Baby calciatori: costretto a pagare il pizzo per svincolare il figlio

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Tremilacinquecento euro per “liberare” il proprio figlio di 14 anni e permettergli di cambiare società calcistica. Una vera e propria richiesta di pizzo accaduta a Salerno e raccontata dal quotidiano La Città.

Nell’articolo a firma di Alfredo Boccia si fa riferimento ad un caso specifico destinato a far discutere: una famiglia, per permettere al proprio figlio di continuare a coltivare la passione per il gioco del calcio è stata costretta a tirare fuori del denaro per ottenere lo svincolo dal club di appartenenza.

Inutili i tentativi messi in campo dai genitori del calciatore, ma altrettanto si è verificato in tanti altri casi, di eludere la richiesta di danaro per un trasferimento dovuto, tra l’altro, al cambio di città dell’intera famiglia e non alla volontà di inseguire il sogno di favorire altrove l’ascesa.

Una volta ottenuto quanto richiesto, ossia la somma di 3.500 euro, in cambio il legale rappresentante della scuola calcio per cui il baby calciatore era tesserato ha apposto la firma per la liberatoria sui moduli della Federcalcio permettendo al giovane di poter essere cartellinato da un’altra società.

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4 COMMENTI

  1. Bravo Boccia!!!!
    Ma ti mancano le bocce!!!!
    Manca il nome della società e quindi il tuo articolo non serve.
    Sono anni che si conoscono queste abitudini.
    Tu mo vieni!!!!
    E dite ai genitori di denunciare il fatto alle autorità competenti piuttosto che dare la notizia ai giornalisti.
    Fuori le bocceeee!!!

  2. Se c’è un contratto e si viene meno è normale che per svincolarsi si debba pagare!!!
    Guardate veramente non sapete cosa scrivere più!!

  3. Caro Francesco, il discorso è più complesso di quanto tu dica.
    Il genitore, a digiuno di normative federali e senza alcuna informazione sui vincoli sportivi, appone la propria firma sul cartellino del figlio minorenne, vincolandolo a vita. Inoltre paga, giustamente, la retta mensile per lo sport praticato dal figlio. Nel momento in cui il figlio vuole andare a giocare altrove la società (la maggior parte ma non tutte) lo blocca, liberandolo solo dietro pagamento di un corrispettivo/ricatto (ammontare che varia arbitrariamente dalla bravura del ragazzo/a e dalle possibilità dei genitore).
    Credo che le Federazioni all’atto della firma del genitore sul cartellino debbano procedere a far firmare obbligatoriamente anche un modulo che spieghi chiaramente il vincolo sportivo a cui si va incontro (consenso informato) ed in tal modo il genitore possa rendersi conto e scegliere se firmare con una società sportiva. Inoltre le Federazioni dovrebbero infine stabilire dei parametri per lo svincolo di questi atleti minorenni. Questo è un discorso utopistico in quanto le Federazioni sono costituite dalle società sportive e quindi non hanno alcun interesse ad eliminare questa forma di mercanteggio/ricatto di bassa lega a spese di ragazzi che vogliono soltanto praticare dello sport.

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