Ass. Io Salerno: bilancio Comunale, i residui attivi e gli asili nido

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Questi sono i sospesi”, diceva la nonna mentre annotava su un libricino nero i nomi e gli importi delle “vicine di casa” che non pagavano le uova appena raccolte nel pollaio. “So già che qualcuna non salderà il conto. Ma non chiederò mai il danaro perché non vendo per soldi, ma perché ho le galline. Non approfitto del bisogno”. La nonna aveva un cuore grande così.

Non era un commercio ufficiale, per carità. Era la vita di quando la gente veramente “faticava a campare”. Il “boom economico” non era ancora “scoppiato”.

Così, capimmo cosa fossero il credito e la finanza. E, cioè, che in una operazione commerciale il momento in cui si acquista non coincide necessariamente con quello in cui si paga. Con gli anni, abbiamo poi verificato che esiste un limite oltre il quale non si può andare. Se non si hanno galline.

Anche nel Bilancio Comunale sono presenti entrate non immediatamente incassate. Tecnicamente, sono “entrate accertate non riscosse” e si definiscono “residui attivi. Sono come i sospesi” della nonna. Lo stesso discorso vale per le uscite che, se non sostenute, sono “spese impegnate non pagate” e si definiscono  “residui passivi”.

C’è una differenza, però: i “residui passivi” si debbono pagare, prima o poi, mentre quelli “attivi” non si sa se si incasseranno, in tutto o in parte. Dipende dai debitori. In ogni caso, già la sola “sfasatura” tra la registrazione e l’introito di una entrata costituisce un punto “a sfavore” perché fa mancare il danaro in cassa da utilizzare per fronteggiare le spese.

Non è nostra intenzione tenere una lezione di Ragioneria. Non ne saremmo capaci. Però, riteniamo opportuno chiarire alcuni concetti, con termini “non tecnici”, a beneficio dei lettori poco esperti che pure sono tenuti a contribuire alla vita pubblica versando imposte, tasse, e così via.

Premettiamo che, nel Bilancio Comunale, le voci più significative per i cittadini sono quelle del Titolo I della Sezione delle Entrate che accoglie gli introiti per l’imposizione/tassazione di competenza dell’Ente. Sono le cosiddette Entrate Proprie e, cioè: imposte (Imu, addizionale Irpef, etc.), tasse e proventi diversi (spazzatura, multe, servizi, etc.). Solo per notizia, al 31/12/2017, il totale della tassazione “propria” determinava una quota di € 1.028,80 a carico di ciascun abitante, neonati compresi (fonte: Bilancio 2017).

Di contro, ripartite in voci denominate “Missioni e Programmi”, ci sono le spese per beni e servizi sostenute per migliorare il livello della qualità della vita della Comunità.

Lasciamo da parte ogni altra voce per semplicità di discorso. Gli esperti ci scuseranno. Speriamo.

Ora, con delibera n. 24 del 13/06/2018, votata alla unanimità dai Consiglieri di Maggioranza, venne approvato il Bilancio consuntivo 2017 che, nel quadro di sintesi del Titolo I delle Entrate, riportava un totale di “residui attivi” per € 173.632.812,44 (pag. 1 – n.b.: il Collegio Sindacale indicava valori diversi). Una cifra mostruosa costituitasi nel tempo in conseguenza di incassi mai pari alle previsioni. Per il 2017, lo scarto è di circa il 61% (fonte: Bilancio 2017).

Sull’opposto versante, quello delle uscite, venivano riportati “residui passivi” per spese correnti, cioè ordinarie, pari ad € 127.142.325,64 (pag. 43 – n.b.: come per gli attivi). Cifra egualmente mostruosa, per sospesi da pagare. In che modo, se non si incassa?

Ricordiamo che, in ossequio al “principio generale del pareggio di Bilancio” (L. 232/2016: “saldo non negativo”) e delle complesse disposizioni contabili, l’Ente deve sempre assicurare l’equilibrio tra le entrate e le uscite tenendo ben conto della esiguità dei mezzi propri e della liquidità tempo per tempo disponibile. In merito, al 31/12/2017, la “cassa” era di soli € 482.118,68 o, meglio, di € 8.560.406,15 presso la Tesoreria.(fonte: Bilancio 2017).

In presenza di squilibri entrate/uscite, la regola che si applica consiste, anzitutto, nel frenare le spese. Con gli immaginabili, immediati, riflessi sui servizi resi.

Collateralmente, si opera per far crescere le entrate future, con più imposizioni (per spazzatura, pubblicità, servizi, etc.), e si fa ricorso al “principio aureo” del “solco copre solco” ovvero ci si indebita temporaneamente sul conto bancario. Nel 2017, l’Ente ha utilizzato fino a € 121.368.188,48, di cui € 3.041.927,63 non sarebbero stati rimborsati entro fine anno (fonte: Bilancio 2017).

Crediamo di aver chiarito, con questo, che la salvaguardia del “bene comune” dipende dalla entità e dall’incasso dei crediti e perché ogni importo non riscosso apre “un buco” nelle disponibilità dell’Ente. E, purtroppo, temiamo che, nel nostro Bilancio, di buchi ce ne siano in eccesso.

Con D.L. 23/10/18 n. 119, art. 4, il Governo ha disposto che i crediti non riscossi fino al 2010, se portati da cartelle esattoriali emesse da qualunque società, sono da annullare per importi fino a € 1.000 annui per singolo carico. In sostanza, se in 10-20 anni non si è riusciti a recuperare le somme, quelle cartelle sono da ritenere prive di ogni valore, anche per possibile prescrizione.

E, allora, a quanto ammontano i “residui attivi” potenzialmente azzerabili presenti nel Titolo I?

Non è agevole rispondere. Tuttavia, utilizzando le descrizioni presenti negli elaborati, abbiamo riassunto le voci di maggiore interesse per i cittadini (facendo salvo ogni possibile errore) e, cioè:

– Multe per € 21.829.109,18 – Spazzatura per € 27.520.102,47 – ICI per € 2.514.220,74 – Pubblicità per € 303.339,77 – Occupazione suolo per € 71.828,53 (fonte: Bilancio 2017).

Cioè, SOLO per queste entrate, ci sarebbero “residui attivi” fino al 2010 e, quindi, DA AZZERARE, per un totale di € 52.238.600,69. Una cifra ENORME.

Certo, ci saranno anche cartelle superiori ai 1.000 euro che non si potranno eliminare. E, certo, qualcuno dirà dei fondi rettificativi. Noi non ne parliamo. Perché sarebbe complesso e perché sappiamo bene che, anche nel Bilancio di una “bocciofila”, i fondi “non riequilibrano gli squilibri”.

Una cosa è certa: l’azzeramento è automatico, per disposizione di legge. Cioè, la cifra cancellata, qualunque cifra, va coperta. Come si rimettono in equilibrio i conti?

Non riteniamo necessario chiamare il mago Otelma. In questi giorni, si parla già di aumenti per TASI, TARI, Tassa Soggiorno e anche per le rette degli Asili Nido. Partiranno da 120 euro/mese, quindi € 1.440 annui, per ISEE fino a 5.000 euro. Non sappiamo se una famiglia possa pagare. Sappiamo, però, che a Milano sono gratuiti fino a € 20.000,00 (misura nidi gratis).

Sarà quindi la Comunità a dover intervenire, così come a dover fronteggiare un indebitamento finanziario che, al 12/2017, era di € 363.852.400,80 (fonte: Bilancio 2017).

Ci fermiamo qui. Pensiamo sia sufficiente a capire perché dalle fontane non sgorga più l’acqua, gli alberi muoiono, i giardini deperiscono, le strade sono bucate. E tante altre cose, ancora.

Il giorno 29 corrente è programmato il Consiglio Comunale per la discussione del Bilancio di Previsione. Auspichiamo che i delegati vogliano riflettere e decidere nell’interesse della Comunità, verso la quale assumono responsabilità collegiale e personale, di natura anche morale, ricordando che la nonna non avrebbe mai tratto vantaggio dal bisogno.

Si può fare ancora qualcosa per rivedere i programmi. Soprattutto quelli che non abbiamo la forza di sostenere.

Questa Città ha bisogno di amore. Anche se, temiamo, non sia più sufficiente.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

P.S.: tutti i valori riportati sono tratti dal Bilancio Consuntivo 2017 disponibile sul sito dell’Ente. Le rielaborazioni sono state effettuate sulla base dei soli prospetti ad esso allegati. Si fa salvo ogni possibile errore.

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