«Troppo mascolina» per uno stupro, Ministero avvia verifiche su sentenza choc

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Il ministero della Giustizia si muove sul caso della sentenza-choc della Corte d’appello di Ancona per una violenza sessuale. Gli uffici dell’ispettorato sono stati incaricati di svolgere accertamenti preliminari e, come primo atto, acquisiranno formalmente la sentenza. Al centro delle verifiche, alcune delle argomentazioni utilizzate dai giudici – tre donne – nelle motivazioni addotte per assolvere l’imputato.

La denuncia per lo stupro risale a marzo 2015 quando una 22enne di origini peruviane si presenta in ospedale con la madre dicendo di avere subito una violenza sessuale in un parco ad Ancona da parte di un coetaneo, mentre un amico di lui faceva da palo. Entrambi sono connazionali della ragazza.

Per loro, il 6 luglio 2016 il tribunale decreta una condanna a 5 e 3 anni, con l’accusa di aver violentato la giovane dopo averle somministrato un mix di alcol e droga. In appello la situazione si ribalta: il 23 novembre 2017 i due imputati vengono assolti e la ricostruzione della ragazza viene ritenuta non credibile.

Ma a far deflagrare il caso è la decisione della Cassazione, il 5 marzo scorso, di annullare la pronuncia di secondo grado e disporre un nuovo processo che si svolgerà a Perugia. È a questo punto che emergono le motivazioni utilizzate nella sentenza della Corte d’appello, nella quale si sostiene in sostanza che «la scaltra peruviana» – come viene definita in un passaggio – sia troppo mascolina e poco avvenente per aver subito una violenza.

«Non è possibile escludere – si legge nel testo – che sia stata proprio» lei «a organizzare la nottata ‘goliardicà, trovando una scusa con la madre». E ancora: al giovane, «la ragazza neppure piaceva, tanto da averne registrato il numero di cellulare sul proprio telefonino con il nominativo di ‘Nina Vikingò, con allusione a una personalità tutt’altro che femminile, quanto piuttosto mascolina, che la fotografia presente nel fascicolo processuale appare confermare».

Lei, nel frattempo, provata dalla vicenda, ha lasciato l’Italia tornando in Perù. Ma il caso ha lasciato il segno. Un folto gruppo di associazioni ha organizzato oggi un flash-mob davanti alla Corte d’appello di Ancona.

«Indignate», «Tremate tremate, le streghe son tornate», «Vergogna, la magistratura deve fare formazione» alcuni degli slogan scanditi e scritti sui cartelli esibiti alla manifestazione, a cui oltre a tante donne, hanno preso parte anche molti uomini. «Certe parole – ha commentato Luisa Rizzitelli di Rebels Network – sono un affronto alle vittime. Non hanno a che fare con la ricerca della verità».

Fonte IlMattino.it

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