Dal 2021 meno plastica, ma non basta (di Tony Ardito)

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Il Parlamento Europeo ha approvato una direttiva che proibirà l’uso di oggetti quali piatti, bicchieri, posate, cannucce, bastoncini cotonati, bastoncini per palloncini, contenitori per alimenti e così via. Dal 2021, dunque, lo stop alla plastica monouso sarà ufficiale.

Son stati 560 i voti espressi a favore del provvedimento e 35 contrari; 28 astenuti. Per quanto riguarda la rappresentanza italiana a Strasburgo, via libera dai deputati del PD e dei M5S, mentre quelli di Lega e Forza Italia si sono pronunciati per il no.

La direttiva non riguarda solo la plastica monouso: le nuove norme prevedono, infatti, che il 90% delle bottiglie di plastica sia raccolto e riciclato con la differenziata in tutti gli stati membri entro il 2019; le bottiglie, inoltre, entro il 2025 dovranno essere composte per il 25% da materiale riciclato, percentuale che dovrà salire del 30% entro il 2030.

L’accordo, inoltre, rafforza il principio della responsabilità dei produttori, in particolare per filtri di sigarette e attrezzi da pesca, per garantire che i produttori, e non i pescatori, sostengano i costi della raccolta delle reti perse in mare. Le nuove norme stabiliscono l’obbligo di etichette con informazioni sull’impatto ambientale di filtri di sigarette, salviette umidificate e tovaglioli sanitari.

Tale direttiva, secondo i promotori, è in grado di ridurre il danno ambientale di 22 miliardi di euro; di certo il provvedimento aiuterà a salvaguardare i mari, considerando che il 70% dei rifiuti marini è costituito proprio dai prodotti oggetto della legge.

Certamente la plastica si è, man mano, rivelata una delle invenzioni più versatili del nostro tempo ed ha trovato vaste applicazioni un po’ in tutti i campi. Tuttavia, in assenza di preventive ed accorte politiche per la riduzione degli sprechi e il corretto smaltimento, anch’essa si è purtroppo tramutata in fattore pericoloso, configurandosi come una vera minaccia per l’ecosistema.

La plastica, leggera, forte, insolubile in acqua e resistente al deterioramento biologico, una volta raggiunti gli oceani assorbe altri inquinanti, si rivela persistente e può mantenere la sua forma per centinaia di anni, compromettendo la salute degli organismi marini e causando gravi conseguenze sulla industria del mare e, quindi, per la catena alimentare.

È proprio il caso di dire, meglio tardi che mai; non è però la plastica in sé a dover essere condannata, ma l’uso sconsiderato che se n’è fatto negli ultimi decenni. Ben venga, senz’altro, la iniziativa intrapresa dall’Europa per stringere le maglie della diffusione, a cui, se mai potessi, suggerirei di affiancare una poderosa campagna di sensibilizzazione e di educazione al rispetto dell’ambiente e dell’altro.

Fermo restando che a compromettere il circostante raramente è il cittadino, spesso sono invece gli interessi, le collusioni e il malaffare delle segrete stanze.

Tony Ardito

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