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I nuovi esami che non finiscono mai! (di Gilda Ricci)

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Studenti e  docenti, come cavie sperimentali,  si sono prestati anche in questa calda estate ad una  novità, quella  degli Esami di Stato 2019.

Dopo il taglio delle ore  di Alternanza  Scuola  Lavoro,  modificata nella dicitura di chi ama  sigle ed acrostici PCTO ( Percorso per le  Competenze Trasversali per l’Orientamento), eliminata la terza prova del test a risposta  aperta o/e  chiusa, come da Decreto del precedente Governo, il nuovo che avanza ha deciso di modificare la prima  prova di Italiano e il colloquio orale, non previsto dalla normativa   vigente.

E certo, che  “nuovo”Governo è, se non  Riforma la scuola italiana, la più riformata  con decreti e direttive dell’ultimo secolo?

Soprattutto  sul 90esimo,  ai rigori  con i supplementari in corsa,  in una partita  fino all’ultimo respiro, dove  si rincorre la palla delle  novità ad horas, tutti sono andati in affanno,  candidati e commissari d’Esame, docenti e dirigenti, che  fino a maggio non sapevano come regolarsi per  predisporre  documenti e buste  per il colloquio orale, dove protagonista assoluta è stata la  casualità e non certo  la competenza e la conoscenza dello studio.

Ma come in una magnifica orchestra jazz, l’improvisation ha reso armonico comunque il tutto,  sempre grazie  alla professionalità dei docenti e dei presidenti, all’impegno  dei ragazzi, che nonostante ciò volevano dimostrare,  con dignità,  che studiare  è utile a prescindere.

Volti sconvolti chiaramente sia di fronte alle tracce dei compiti d’italiano, nelle quali lo sfondo integratore era sempre la storia, ma  quella di anni mai studiati, né conosciuti dagli studenti, troppo giovani per  quella memoria giornalistica e non scolastica, troppo fermi al primo novecento per conoscere così nel dettaglio fatti e conseguenze del dopoguerra.

Eppure  si sono impegnati tutti per non restare inermi anche davanti a quelle tre buste da quiz televisivo, che rappresentavano uno spunto  trasversale, interdisciplinare, argomentativo  che solo una mente  allenata e  onnisciente può affrontare.

Volti perplessi ma dignitosi, sguardi persi  che  tra una lacrima e un sorriso iniziano a parlare sottovoce e poi man mano a prendere  fiato e a correre per fare goal o almeno conquistare  un pareggio tra il sapere di non sapere, tra  il nozionismo di gentiliana scuola  tutta italiana.

Le linee  guida,  che non sono più programmi nella secondaria di secondo grado, privilegiano pur sempre i contenuti senza i quali le competenze  sono favole d’altri tempi.

Pianti, rabbia,  poca soddisfazione solo per chi ha una mente con mappe concettuali stampate nell’emisfero destro e sinistro,  in circuito  di neuroni sempre accesi. Disperazione per chi resta tra  gli ultimi per sempre.

A cosa serve modificare un  Esame di Stato, se poi  mischiando le tecniche di carte obsolete,  non si riesce a  valorizzare  né competenze, né conoscenze degli studenti?

Tra l’imbarazzo generale delle  Commissioni d’esame, alle quali in  migliaia hanno rinunciato  questa  volta,  resta l’amarezza di un’occasione perduta, di un esame importante  che ha segnato la vita di molti di noi, che   quel giorno decise cosa  fare da grande,  in base ad una scelta dettata dalla consapevolezza del sapere.

Oggi,  in quella che Bauman definisce “ società liquida”,  studenti e docenti sono rimasti pervasi dall’ inafferabile, fluido, per nulla solido Esame,   che non potrà certo  magicamente trasformarsi in solidità del futuro,  ma solo nell’aereo gassoso, nebulizzato e  confuso  pensiero del come, quando e perché!

Gilda Ricci

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