Abusi, vigilante assolto. Lo sfogo della madre: ‘Mia figlia distrutta, merita giustizia’

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Dopo l’assoluzione del vigilante di un noto centro commerciale dalle accuse di abusi sessuali su una minorenne, arriva lo sfogo della madre della ragazza attraverso una lunga nota pubblicata sul quotidiano Le Cronache oggi in edicola.

«Andremo avanti fino in fondo perché siamo assolutamente convinti che la verità sia dalla nostra parte». Dopo l’assoluzione del vigilante A.G., accusato di violenza sessuale su una minorenne,  la madre della ragazzina, all’epoca dei fatti quattordicenne, non ci sta e va all’attacco. In una lunga notadifende il racconto della figlia e si sofferma su diversi aspetti della storia.

«Partiamo – dice – da un dato forte e oggettivo: prima della sentenza, due giudici, ovverosia un pubblico ministero e un gip, basandosi su una serie di elementi a loro disposizione, avevano già ritenuto quel soggetto meritevole della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Non ci spieghiamo, quindi, il provvedimento di assoluzione e attendiamo di conoscere meglio tutto il dispositivo e le motivazioni per le valutazioni del caso. Ma mi preme evidenziare altri aspetti fondamentali di questa vicenda».

La donna, quindi, entra nel dettaglio. «Mia figlia – afferma – ha raccontato di essere stata minacciata anche con una pistola dal vigilante. Arma poi rivenuta nell’abitazione dell’uomo in un secondo momento in quanto, durante la prima perquisizione, non era stata consegnata la chiave della cassaforte perché, pare, fosse stata smarrita. La pistola, una scacciacani, è stata ritrovata con un tappino rosso avanti.

A mia figlia, solo successivamente, è stata, contestata una sorta di incongruenza sul tipo di arma che aveva descritto. Dico io: oltre ad essere pietrificata dalla paura, come poteva ricordare alla perfezione il tipo di pistola che ha comunque descritto quasi totalmente?

Tra l’altro la difesa dell’imputato ha chiesto come mai la minore non si fosse difesa durante gli episodi denunciati. Ma ditemi voi, come può una ragazzina avere la meglio su un uomo che la minaccia con una pistola, seppur scacciacani, e con la sua violenza fisica e verbale la soggiace?».

«Mia figlia – dice ancora la madre della ragazzina – aveva paura di tutto. Dopo aver perso la sua intimità, temeva soprattutto che qualcosa di brutto potesse capitare a me e per questo ha taciuto per tanto tempo prima di raccontare tutta la verità.

Una verità che, tra l’altro, ha riportato dettagliatamente in pagine e pagine di un suo diario segreto. Inoltre, mia figlia ha descritto perfettamente anche il luogo delle violenze e degli abusi, cioè uno stanzino del centro commerciale dove lavorava l’uomo. Ma nessun sopralluogo, che io sappia, è stato mai effettuato sul posto».

«Mia figlia – ribadisce la madre – non ha mentito né al momento della denuncia né in fase di processo. La veridicità dei suoi racconti è confermata anche dai verbali della psicologa della Procura che ha confermato la credibilità e attendibilità delle sue dichiarazioni rappresentando uno stato psicologico, fortemente compromesso, con sintomi da stress post traumatico di natura sessuale, compatibile con l’ipotesi di abuso. Per quanto riguarda i telefonini, sul cellulare di mia figlia c’erano elementi e riscontri assolutamente importanti.

In particolare messaggi, poi cancellati per paura e vergogna, che potevano comunque essere totalmente recuperati dalla memoria del cellulare e raccolti in fase di indagine visto che abbiamo sempre messo a disposizione il dispositivo. E infatti, adesso, tramite un consulente faremo analizzare completamente il cellulare per estrarre i dati. Un’analisi approfondita andrebbe sicuramente a confermare la nostra versione».

«In ogni caso – conclude la donna – non ci fermiamo. Pretendiamo giustizia per mia figlia. Questa storia ha seriamente compromesso il suo sviluppo adolescenziale e chi ha sbagliato deve pagare».

Le Cronache

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