del valore dei  ricavi aziendali.

Azienda calcio: bilanci di” rigore”!!!!!

Antonio Sanges  dottore commercialista

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