Associazione Io Salerno: ‘Salus per aquam’

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“Ma la nostra acqua è buona e fresca. Ci metto dentro la bustina frizzante. Non è necessario comprare la spuma Montestella e neppure la gassosa”.

La mamma non ci offriva molte scelte, d’estate.

Comunque, l’acqua di casa era veramente buona. Era quella della condotta di Acerno. D’inverno, era gelida. D’estate, bastava farla “scorrere” un poco per riceverla fresca. Ma non aveva sapore. Con la bustina, però, era tutta un frizzo e ci piacevano le bollicine che scoppiavano in bocca.

Fu proprio in un caldo pomeriggio d’estate che assaggiammo, per la prima volta, un’acqua “bianca e molto saporita” che la vicina di casa ci offrì nel corso di una delle rituali “visite di pianerottolo” con la mamma. Lei era contraria alle bustine: “sono polveri pericolose per lo stomaco”. E raccontò che quell’acqua la prendeva a Fratte, spiegando il dove, il come e il quando.

Così, divenne una abitudine, per la famiglia, mettere i bottiglioni vuoti, con il tappa-bottiglie, in due cassette di legno, caricare il tutto nel bagagliaio della giardinetta e andare alla vicina frazione, luogo allora grigio e fumoso, presso la “VitoloGatti”. Ci piaceva, quell’acqua. Era stuzzicante. Ed era “a gratis”, o quasi.

Durò alcuni anni, fino a quando notizie in giro su una possibile “contaminazione”, a causa del soprastante camposanto, non rallentò la frequenza. Ma la colpa fu anche delle nuove bollicine immesse sul mercato a poco prezzo. Acqua “da fuori” che prese il sopravvento.

Purtroppo, come sappiamo, la fonte oggi è inattiva. Ma non si è prosciugata. E neppure le tante altre presenti in Città.

In effetti, il nostro territorio abbonda di acque sotterranee grazie alla sua posizione ai piedi di importanti rilievi montuosi. Le manifestazioni sorgentizie sono alimentate da acque meteoriche che, correndo in basso lungo circuiti profondi, vengono a contatto con rocce dolomitiche, ricche di bicarbonato di calcio e magnesio, e si caricano di sali e di fluidi gassosi endogeni (in prevalenza anidride carbonica) che conferiscono la tipica effervescenza.

La presenza di questi gas e gli elevati carichi idraulici facilitano la risalita naturale delle acque attraverso fratture presenti nelle rocce e la loro fuoriuscita da sorgenti e pozzi artesiani senza necessità di pompe di sollevamento. Zampillano, semplicemente.

Nella zona di Fratte, gli affioramenti sono evidenti lungo il basso corso dell’Irno e del suo affluente, il rio Grancano, e hanno come loro ovvio recapito il fiume stesso.

In quell’area, a parte le sorgenti “Irno” e “VitoloGatti”, era famosa anche l’acqua che alimentava le cosiddette “Terme Campione”, ubicate ove ora è stata realizzata la Lungoirno con il parco Pinocchio.

La sua composizione chimica, ricca di svariati sali (residuo secco pari a circa 1,5 g/litro) ed equiparabile alle più famose sorgenti minerali di Vichy, in Francia, le consentì di acquisire per ben due volte, nel 1901 e nel 1906, la medaglia d’oro nell’ “Esposizione Universale delle Acque” di Parigi.

Grazie alla elevata mineralizzazione, confermata dalla formazione di incrostazioni e di un naturale deposito biancastro lungo il perimetro delle bottiglie di vetro, essa era utilizzata anche per bagni termali, previo riscaldamento, senza necessità di trattamenti di depurazione per l’assenza di elementi inquinanti, impediti dalla profondità dei circuiti di ricarica, per il grado elevato di “artesianesimo” e per la presenza, in superficie, di uno strato di terreno non permeabile.

La sorgente che alimentava le “Terme” risale a tempi immemori. Già gli Etruschi la utilizzavano e di essa vi è menzione in periodi più recenti quando, in zona, esistevano due monasteri. Fu all’inizio dell’800 che essa acquisì riconoscimenti medici ufficiali sulla idoneità a curare disturbi interni e molte malattie della pelle. Fu la famiglia Caruso, proprietaria a quel tempo, ad avviarne l’imbottigliamento e l’utilizzo nello stabilimento realizzato sulle alture prossime al fiume Irno e formato da una palazzina, vasche per l’immersione e cabine in muratura.

Acquistato dalla famiglia Campione ai primi del ‘900, l’impianto fu poi oggetto di un sostanzioso ampliamento con la realizzazione di un giardino esotico nel quale una grande ruota a pale, sfruttando il passaggio dell’acqua, azionava le pompe per la sua distribuzione nelle vasche.

Oggi, le scelte urbanistiche, la realizzazione della Lungoirno e le nuove edificazioni hanno portato alla scomparsa di ogni ricordo. E anche del nome, sebbene, a nostro parere, sarebbe stato giusto assegnare ai giardini la denominazione delle vecchie “Terme” a futura memoria di “ciò che fu”.

Taluno lo fa. Forse per coprire l’imbarazzo di dover riconoscere che è stata privilegiata la scelta di far dimenticare, non di far ricordare.

L’acqua, però, non dimentica. E, nonostante i “muraglioni” e le “impermeabilizzazioni”, continua a defluire verso il fiume, sgorgando di qua e di là intorno ai fabbricati. Del resto, l’odore di uova marce, tipico delle presenze sulfuree, è ben avvertito in zona.

Né potrebbe essere altrimenti, poiché indagini eseguite solo qualche anno addietro, hanno rilevato la presenza di abbondanti acque bicarbonate e solforose ad una minima profondità. Secondo gli esperti, sarebbero utilissime per terapie respiratorie e dei dolori reumatici, in abbinamento con centri di fisioterapia.

Ma le acque sotterranee non sono solo lì.

Tra le tante presenti in Città, ci appare doveroso ricordare la sorgente nell’area degli scavi Etruschi di Fratte e quella nei pressi del Fiume Fusandola, già usata dagli antichi che la raggiungevano uscendo dalla “Porta Nocerina” detta anche “dell’Annunziata”.

Quest’ultima sorgente, oggi, sembra scomparsa, sotterrata dalla mano dell’uomo. In realtà, non è vinta. Al punto che emerge, talora, zampillando intorno al tombamento della spiaggia e del mare.

A pensar bene, la natura è stata “estremamente benigna” con la nostra Comunità, avendo dotato il territorio di un “patrimonio comune” di grandi ricchezze meritevole di essere gestito con equità e giustizia nell’interesse di tutti.

E le acque minerali sono un dono che poteva essere veramente una risorsa per tutti.

Eppure, forse è ancora possibile che diventi tale.

Basterebbe scavare qualche pozzo e trasformare il complesso noto come “Teatro Ghirelli” in un piccolo ma qualificato centro termale, con ogni corredo consentito.

L’abbinamento e il collegamento con il vicino parco ex Salid, il laghetto di Brignano e Colle Bellaria, darebbe vita, poi, ad un comprensorio verde polifunzionale, di salute e vita, anche in funzione di eccellente attrattore turistico.

Noi pensiamo sia stata una scelta “improvvida” quella di non utilizzare, a “beneficio di tutti”, le acque minerali che la natura ha messo a “disposizione di tutti”, e che sia definibile addirittura “sciagurata” quella di tombarle. E’ un nostro pensiero, ovviamente. E ci spiace che in una Comunità gestita da maggioranze democraticamente elette non siano emerse, in quelle maggioranze, sensibilità e progettualità per lo sfruttamento di una risorsa unica e irripetibile in strutture idonee a creare occupazione e ad alimentare un circuito di cultura, di benessere e di svago a servizio di flussi turistici che durino più di mezza giornata.

E, così, accontentiamoci di vendere cuoppi e pizze fritte e non lamentiamoci se, nel 2017, sono arrivate 243.378 persone, di cui 59.674 in luglio/agosto e 16.586 in novembre/dicembre (fonte: EPT ultimi disponibili).

Ma, soprattutto, non vantiamoci di attirarne milioni. Senza proposte valide, non arriveranno mai.

Per “dare lavoro” ai nostri giovani, sono necessari investimenti che “creano lavoro”. Non rendite.

Questa Città ha bisogno di amore.

e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com

pagina fb: Associazione io Salerno

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3 COMMENTI

  1. Questo articolo è quantomai utilissimo per portare all’attenzione pubblica lo scempio che l’amministrazione comunale ha fatto a vantaggio della peggiore cementificazione pari a quelle avvenute negli anni sessanta e settanta. I tecnici sicuramente per tutte quelle costruzioni realizzate a ridosso delle terme avranno sondato e certificato la fattibilità, ma io personalmente con una sorgente d’acqua sotto il palazzo, che potrebbe minarne le fondamenta, non starei tranquillo.
    Comunque si può tentare un recupero, seppur parziale, delle antiche terme.

  2. Effettivamente l’acqua 50 anni fa affiorava in tanti punti della nostra Città: Canalone, Via M. del Monte, Via Ligea, dalle rocce ove attualmente è l’imbocco delle gallerie, Fratte. Tutte senza eccezioni cancellate dalle opere successive. Le acque delle terme Campione, di cui si sta parlando, tappate dalle fondazioni dei palazzi sorti sulla Lungoirno, spesso riaffiorano nei box interrati di questi palazzi, provvisti appunto di pompe di drenaggio. Come sempre la natura viene sottomessa agli interessi poco nobili dell’uomo.

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