‘Ass. Io Salerno’: Nuovo Puc, invochiamo i ‘tre galli’

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Si “giocava a pallone” per strada, contro gli avversari di sempre. La parola traffico non esisteva nel vocabolario.

E si giocava sull’uomo e sul pallone, tutti insieme, in una bolgia infernale. Zeman non era ancora venuto.

Quando, poi, la stanchezza si faceva sentire e gli “stinchi” erano doloranti per i calcioni ricevuti, era d’obbligo invocare i “tre galli” mettendo pollice, indice e medio di una mano sotto il palmo dell’altra.

Era il “time out” di oggi. Serviva a riprendere fiato, a tergere il sudore, ma pure a esaminare la situazione e riparare agli errori prima di ripartire con “rinnovato furore”.

In effetti, un momento di pausa, di discussione, di riflessione, è sempre opportuno prima di andare avanti, perché solo la consapevolezza di ciò che abbiamo fatto, e di come lo abbiamo fatto, può guidarci nelle scelte successive e spingerci a migliorare o, magari, abbandonare del tutto. La vita “si vive di corsa” ma “si realizza a passi”. Pure reclamando i “tre galli”, quando necessario.

La Giunta Comunale cittadina ha di recente avviato la procedura di revisione decennale del PUC quale attività intermedia di un processo dinamico di pianificazione del territorio attuato attraverso fasi continue di ideazione, verifica e adeguamento.

E, quindi, con le delibere n. 19 del 31/01/2017 e n. 114 del 11/04/2018, essa ha fornito agli Uffici di elaborazione gli indirizzi inerenti gli obiettivi da perseguire nel rispetto dei seguenti principi: a) sostenibilità ambientale e paesaggistica, b) conservazione della struttura del piano, c) recepimento delle innovazioni normative, d) semplificazione amministrativa e procedurale, e) valorizzazione del patrimonio comunale.

I risultati del lungo lavoro sono dettagliati nella relazione di revisione, nei grafici allegati e nelle modifiche apportate alle Norme Tecniche di Attuazione che sono il riferimento normativo per la concreta elaborazione degli interventi immaginati nelle “Zone Omogenee” e nelle “Aree di Trasformazione”.

Di tutto ciò, abbiamo sinteticamente parlato nei precedenti commenti, con riferimento a specifici argomenti (*), mettendo in risalto, preliminarmente, i nostri dubbi sulla decisione di confermare la originaria quantità di superficie di solaio edificabile nonostante il negativo andamento demografico della Città (133.000 abitanti circa), sia rispetto all’obiettivo (180.000; -50.000), sia al dato di partenza 2005 (149.000; -15.000).

E abbiamo anche affermato che tale scelta sarà di grave danno per i piccoli proprietari perché schiaccerà ulteriormente i prezzi di immobili già svalutati dalla crisi e dalla quantità dell’invenduto stimata in circa 5.000 unità (di cui oltre 2.800 solo nell’Osservatorio Immobiliare). A chi sono destinate le nuove residenze?

Ci siamo permessi, poi, di esprimere le nostre perplessità sulla priorità assegnata al principio della “semplificazione procedurale” con la introduzione di una sostanziale liberalizzazione amministrativa e la possibilità di “fare tutto dappertutto” a semplice domanda.

Come altra volta detto, confermiamo che non è nostra intenzione avventurarci lungo percorsi tecnici complessi, non essendo esperti.

Però, essendo cittadini e, in quanto tali, destinati a “vivere sulla nostra pelle” l’esito delle modifiche e delle  trasformazioni che saranno apportate al territorio, riteniamo di non poterci astenere dal fornire la nostra visione su un così rilevante argomento.

E, in primo luogo, dal sottolineare la nostra delusione per l’assenza in ogni pagina, capitolo o paragrafo della relazione, di un qualsiasi riferimento ai bisogni concreti del cittadino e alla qualità della “sua” vita. Sono stati confrontati dati e dotazioni, verificate compatibilità, calcolate percentuali per insediamenti residenziali e produttivi, considerando sempre e soltanto il  territorio come materia prima “da commercializzare” per finalità utili agli interessi, pur giusti e legittimi, di imprenditori e investitori, e non “da modellare” nel rispetto delle esigenze dei residenti.

Non emergono interventi “riparatori” di precedenti segregazioni,  di rigenerazioni, di riequilibri, mentre l’attenzione ai parametri di “vivibilità reale” appare del tutto marginale.

Se il PUC deve “disegnare” la Città futura, noi riteniamo non possa essere il frutto di fredde formule geometriche, di righelli, di goniometri e compassi, di equazioni matematiche e di qualche algoritmo, ma debba guardare “in via assolutamente prioritaria” al diritto dei cittadini di beneficiare di una giusta qualità della vita, di vivere in un ambiente non inquinato, di fruire di una mobilità efficace ed efficiente e, soprattutto, di disporre di spazi idonei e immediatamente utilizzabili per “godere la vita”.

Avendo riguardo proprio a tale ultimo aspetto, pur non disconoscendo l’attenzione rivolta alle Aree a Standard Pubblico per verde e parchi, non possiamo mancare di evidenziare la presenza, tra i luoghi selezionati, di aree potenzialmente idonee ma di fatto incapaci di offrire un immediato beneficio.

Ci riferiamo, ad esempio, alla ex D’Agostino, forse attualmente deposito di container e merci, al c.d. Masso della Signora, non attrezzato, alle Caserme “Guide” e “Angelucci”, oggi siti militari, allo scalo merci tra via Dalmazia e il Tribunale, dove ci sono i treni, al Palasalerno, disonorevole ammasso di ruderi, alle aree fluviali del Fuorni, impraticabili, al campo Volpe, forse da vendere, alle aree del Pastorano, forse irrangiungibili, alla nuova spiaggia che si vuole realizzare sul lungomare, zona portuale non balneabile, per finire con via Panoramica e con le rotatorie di incroci e di uscite dalla Tangenziale (sic!).

Tra i parchi, poi, sono elencati il Montestella, ci risulta sia devastato, il Castello Arechi, in gran parte impraticabile, le aree lungo l’autostrada per Pontecagnano collegate a quelle del Parco del Fuorni, entrambe a noi ignote. E ci fermiamo per esigenze di spazio.

In sostanza, ci sembra si tratti, in gran parte, di destinazione “a futura memoria”.

Peraltro, l’esperienza ci insegna che , mentre sono puntualmente realizzati gli interventi edilizi progettati, gli spazi verdi restano spesso “ideali” anche quando sono a carico di privati nell’ambito di concessioni. Pensiamo, ad esempio, alle aree intorno all’Eden Park di Fratte o a quelle sulla litoranea.

In ogni caso, la vita di tutti i giorni si vive nei rioni, non sulle colline, o più su, né ai margini estremi delle periferie. Ed è nei rioni che deve essere realizzato un minimo di vivibilità recuperando ogni slargo e ogni area di sedime di fabbricati diruti e privi di pregio.

E, invece, nella relazione è stato chiaramente precisato che nessuna previsione di utilizzo a verde è stata formulata per le aree disponibili in centro in considerazione della necessità di dover incardinare procedure espropriative.

Ovviamente, siamo ben consapevoli della difficoltà di individuare soluzioni, pure presenti, nella Zona Omogenea “A” (parte antica), per la enorme concentrazione edilizia frutto della storia e della conformazione del territorio, ma riteniamo che molto possa essere ancora fatto in tutta la zona “B” (parte nuova) nella quale ampie metrature potrebbero essere destinate, immediatamente, a verde attrezzato in luogo di nuove edificazioni. Pensiamo ad aree lungo Calata San Vito, ad esempio, o al campo Vestuti ove si progetta di realizzare un fabbricato al posto del “capannone dello sport” (definirlo palazzetto ci sembra eccessivo) che,  invece, potrebbe essere demolito in favore di verde, aria e sole per il quartiere.

Lo abbiamo già detto: benché sia documento superiore, non analitico, il PUC non può limitarsi a intervenire “sul corpo” della Città. Ne deve “rinnovare” l’anima. E, perciò, nel consentire lo sfruttamento del diritto di proprietà dei singoli, non può dimenticare di salvaguardare il correlativo e concorrente “diritto di partecipazione” che attribuisce a tutti di godere del panorama, di prendere il sole, di respirare l’aria, di alzare gli occhi al cielo per vedere le stelle.

La Trasformazione Urbana deve rispettare logiche di equilibrio ed evitare che i quartieri diventino, da una parte, ghetti e dormitori e, dall’altra, luoghi di affollamento concentratori di confusione e dispensatori di diossine e polveri sottili.

Temiamo che, di questo, il PUC non abbia tenuto gran conto.

E, per questo, mettendo tre dita sotto il palmo dell’altra mano, ci permettiamo invocare i “tre galli”.

Riflettiamo ancora un poco, perché gli “ultimi”, e anche i “penultimi”, non possono divenire le vittime sacrificali da immolare sull’altare di un ridisegno attento alla sola “componente economica” e perché i nostri nipoti non possono, dopo quaranta anni da noi, continuare a giocare a pallone per strada, in mezzo al traffico. Che, a differenza di allora, oggi esiste ed è anche pericoloso.

Questa Città ha bisogno di amore.

 

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

 (*) cfr. commenti del Mercoledì a partire dal 23/01/2019 sulla pagina Fb.

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2 COMMENTI

  1. paghiamo imu per terreni edificabili sui quali non si può costruire, questo puc ci sta mangiando vivi

  2. ma di che puc parliamo ! verde ,ambiente , vivibilità non possono convivere con gli interessi speculativi di questi rozzi amministratori. questi personaggi ,alcuni si definiscono ahainoi architetti paesaggisti ,per logica di sopravvivenza sono gli esecutori materiali di uno scempio che ha un nome e cognome nel megalomane a cui obbediscono ciecamente . solo una banda di scellerati può pensare che lo sviluppo di una città si possa affidare alla logica del cemento e della cazzuola con uno spropositato consumo di suolo.lo spopolamento di questa sfortunata città, in atto ormai da anni irreversibilmente , non si frena creando case vuote ma occasioni di lavoro serio e duraturo per i nostri figli costretti alla emigrazione. salvo quelli assunti a chiamata nelle famose partecipate comunali,provinciali ,aeroporto,autorità marittima etc ….ma questa è un’altra storia.

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