Ass. ‘Io Salerno’, il commercio in città: è arrivato l’arrotino!

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Il centro storico, a quel tempo, era scuro, malandato, sbrecciato, anche molto sporco. Ma era il cuore commerciale della Città, con un brulicare di persone tra vetrine più o meno luccicanti. Almeno fino a sera.

Oggi, quella vitalità non c’è più. E, forse, neppure la fiducia. E’ solo migliorata la qualità degli immobili per interventi di recupero che sono rimasti, però, colpevolmente incompiuti.

Purtroppo, una evidente smagliatura del tessuto commerciale ne sta decretando il progressivo declino accrescendo una sensazione di abbandono a mano a mano che ci si addentra nei vicoli e negli slarghi. A via Botteghelle e a via Masuccio (dei ‘cas-cavall’), i negozi aperti si possono ormai contare sulle dita di una mano.

Ma il fenomeno è diffuso. Non c’è quartiere che sia privo di vetrine smunte e cartelli di locazione a prova dello ‘spopolamento’ in atto delle attività commerciali.

Non è necessario elencare le cause. Le conosciamo tutte: dalla crisi dei consumi alla realizzazione di Centri Commerciali sovradimensionati, dalla trasformazione dell’area industriale in commerciale alla crescita esponenziale degli acquisti sul web.

Appare necessario, invece, individuare le soluzioni, poiché le dimensioni del problema sono tali da alimentare serie preoccupazioni sulle prospettive della Città.

Nei giorni scorsi, sono state formulate due ultime proposte per il centro, peraltro nettamente contrastanti: da una parte, è stata chiesta maggiore possibilità di accesso per le auto, con l’aumento degli stalli e, perfino, con l’occupazione di una parte del lungomare, dall’altra, è stata chiesta minore possibilità di accesso per le auto, con un significativo ampliamento dell’area pedonale dal Corso alla villa Comunale.

A nostro parere, entrambe le proposte sono inefficaci. Spieghiamo il perché.

Da anni, ormai, il settore commerciale si è ‘infilato’  in un circolo perverso divenendo ‘causa ed effetto’ della fase di stanchezza che oggi pervade la Città comprimendo passioni, vitalità ed entusiasmi

Così, in un contesto di crescenti difficoltà, si sono concretizzate due sostanziali modifiche che hanno coinvolto l’aspetto strutturale e quello comportamentale.

In primo luogo, le attività più sensibili, quelle storiche della qualità, della tradizione, dell’arte e della cultura, hanno gettato la spugna e sono state sostituite da negozi ‘fotocopia’ di ‘abiti e lustrini’, da gelaterie e bar, da locali per cuoppi e fritti, fino ad arrivare alle panetterie e alle paninoteche. Di recente, una di queste è stata festeggiata quale simbolo della rinascita della Città. Certo. Nella nuova veste di parco-giochi.

In un monotono e grigio scenario quotidiano, abbiamo perso le nostre peculiarità, le nostre individualità, le nostre capacità, le nostre fantasie. Siamo senza anima, senza identità e senza immagine.

In secondo luogo, sono cambiate le modalità di acquisto da parte dei consumatori con il consolidamento di un forte orientamento verso scelte ‘ragionate’, basate sul confronto immediato tra articoli, qualità e prezzi. Oggi, nella maggior parte dei casi, non si acquista per istinto del momento, ma solo per comparazione, per convinzione e per convenienza.

Di fatto, il commercio muore non perché la gente abbia smesso di acquistare, ma semplicemente perché ha smesso di acquistare in Città e ha ricercato altrove la sua soddisfazione. I Centri Commerciali, anzitutto, ma anche Cava, con i suoi negozi storici, o Battipaglia, sono divenute le mete di riferimento per molti.

Se questa è la verità, come pensiamo sia, nuovi posti auto o, all’opposto, una più ampia area pedonale, non sono soluzioni, neppure palliative, perché ‘agevolare il passeggio non significa invogliare all’acquisto’. A meno che il discorso non sia ristretto alle sole attività di intrattenimento e ristorazione.

Non lo diciamo noi. Studiosi di economia e tecnici concordano nel ritenere che, per la ripresa del commercio urbano, siano necessari provvedimenti strutturati e articolati, in campo urbanistico e in quello amministrativo, idonei a trasformare una ‘pluralità di offerte’ in una ‘offerta plurima’ secondo le modalità operative dei Centri Commerciali. Si avrebbero i medesimi vantaggi per i consumatori, quanto a scelte e prezzi, e per gli operatori, quanto a margini economici anche per la condivisione di costi fissi comuni.

Certo. Non sono cose semplici.

Bene. Il 21 prossimo, ad Agropoli, si inaugurerà il primo ‘Centro Commerciale Naturale’.

Non sappiamo come sia stato organizzato. E confidiamo non sia una semplice operazione di marketing. Un intervento di ‘facciata’. Però, è significativo che dalla Provincia ci arrivino gli insegnamenti. Onore, a loro. Vergogna, a noi.

In effetti, la creazione di questi ‘aggregati commerciali urbani’ richiede tavoli di discussione e tavoli di progetto tra pubblico e privato, accordi, disponibilità a collaborare e a condividere, volontà comuni. E poggia, soprattutto, su un ridisegno urbano che ne agevoli la migliore realizzazione.

Chissà. Forse è per questo che, da noi, non se ne parla neppure.

Perché, da noi, predominano l’egoismo di chi pensa al proprio orticello e il fatalismo di chi non crede neppure in se stesso, prevalgono l’ignoranza e la chiusura verso formule avanzate di ‘contrapposizione collaborativa’ e mancano le volontà per vere scelte di urbanistica commerciale.

Abbiamo fatto proposte nei precedenti commenti del 06/12/2017, del 21/02/2018 e altre volte ancora. Non ci ripetiamo.

Certo, continuare a vendere cuoppi, fritti, patatine e ‘tricche-tracche’ è più semplice. Ed è anche più semplice gridare, per strada: è arrivato l’arrotino!

Ma questo non da dignità alla Comunità, non fa crescere la Città e non offre neppure un futuro ai giovani.

Questa Città ha bisogno di amore.

 e.mail: associazione.iosalerno@gmail.com
pagina fb: Associazione io Salerno

P.S.: Riprendiamo l’appuntamento settimanale del Mercoledì. Confidiamo di riuscire ad offrire, per un anno ancora, il nostro modesto contributo di idee per favorire l’auspicato risveglio della Città.

Grazie.

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6 COMMENTI

  1. Sono tante le cause della crisi:
    -Costi degli affitti elevati;
    -Tassazione elevata;
    -Acquisti su internet;
    -Preferenza per i grandi magazzini o i centri commerciali dove si può provare scarpe e vestiti senza avere “addosso” il titolare o la commessa, sentendosi quasi obbligato all’acquisto o, comunque, rimediando uno sguardo torvo in caso di mancata vendita da parte loro;
    -Alcune attività commerciali diffuse nel centro storico non hanno quasi più senso (mercerie, orificerie, arrotini etc);
    -parcheggi: con i ritmi sempre più stressanti e la mancanza di tempo libero, si preferisce andare nei centri commerciali perché lì si trova tutto… Si parcheggia gratuitamente, si acquistano accessori, abbigliamento e poi si fa la spesa al supermercato.
    -le vendite on line offrono offerte alle quali è difficile rinunciare (ad es. Un prodotto in vendita a 49 euro in negozio lo si trova a 29 euro su Amazon) ;
    – la capacità di acquisto è diminuita per cui la gente quando esce mi ferisce comprare il cuoppo, le patatine fritte, il panino Piuttosto che andare a cena e spendere almeno €30 a persona per un antipasto e un primo piatto.

    Bisognerebbe, forse, puntare su: abbigliamento su misura, attività sartoriali per aggiusti, artigianato a prezzi accessibili, vendita di prodotti tipici di qualità anche in confezione regalo, riparazione e sistemazione PC e cellulari, toelettatura animali domestici, gadget personalizzati, e comunque servizi in genere perché oramai non conviene vendere prodotti acquistabili in internet a prezzo ridotto…

  2. Ma qualcuno si è mai messo nei panni di un giovane che vuol aprire un’attività commerciale? Quanto gli costa affittare un locale, anche di piccolissime dimensioni (e quali garanzie o anticipo dovrà lasciare al proprietario) e quanto sia insostenibile il peso delle tasse sull’attività? Provate a fare una bella inchiesta e a girare per Salerno chiedendo ai proprietari delle “Saracinesche chiuse” quanto chiedono per l’affitto della struttura e fatevi due conti su quanto dovrebbe incassare una futura attività commerciale/artigianale per poter solamente coprire le spese… Non è il commercio a Salerno che è morto, ma il sistema Italia che è fallito a causa del peso fiscale divenuto ormai insostenibile per i piccoli imprenditori o artigiani a vantaggio dei grandi colossi del web che sanno come aggirare il sistema fiscale per pagare tasse ridicole in rapporto al fatturato.

  3. Io penso che la colpa principale della crisi e che non ci sono soldi da spendere,se io non lavoro non guadagno ,non posso spendere e non gira l’economia,se a questo si associano pure le tasse alte,affitti cari,parcheggi carenti e sopratutto cari la frittata e fatta.

  4. Condivido pienamente l’articolo. A Salerno non si è guardato il futuro, maggior colpa dell’amministrazione che ha puntato su bar, pizzetterie ecc.. imponendo, tra l’altro, esosi balzelli su quei pochi parcheggi

  5. Condivido il punto di vista dell’amico delle 6:45, bisogna differenziare l’offerta considerando la vocazione turistica della parte storica di Salerno, cose tipo artigianato, divertimento e servizi.
    Vendere cose che si possono acquistare facilmente online e’ la ricetta sicura per il fallimento e non ci sono leggi o lamentele che tengano, il mondo e’ connesso e globalizzato bisogna cavalcare il cambiamento o esserne vittime.

    Il problema degli affitti e’ reale ma non vedo una facile soluzione, e’ una questione di domanda e offerta.

    x11:31

    Sta semplificando, non e’ l’amministrazione che ha puntato si quello, le attività le decidono ed aprono i privati, i balzelli sono uguali per tutti, posso essere parzialmente d’accordo su i parcheggi ma trovo che non siano fondamentali per il turismo, i turisti non vanno in giro in auto per negozi.

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