Carcere Salerno: telefonini in indumenti intimi, nei guai donna

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Voleva consegnare al figlio, detenuto a Fuorni, ben 3 smartphone e 2 cavetti usb. E, per passare i controlli, aveva nascosto tutto tra la propria biancheria intima. Un modus operandi che, presumibilmente, altre volte aveva dato i suoi frutti. Non stavolta, però, in quanto il piano della donna è andato in fumo grazie all’intervento degli agenti della polizia penitenziaria, che hanno rinvenuto e sequestrato le apparecchiature elettroniche vietate. Che, molto probabilmente, sarebbero state oggetto di “scambio” all’interno della struttura penitenziaria, dove, come nel resto delle carceri italiane, è fiorente il mercato di cellulari e droga. Un business in mano alla criminalità organizzata, anche nel carcere salernitano, dove è possibile “acquistare” da altri detenuti telefoni cellulari e droga.
La donna, come aveva fatto altre volte, si era presentata ai colloqui per vedere il figlio, originario di Battipaglia. Questa volta, però, ad aiutare gli agenti è stata la tecnologia e, precisamente, il nuovo metal detector di ultima generazione “Manta Rey”, in grado di segnalare la presenza di circuiti elettronici e telefonini.
L’apparecchiatura ha fatto scattare l’allarme e, così, si sono partiti i controlli che hanno evidenziato come la signora nascondesse, nella biancheria intima, un involucro con all’interno i tre cellulari completi di batteria e due cavi usb.
«Siamo soddisfatti per il lavoro svolto dal personale di polizia penitenziaria in servizio presso l’Unità operativa Colloqui – evidenzia Emilio Fattorello, segretario nazionale del Sappe – che con grande professionalità e zelo ha rinvenuto e sequestrato gli oggetti non consentiti». Fattorello elogia il gran lavoro di tutti gli agenti di polizia penitenziaria in servizio presso la Casa circondariale di Fuorni che, da tempo, devono fare i conti con gravi carenze d’organico e la pochezza di mezzi a disposizione. «Nonostante le mille difficoltà – sottolinea il sindacalista – il personale del carcere salernitano riesce, anche sotto organico e con carenza di mezzi, a garantire la legalità e l’ordine nell’Istituto». E infine lancia l’allarme: «Il numero dei telefoni rinvenuti, che dovevano essere consegnati al figlio ristretto fa comprendere pienamente che ormai gli Istituti penitenziari siano diventati veri e propri call-center».

Fonte cittàdisalerno.it

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