‘Ass. Io Salerno’: Tutti al mare a est dell’Irno. Si, ma quanto a est?

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La mamma ci teneva sotto controllo: “Voi siete piccoli e dovete venire al mare come dico io”.

Scarpette forate bianche e blu, calzini bianchi, pantaloncini corti inappuntabili, magliette abbinate e, con un poco di brezza, anche la giacchettina.

In una sacca a rete avevamo gli occhialini col respiratore, la paperella, il secchiello con rastrello e palette. Un po’ più grandicelli, anche il materassino. “Perché per mare non ci sono taverne”, diceva la mamma. Neanche se nuotavamo in 20 centimetri.

La spiaggia era quella del Miramare. Ma poteva essere dovunque, perché il mare era dappertutto.

Oggi, non è più così, purtroppo. E il mare, che ancora esiste, non è facilmente fruibile visto che una buona porzione non è balneabile come una volta.

Per questo, abbiamo molto apprezzato la notizia diffusa nei giorni scorsi sulla restituzione ai cittadini di un tratto di spiaggia, “a est dell’Irno”, vietato a Febbraio e recuperato a seguito di interventi di rimozione delle fonti inquinanti lungo il corso del fiume. E ci è sorta, contestualmente, la curiosità di conoscere la sua posizione visto che nel comunicato non è stata indicata e non siamo riusciti neppure a rintracciare la notizia sul sito dell’Ente. Certamente per nostre carenze tecniche.

Quindi, inesperti della materia, abbiamo pensato di approfondire l’argomento.

E abbiamo appreso, in primo luogo, che l’art. 4 c. 1 lettera a) del Dlgs 116/2008 attribuisce alla Regione il compito di individuare le acque di balneazione entro il primo Marzo di ogni anno e di dichiararne la relativa qualità, con riferimento alla concentrazione di enterococchi intestinali ed escherichia coli, distinguendo tra: eccellenti, buone, sufficienti e scarse (art. 8). Solo le acque scarse sono vietate. Nelle altre è possibile bagnarsi. In quelle buone o sufficienti, stando bene attenti.

La qualità è assegnata confrontando i valori-soglia previsti dalla Legge (tabelle 1 e 2 Dlgs 116/2008) con quelli rilevati dall’Agenzia di Protezione Ambientale, ARPAC, nel corso di prelievi annuali, da Aprile a Settembre, effettuati nell’ultimo anno e nei tre precedenti per un totale di almeno sedici campioni (art. 7).

Ovviamente, la qualità di inizio anno può variare per i risultati delle successive rilevazioni ordinarie e anche in via straordinaria a seguito di fenomeni in grado di alterare la fruibilità del mare (scarichi illeciti, piogge, mareggiate).

L’art. 5 c. 1 lettera a) riserva ai Comuni, poi, il compito di delimitare le spiagge apponendo ed eliminando i divieti a inizio anno o a seguito dei successivi rilievi dell’ARPAC.

Esiste, infine, la ulteriore categoria costituita dalle acque in precedenza vietate e riaperte alla balneazione dopo un minimo di prelievi conseguenti a interventi di disinquinamento (art. 7 c. 4 e 5). Esse sono definite di “nuova classificazione”, e sono prive della qualità in attesa delle almeno 16 verifiche dell’ARPAC. Tutte le “acque nuove” sono balneabili.

Queste, in sintesi, le norme, se abbiamo capito bene. Preghiamo chi è più esperto di correggerci.

Ora, con Decreto n. 98 del 13/03/2019, la Regione Campania ha pubblicato l’elenco iniziale delle acque del nostro litorale per l’anno in corso distinguendole tra “acque di balneazione”, classificate come per legge, e “acque non adibite alla balneazione e permanentemente vietate”.

Ciò posto, letto che l’ordinanza comunale si riferisce alla revoca di un divieto disposto nel mese di Febbraio su un’area alla foce dell’Irno e, quindi, precedentemente qualificata come balneabile, l’unica spiaggia con queste caratteristiche risulta essere quella lunga 478 metri a partire dal Grande Albergo e fino alla Chiesa di Santa Maria ad Martyres. Nella tabella della Regione è qualificata di “nuova classificazione” in attesa, evidentemente, dei previsti prelievi ARPAC. Quindi, era balneabile e tale è ritornata. Salvo errore.

Se, con questo, fosse soddisfatta la curiosità per l’ordinanza sindacale, dobbiamo però dire che ben altre variazioni, forse anche più rilevanti, sono emerse dal confronto tra gli elenchi 2019 e quelli dell’anno precedente (Decreto n. 137 del 13/03/2018). Anche se, di queste, non si è parlato.

Andiamo con ordine:

1 – tra il molo di ponente del Porto e fino a 200 metri a “est dell’Irno”, all’altezza circa del Grande Albergo, è confermato il divieto permanente perché area portuale e di foce fluviale. Ribadiamo sia da escludere che parte di questa area possa essere oggetto della recente ordinanza in quanto con essa è stato revocato un divieto in vigore dallo scorso Febbraio, mentre qui il divieto è storico;

2 – del tratto successivo, di 478 metri, abbiamo parlato più sopra;

3 – a partire dalla Chiesa, per un tratto di 510 metri, la qualità dell’acqua risulta mutata da “sufficiente” a “buona”;

4 – di seguito e fino alla rotatoria dopo Mercatello, all’altezza della Guardia di Finanza, l’acqua è confermata “eccellente”;

5 – da questa rotatoria e fino alla ex colonia San Giuseppe, per una lunghezza in precedenza di 1152 metri ora ridotta a 939metri (-213), è confermato il divieto permanente;

6 – dalla ex colonia San Giuseppe e fino al fiume Fuorni, per una lunghezza in precedenza di 1010 metri ora aumentata a 1223 metri (+213), l’acqua è migliorata da “vietata permanentemente” a “eccellente” per i primi 213 metri e confermata “eccellente” per il resto;

7 – di seguito, per una lunghezza di 330 metri è confermato il divieto permanente per la presenza della foce del fiume Fuorni;

8 – nel tratto finale, fino a via Capitolo S. Matteo, lungo 498 metri, l’acqua è migliorata da “buona” a “eccellente”. Dopo, è confermato il divieto permanente fino a Pontecagnano.

Se questa è la situazione, facendo salvo ogni e qualsiasi errore, per il quale ci scusiamo, ci sembra che queste novità non siano meno importanti, con particolare riferimento alla riduzione a 939 metri, da ex 1152, del tratto di spiaggia a partire dalla rotonda della Guardia di Finanza. In sostanza, sono state recuperate alla balneazione le acque della ex Colonia San Giuseppe, per 213 metri, mentre è rimasto il divieto per quelle prima del porto turistico.

Forse, sarebbe stato opportuno un comunicato alla Città, anche se, ovviamente, il recupero di questa spiaggia non apporta un significativo vantaggio in quanto sottoposta a concessione.

Ciò premesso, noi riteniamo che sfettare il mare, come fosse una torta, per tutelare la salute, sia esercizio di scarso valore pratico, per quanto legittimo. Perché se è vero che, come diceva la mamma, a mare non ci sono taverne, è altresì vero che non ci sono neppure confini. Non è sperabile che i batteri siano disposti a rispettarli munendosi, magari, di un metro. E parliamo solo di escherichia coli ed enterococchi intestinali. Degli altri, così come dei virus, nessuno prende memoria. E, talora, qualcuno ne prende le conseguenze, anche se è tutto secondo legge.

In verità, noi pensiamo non sarà mai possibile “ritrovare” il mare di una volta fino a quando avremo uniche condotte fognarie per acque bianche (pioggia) e nere (liquami) perché, in caso di temporali, gli scarichi spesso superano il “troppo pieno” e tutto defluisce a mare. E’ successo più volte la scorsa estate e già di recente. In questi casi, dove misuriamo i metri prima di tuffarci?

Dividere le fogne sarebbe decisione necessaria, “buona e giusta”. Qualcuno ha calcolato che nella zona orientale costerebbe dagli 8 ai 10milioni di euro.

In una Città nella quale si affrontano opere cospicue di altra natura, forse non sarebbe un errore investire per la salute e la qualità della vita dei cittadini.

Il mare è stato donato dalla natura a tutti. Facciamo in modo che sia un bene per tutti.

Questa Città ha bisogno di amore.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

 

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