Reddito di Cittadinanza: ecco cosa succede da settembre

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Da lunedì 2 settembre partiranno le convocazioni dei beneficiari del reddito di cittadinanza per la firma del patto per il lavoro: dovrà essere accettata almeno una delle tre offerte di lavoro che verranno proposte. Comincia così la fase due della riforma, quella che prevede “l’accompagnamento” al lavoro dei percettori del sussidio, con l’aiuto dei navigator. Lo scrive Today.it

E se la figura di questi ultimi – assunti per 24 mesi con un co.co.co – non corre rischi con la crisi di governo, essendo il reddito di cittadinanza ormai legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale, il timore maggiore è quello delle regioni italiane per la gestione di tutti gli aventi diritto che arriveranno nei centri per l’impiego. Si temono disagi e ritardi ulteriori, perché non tutti gli ostacoli sono superati per la piena operatività del reddito di cittadinanza.

In sostanza, nei primi giorni di settembre i beneficiari del reddito di cittadinanza sono chiamati a firmare il cosiddetto patto per il lavoro, con cui si impegnano a seguire un percorso mirato a far ottenere loro un nuovo impiego.

Questo iter sarebbe dovuto partire già diversi mesi fa, poiché le prime convocazioni dai centri per l’impiego sarebbero dovute arrivare ai beneficiari nei trenta giorni successivi al ricevimento del reddito: così però non è stato.

Come è noto, la mediazione tra domanda e offerta di lavoro sarà gestita dai navigator, figure che dovranno guidare il percettore del reddito di cittadinanza nella ricerca di un lavoro. I ritardi si sono accumulati proprio a causa dei tempi lunghi del concorso pubblico: i navigator hanno preso servizio solo a luglio.

Senza contare che rimane irrisolto il nodo della regione Campania, che non ha firmato la convenzione con Anpal Servizi sostenendo che l’agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro debba prima stabilizzare tutti i precari che ha al suo interno e poi tutti quelli selezionati per fare i navigator. E così alcuni vincitori del concorso vogliono iniziare lo sciopero della fame

Reddito di cittadinanza, chi sarà convocato nei primi giorni di settembre e perché
Ma torniamo al punto di partenza: le convocazioni a settembre dei percettori del reddito per costruire il percorso per la ricerca di un’occupazione. Come detto, si firma il patto per il lavoro e, se non si accetteranno le offerte che verranno fatte nel corso dei prossimi mesi, si rischia di perdere il beneficio.

E’ questo lo snodo più delicato del meccanismo del reddito di cittadinanza. Tutte le regioni si sono impegnate ad avviare le convocazioni dei percettori a partire dal mese di settembre.

L’invito non riguarderà solo l’intestatario del reddito, ma tutti i maggiorenni della famiglia non occupati o che non frequentano un regolare corso di studi. Saranno invece esclusi i beneficiari delle pensioni di cittadinanza o gli over 65, nonché i disabili (per i quali può esserci però un’adesione volontaria finalizzata alla ricerca del lavoro). Esonerati sono anche i componenti della famiglia con impegno di cura per bambini sotto i tre anni o per persone non autosufficienti.

Il patto per il lavoro servirà ad identificare le competenze e prevede che debba essere accettata almeno una delle tre offerte di lavoro congrue che verranno avanzate. La “coerenza” segue tre principi: la coerenza tra l’offerta di lavoro e le competenze, la distanza dal domicilio, la durata dello stato di disoccupazione.

Così nei primi dodici mesi di fruizione del reddito di cittadinanza sarà congrua la prima offerta se entro 100 chilometri di distanza dalla residenza (o comunque raggiungibile con un massimo di 100 minuti con i mezzi pubblici). La seconda, invece, entro i 250 chilometri e la terza sull’intero territorio italiano.

Dopo dodici mesi anche per la prima offerta la congruità è riconosciuta se si è entro i 250 chilometri. Non per tutti, comunque, sarà obbligatorio il patto per il lavoro. Per alcuni nuclei familiari, in particolari situazioni di disagio bisognoso di aiuti, è possibile attivare il patto per l’inclusione sociale, passando attraverso i servizi dei comuni competenti per il contrasto alla povertà. In questo caso il percorso è diverso ma spesso era già attivato per ottenere il reddito di inclusione (REI), lo strumento utilizzato prima del reddito di cittadinanza per dare un supporto alle famiglie più povere.

Fonte Today.it

 

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2 COMMENTI

  1. Sciopero della fame duro, ininterrotto e senza tentennamenti fino alla conclusione della vicenda.

  2. E adesso viene il bello perchè scopriremo tutta la realtà mistificata del m5s. Voglio vedere 1) quali sono questi lavori disponibili e 2) chi si prende il reddito di cittadinanza se avrà voglia di spostarsi per lavorare.

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