Ventidue fumatori di sigarette elettroniche ricoverati in ospedale

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Dodici casi nel Wisconsin, sei nell’Illinois e quattro nel Minnesota, per un totale di 22: è questo l’ultimo bilancio, che potrebbe essere ancora da aggiornare, sul numero di ricoveri ospedalieri per difficoltà respiratorie (talvolta anche gravissime) registrati negli Stati Uniti nelle ultime settimane, tutti collegati a una stessa sintomatologia. Una piccola epidemiasulle cui cause restano ancora moltissimi punti da chiarire, con l’unico forte indizio che tutti i pazienti sono accomunati dall’essere fumatori di sigarette elettroniche, riconosciute anche dai diretti interessati come la causa – per qualche ragione – della comparsa dei sintomi.

In tutto il Midwest statunitense la notizia sta suscitando scalpore anche perché molti dei ricoverati sono giovani o giovanissimi, soprattutto teenager. In questa fascia d’età, infatti, lo svapo è assolutamente sconsigliato (così come il fumo di sigaretta) per via dello sviluppo polmonare ancora in corso.

I sintomi e il quadro clinico
Come ha raccontato Nbc News, che per primo si è occupato dell’argomento, i problemi riscontrati al momento dell’accesso all’ospedale sono stati tosse, fiato corto e affanno, con un quadro sintomatico che aveva indotto i medici a pensare – almeno in un primo momento – a un qualche tipo di grave infezione respiratoria come, per esempio, una polmonite.

Tuttavia, i pazienti non hanno affatto risposto ai trattamenti, ma anzi con il passare del tempo si è assistito a un peggioramento della situazione clinica, tanto che in alcuni casi è stato necessaria l’intubazione e il ricovero in terapia intensiva, e almeno per una delle persone è stato indotto il coma farmacologico. Fortunatamente, tutti i casi di cui si è a conoscenza paiono essere stati stabilizzati, con un lento ma progressivo recupero delle funzionalità respiratorie.

I tanti punti incerti sulle cause
Purtroppo in tutta questa storia manca ancora la pistola fumante, una causa certa e univoca che oggettivamente colleghi tutti i casi registrati. Da quanto è emerso per il momento, infatti, la casistica è estremamente varia, non solo per ragioni geografiche, e quindi sembra molto improbabile che la colpa possa essere attribuita a un singolo prodotto o a una specifica marca.

Alcuni dei pazienti hanno riferito di aver inserito nella sigaretta elettronica solo nicotina, mentre altri hanno aggiunto anche il delta-9-tetraidrocannabinolo (thc), ossia il principio attivo della cannabis. Una parte dei ricoverati ha detto di aver acquistato le ricariche in negozi autorizzati, ma non mancano i casi di prodotti acquistati “per strada” (sui quali dunque non c’è certezza se si tratti di ricariche fatte in casa o meno) e addirittura per almeno una persona il consumo si è limitato a una marca ancora in circolazione sotto forma di avanzi di magazzino, la Dank Vapes, ma la cui produzione è cessata da anni. Infine, in una parte dei casi è stato riferito un recente cambio di abitudini, mentre in altri il consumo pare sia rimasto invariato negli ultimi mesi.

Vista l’estrema varietà di casi presentati, i medici hanno riferito che è difficile pensare che si possa trovare qualcosa di macroscopico e banale che accomuni tutti i pazienti, ma resta forte il sospetto che questa ventina di casi possa rappresentare qualcosa di più di una semplice coincidenza. L’attenzione, dunque, si è spostata su aspetti di dettaglio, come, per esempio, l’uso di specifici oli, oppure solventi, e sull’analisi delle abitudini di consumo.

Inoltre, dato che la Food and Drug Administration statunitense (la Fda) non obbliga i produttori a indicare la totalità degli ingredienti in etichetta, resta aperta l’ipotesi che a scatenare le crisi respiratorie possa essere qualche ingrediente nascosto, che in alcuni soggetti determina gravi effetti collaterali. Per questo motivo, un gruppo di scienziati ha iniziato a raccogliere e catalogare i prodotti specifici utilizzati dai pazienti ricoverati, con l’obiettivo di analizzarli e identificare la lista completa degli ingredienti.

Il precedente e le prossime mosse
Oltre alle tracce di metalli pensanti e alle particelle tossiche di vario genere, su cui ci si continuerà a concentrare, c’è un precedente di poche settimane fa che fornisce un ulteriore spunto di approfondimento. Secondo uno studio condotto all’università di Yale, infatti, in alcuni liquidi per sigarette elettroniche sono stati identificati degli acetali, che una volta inalati possono causare irritazioni proprio a livello polmonare. Ovviamente per queste sostanze non risultava alcuna indicazione in etichetta.

Mentre negli Stati Uniti si stanno moltiplicando le richieste per una più rigida vigilanza sulla composizione dei liquidi da inalare, il dipartimento di salute pubblica del Wisconsin si sta già coordinando con il Centro per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc) per avviare un’indagine trasversale a tutti gli Stati coinvolti.

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1 COMMENTO

  1. Credo che un titolone del genere creii confusione e panico a chi ha usato e sta tuttora usando i vaporizzatori come deterrente al tabagismo tra l’altro con ottimi risultati e migliorie cardiovascolari …e nemmeno con il binocolo vede l’ospedale…Leggi l’articolo e poi scopri che i soggetti , neanche salernitani né tantomeno campani..ma di Oltreoceano , hanno fatto uso di sola nicotina e THC a chissà quale gradazione. Confondere e fondere le due categorie non vi fa certo onore. Io vi consiglio vivamente di scrivere di calcio e incidenti..lasciate queste tematiche sensibili a chi ha più esperienza e conoscenza del settore (esistono testate giornalistiche dedicate e non pilotate) e non alla prima “penna” che capita. Saluti

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