Che fare a Pasquetta quest’anno? (di Cosimo Risi)

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Che fare è il titolo del libro con cui Lenin incitava alla rivoluzione in Russia. E’ irriverente citarlo per una ricorrenza ludica, una volta religiosa, che è la pasquetta ovvero il lunedì dell’angelo.

Ci si prepara per tempo. Il capo famiglia giura dal precedente ferragosto che quel maledetto lunedì si esce solo per portare il cane a spasso. La capa famiglia, quella vera, giura che mai come l’anno scorso quando restammo bloccati per ore sulla Litoranea all’andata. Al ritorno, astutamente, pensammo di anticipare il rientro degli altri e ci ingozzammo in tutta fretta al ristorante prenotato sei mesi prima, altrimenti non avremmo trovato posto.

Lasciammo il locale col desiderio insoddisfatto della pastiera: ma tanto nessuna vale quella che cucinava mia nonna nell’arco di due intere giornate di lavoro fra tavolaccio e forno. Quest’anno la pastiera la consumiamo in casa, annuncia con fierezza da cheffe delle competizioni televisive.

Il figlio è di diverso avviso. L’amico della fidanzata –  coltiva il dubbio del loro effettivo grado di vicinanza, sospetta che la loro sia  un’affettuosa amicizia, come scrivono i rotocalchi dei VIP – ha una dimora in campagna ad appena un centinaio di chilometri dal capoluogo. La comitiva si raduna là, ciascuno porta cibarie e bevande da casa, chi suona la chitarra, chi canta, chi arrotola lo spinello, passiamo pomeriggio e sera in allegrezza, rientriamo a tarda ora a traffico smaltito.

Fondamentale è consultare i siti meteo, i più cliccati in assoluto assieme a quelli hot. Non si capisce il nesso fra il clima e quelle determinate attività: misteri della sociologia della comunicazione. I siti meteo annunciano bel tempo fino a sabato santo: a fine aprile la primavera è avanzata e qualcuno oserà il primo bagno di mare in memoria del vecchio filone a scuola.

Puntualmente domenica il tempo ingrigisce, la temperatura cala. Le previsioni per domani danno un ulteriore peggioramento: vento di burrasca, pioggia, neve al di sopra dei mille metri. E noi che avevamo riposto i cappotti e tirato fuori le ciabatte da spiaggia.

L’intera famiglia  anela alla previsione che dia la speranza d’una schiarita. C’è un che di sadico nell’annunciatrice dall’ammiccante minigonna quando dichiara che domani tutte le simulazioni, persino quella dell’autorevolissima aeronautica militare, danno brutto. Anche nel borgo a cento chilometri dalla città dell’amico della fidanzata.

La città è bella quand’è deserta di traffico e  gente. E’ quanto decreta il padre, flebilmente riecheggiato dalla madre che sperava almeno lunedì di farla franca in cucina. Il figlio è tetragono nella decisione di andare fuori. La fidanzata gli ha dato l’ultimatum: o vieni con me o vado da sola, starò a mio agio, il padrone di casa è un vecchio amico. La molla della  gelosia lo convince a partire, pone nello zaino, per qualsiasi evenienza, la giacca a vento e la crema solare.

In città a passeggio nessuno va. Padre e madre, rimasti soli in casa, trascorrono il lunedì come i giorni precedenti e successivi. La TV rimpiazza la gita fuori porta.

I talk show son sospesi, si concentrano sull’attualità. La Libia e la quarta sponda di felice memoria storica. C’erano Tripolitania e Cirenaica, con capitali rispettivamente Tripoli e Bengasi, ora sia Serraj che Haftar pretendono di riunificare il paese. Non era già unito sotto l’Impero italiano e  sotto il Colonnello? Come è diventato Generale quell’Haftar se all’epoca di Qaddafi nessun ufficiale poteva superarlo di grado?

I due si combattono col pretesto di combattere il terrorismo. In compenso producono centinaia di vittime, migliaia di sfollati, addirittura ottocentomila pronti a imbarcarsi per l’Italia. Ci vorrà un ponte navale degno dello sbarco in Normandia per portarli qui. Per fortuna che i nostri porti sono chiusi, altrimenti dove attracchiamo il gommone quest’estate con la banchina ingombra di barconi.

Lo Sri Lanka è un paese remoto, ci andò una volta il cognato in cerca di esotismo, faceva un caldo umido bestiale peggio che a luglio a Roma. I cristiani cingalesi vanno alla messa pasquale e non escono più dalla chiesa. Un attentatore ne falcia a decine, segue un precetto manifestamente diverso.

Il figlio comunica che stanno intirizziti nella casa di campagna. Il riscaldamento è spento, le pietanze non si possono riscaldare essendo esaurita la bombola del gas, la fidanzata si apparta col vecchio amico. Rimpiange la pastiera di mamma: per favore conservatemi una fetta per domani.

Cosimo Risi

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