Varato il governo Conte. E la nave va? (di Tony Ardito)

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Pur se non pienamente soddisfacente, almeno rispetto ai proclami, il secondo governo presieduto da Giuseppe Conte e composto da una maggioranza M5S-PD-LeU, è salpato. Il 5 settembre, ha giurato nelle mani del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Certo, elementi di novità e significativi segnali di discontinuità, a fronte delle posizioni assunte sino a ieri dall’Italia, anzitutto nei confronti dell’Europa, ve ne sono e come. I mercati e non solo li hanno colti e subito apprezzati ed incoraggiati.

La questione di natura strettamente politica, probabilmente più attinente ad equilibri interni ai cinquestelle che al rapporto del Movimento con gli alleati del PD, e relativa al ruolo che avrebbe dovuto ricoprire Luigi Di Maio nel neonato Esecutivo, avrebbe potuto trovare una soluzione diversa. Al netto della pioggia di critiche, della ironia social e senza nulla togliere al leader dei pentastellati, essere al vertice della Farnesina potrebbe risultargli cimento assai impervio, per il quale le importanti esperienze maturate potrebbero non essere bastevoli.

Quello degli Affari Esteri è un dicastero centrale per il posizionamento, il prestigio e la credibilità internazionali del Paese. Non a caso, al di là degli accordi di palazzo, il neonato governo ha alzato l’asticella e designato Paolo Gentiloni Silveri – già apprezzato capo della Farnesina e immediato predecessore del premier Conte – quale nostro rappresentante in seno alla Commissione Europea e senz’altro destinato a ricoprire un ruolo di rilievo.

Riflettori particolarmente puntati, fra gli altri, pure sul neo ministro dell’Economia, l’europarlamentare Dem, Roberto Gualtieri; su quello della Salute, Roberto Speranza, in quota LeU; sul ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, del M5S; nonché sulla numero uno del Viminale, Luciana Lamorgese, superprefetto e successore di Matteo Salvini. Lega, Fratelli d’Italia e Foza Italia, benché con accenti diversi, mostrano disappunto verso l’intesa giallo-rossa e ribadiscono la ferma intenzione di svolgere una opposizione intransigente.

Nei mesi passati, ci siamo lasciati un po’ sopraffare da un eccesso di emotività indotta e rivolto quasi esclusiva attenzione ai temi della Sicurezza e Immigrazione. Tuttavia, da quanto è emerso nei giorni scorsi, abbiamo acquisito maggiore coscienza e realizzato che non dovrebbero essere i soli argomenti a preoccupare. Seri, e forse superiori, rischi potrebbero essere innescati, persino sulla tenuta sociale complessiva, dalle emergenze Economia e Lavoro.

La traccia della contesa aperta dal capitano nei confronti di Bruxelles, potrebbe tornare addirittura utile nello stabilire migliori equilibri e serenità nella ritrovata interlocuzione fra Roma e le istituzioni europee. Ma ora non è il tempo degli scontri a prescindere, dei perimetri da rimarcare e del facciamo da noi; è quello del dialogo, della collaborazione e della interazione, tra popoli e Stati.

Tony Ardito

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