Reddito di Cittadinanza: GdF in campo per stanare i furbetti

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Sono in corso controlli serrati da parte della GdF per stanare i cosiddetti furbetti del Reddito di Cittadinanza.  Dai lavoratori in nero o pagati con somme fuori busta ai venditori abusivi, da chi affitta le case in evasione d’imposta a chi ha ottenuto il reddito di cittadinanza ma non rinuncia a giocare cifre importanti, di cui non sia nota la fonte, magari anche in punti clandestini di raccolta scommesse.

E ancora, dagli immigrati che trasferiscono nel Paese di origine somme non compatibili con i redditi dichiarati a chi viene trovato con auto incompatibili con la misura di sostegno. È vasta la casistica presa in esame dal documento della Gdf, di cui il Sole 24 ha anticipato oggi alcuni contenuti. E comprende anche le conseguenze cui si espongono coloro che forniscono informazioni anagrafiche false, simulando la più conveniente composizione del nucleo familiare, per massimizzare, indebitamente, un vantaggio altrimenti non spettante.

Il contrasto a chi percepisce indebitamente il reddito di cittadinanza, rileva il Comando generale, impone un’azione di servizio multidisciplinare, volta a valorizzare le capacità operative delle varie componenti d’intervento del Corpo, non soltanto nell’ambito del comparto della tutela delle uscite, ma anche in quello della tutela delle entrate e nel contesto dell’azione di controllo economico del territorio.

Per questo sono stati messi a sistema tutti gli elementi raccolti nel corso degli interventi svolti nelle attività di contrasto al sommerso da lavoro o d’azienda, di controllo delle merci e delle persone, nell’attuazione dei dispositivi permanenti di contrasto ai traffici illeciti, alla contraffazione e all’abusivismo commerciale organizzato, nonché quelli acquisiti dai Reparti della componente aeronavale.

Lo scopo, indica ancora la Gdf, è «tutelare la fiducia che i cittadini onesti devono poter nutrire nella corretta destinazione delle ingenti risorse che il Paese, non senza sacrifici, destina agli aiuti economici e ai servizi sociali
riservati a chi si trovi in una reale condizione economica e sociale di svantaggio».

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