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Morta per mancata trasfusione, i figli: “Cura alternativa non fatta”

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In una nota stampa la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova in merito alla triste vicenda di una donna testimone di Geova che è morta dopo diversi giorni di ricovero all’ospedale di Piedimonte Matese per delle complicazioni mediche precisa la situazione.

Dalle notizie divulgate, secondo la Congrega, sembra emergere che la causa della morte sarebbe stata il rifiuto espresso dalla donna di accettare trasfusioni di sangue. Ai fini di una corretta informazione, la stessa Congrega specifica che i figli della povera donna hanno scritto una lettera di doveroso chiarimento sulla vicenda che merita tutta l’attenzione necessaria. I fatti realmente avvenuti sarebbero ben diversi, a quanto dsi apprende dai media.

Ecco la lettera:

“Amavamo molto nostra madre e l’abbiamo sempre ammirata per la sua fede e il suo coraggio, oltre che per l’amore che aveva per la vita. Anche per rispetto nei suoi confronti ci sentiamo obbligati a fare le seguenti precisazioni. Come testimoni di Geova amiamo moltissimo la vita. Quando nostra madre si è sentita male l’abbiamo portata subito in ospedale perché venisse curata nel modo migliore possibile. Abbiamo anche rispettato la sua decisione di non ricevere trasfusioni di sangue, consapevoli che esistono strategie mediche alternative che funzionano molto bene, anche in casi delicati. È falso pertanto che avremmo ‘sfidato la scienza’, come riportato nell’articolo. Purtroppo, quando nostra madre ha chiesto ai medici di curarla con ogni terapia possibile tranne che col sangue i medici non le hanno somministrato prontamente farmaci che innalzassero i valori dell’emoglobina. Lo hanno fatto solo due giorni dopo dietro nostra insistenza. Non hanno nemmeno fatto indagini strumentali (tranne una gastroscopia a distanza di 12 ore dal ricovero) che permettessero di trovare il luogo esatto dell’emorragia così da fermarla il prima possibile. Si sono limitati a chiedere insistentemente di praticare l’emotrasfusione. Ma a cosa sarebbe servita se il problema di fondo era la perdita di sangue? Intanto le condizioni di nostra madre peggioravano inesorabilmente. Dal momento che non era in grado di sostenere un trasferimento in un altro ospedale, abbiamo fatto in modo che i medici locali ricevessero materiale scientifico su efficaci strategie alternative alle emotrasfusioni. Tali indicazioni però sono state recepite solo parzialmente e quando ormai era troppo tardi. Capiamo la frustrazione del primario, incapace di curare la paziente con strategie cliniche alternative alle trasfusioni. Tuttavia non accettiamo i suoi insulti e le sue affermazioni palesemente false. Dire che noi figli ci saremmo “esaltati” e che avremmo accolto la morte di nostra madre “quasi con gioia” è una grave diffamazione. Riportare fuori dal loro contesto le frasi messe in grassetto nell’articolo è del tutto scorretto e irrispettoso nei nostri confronti. Paragonare infine la morte di nostra madre a un “suicidio assistito” è semplicemente falso. Ci auguriamo che questa triste vicenda faccia riflettere la direzione ospedaliera così che nessun paziente in futuro debba subire un trattamento simile a quello riservato a nostra madre”.“

Fonte casertanews.it

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