La crisi del Porto commerciale di Salerno: calano commercio e crociere

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Non si arresta la crisi del Porto commerciale di Salerno. I primi otto mesi del 2019 si sono chiusi – scrive Il Mattino -, con un calo del 10,36 per cento delle tonnellate di merce contenuta nei container che arrivano o che partono dalle banchine del porto. Previsioni di crescita per il segmento crocieristico non rispettate rispetto alla partenza con un calo soprattutto in estate.

Da giugno ad agosto il segno meno è stato una presenza costante. Il riscatto potrebbe arrivare nel periodo autunno – inverno.  Programmati 15 approdi tra ottobre e novembre per le luci d’artista

Bene invece il settore del turismo locale e cioè traghetti, aliscafi, navi per brevi spostamenti.

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11 COMMENTI

  1. vabbè, però abbiamo la Stazione Marittima dove possiamo organizzare sagre e feste di laurea… mica è poco!!!!

  2. Gli aiuti di Stato “sottili” ai porti, agli aeroporti e alle FFSS del Nord con i soldi anche di quelli del Sud e con l’avvallo dei rappresentanti politici meridionali escluso uno.
    Poi si aggiunge la qualità dei salernitani e la loro alta propensione al comitatismo becero.
    Salerno non ha saputo capitalizzare niente del grande ventennio politico trascorso.
    Tutti gli indicatori sono in fase regressiva.

  3. speriamo chiuda così liberiamo la città e finisce il monopolio di venti famiglie riunite in cooperativa.

  4. I commenti che mi precedono hanno obiettivi puramente denigratori invece credo che bisognerebbe puntare sui trasporti brevi dove c’è più domanda turistica e ne beneficerebbe l’indotto.
    Però tutte le considerazioni belle o brutte su questo spazio sono inutili.

  5. Per fuori dalla Campania
    Quando ti vai a scontrare con un colosso come MSC questa è la fine che fai se il nemico non lo si può battere lo si fa amico ….invece la saccenteria la buffoneria del gruppo che gestisce la maggior parte delle concessione voleva battere quel colosso ed e andata così
    Speriamo che Aponte presto viri anche su Salerno

  6. Il porto è morto nel momento in cui è stata decisa quella ubicazione e questa certezza pare che nessuno voglia capirla! Può un porto non avere un retroterra e non essere collegato alla rete ferroviaria? Che venga delocalizzato verso sud e convertito quello che c’è in approdo turistico. Si creeranno migliaia di posti di lavoro e la città, specialmente via Ligea e via Porto, sarebbe finalmente libera dalla morsa dei mezzi pesanti che l’hanno uccisa.

  7. Bisognerebbe prendere finalmente atto che il porto commerciale di Salerno, cosiddetto Molo Manfredi https://www.portodisalerno.it/molo-manfredi-salerno.htm, aveva senso 50 anni fa situato nell’attuale posizione, oggi non più. Con la diffusione del gigantismo navale, del crescente traffico delle portacointainer e della necessità di sviluppare l’intermodalità logistica per la circolazione e distribuzione delle merci, quel porto è assolutamente inattuale, inadeguato e non competitivo. Basta guardare una foto da Google Maps per rendersi conto dell’esiguità dello spazio per stoccare i container in attesa di caricarli oppure di spostarli su altri mezzi, oppure osservare quante portacontainer sono alla fonda davanti al porto di Salerno in attesa che si liberi lo spazio in banchina per ormeggiare, spazio occupato da altra portacointainer o, peggio (perchè deve sostare almeno una giornata), da navi da crociera che sostano per consentire le escursioni in Costiera o a Pompei dei crocieristi; si tratta di migliaia di euro in fumo per gli armatori in quanto quelle navi ferme alla fonda consumano carburante ed inquinano (in quanto comunque devono tenere i motori accesi) e non producono alcun profitto per altri commerci, oltre a comportare costi per le retribuzioni dell’equipaggio e le eventuali penali per ritardi di consegna delle merci. Quel porto commerciale dovrebbe essere spostato in un luogo consono per lo sviluppo, che in zona ritengo possa essere soltanto il porto isola nella zona di Battipaglia. Vi sarebbero spazi enormi per la movimentazione delle merci, accesso facile all’autostrada A2 Salerno-Reggio Calabria, alla statale SS 18. all’aeroporto Costa d’Amalfi, ai binari delle ferrovie e ad un interporto che si stava realizzando e che potrebbe essere finalmente utile.
    Basta guardare il porto di Gioia Tauro http://www.portodigioiatauro.it/ per apprezzare le differenze rispetto ad un porto internazionale che ha enormi margini di crescita: TIR che arrivano fin sotto la banchina per caricare i container e binari ferroviari adiacenti, oltre a km quadrati di spazio per i container, il tutto lontano dalla città (https://www.google.com/maps/place/89013+Gioia+Tauro+RC/@38.4697422,15.9182901,1032m/data=!3m1!1e3!4m5!3m4!1s0x13150f22c725cb71:0xd1859ca396c62bb1!8m2!3d38.4262258!4d15.8988669 )
    Per non parlare dell’inquinamento delle navi in città in quanto le banchine non sono elettrificate, come invece hanno fatto altre città portuali, come ad esempio Livorno (http://www.portolivorno2000.it/it/azienda/notizie/elettrificazione-banchine) e Genova. Senza dimenticare il traffico e l’inquinamento dei TIR che bloccano il viadotto Gatto (sempre a rischio crollo, lo ricordo) quando le navi scaricano, con conseguente perdita di altre migliaia di euro per gli imprenditori commerciali.
    Per risolvere tale situazione di blocco del traffico si stanno scavando, tra battaglie giudiziarie e fallimenti di imprese, chilometri di tunnel nelle roccia dall’uscita Salerno centro dell’autostrada A3 Salerno-Napoli fino al porto con pendenze enormi, costi milionari e difficoltà tecniche continue https://www.ottopagine.it/sa/attualita/157729/il-porto-nel-caos-il-futuro-di-salerno-sotto-un-tunnel.shtmlhttps://www.lacittadisalerno.it/cronaca/porta-ovest-ora-si-riparte-il-cantiere-di-salerno-%C3%A8-operativo-1.2132609.
    Allora risparmiamo questi soldi di tunnel, abbattiamo quella ferita per la città costituita dal Viadotto Gatto (come peraltro previsto dallo studio per la realizzazione dei tunnel dello studio di architettura Pica Ciamarra http://www.pcaint.com/it/salerno-porta-ovest/) e per il quale è in corso una vertenza legale (https://www.lacittadisalerno.it/cronaca/porta-ovest-pica-ciamarra-batte-cassa-1.1449207) , trasformiamo il porto commerciale in un porto turistico di alto livello per navigazione da diporto (tipo Marina d’Arechi, per intenderci, ma più grande, più attrezzato e nel centro della città), sviluppiamo la parte più pregiata della città al confine con la costiera Amalfitana, trasferendo lì la movida ed i localini per cittadini e turisti diportisti, e creiamo qualcosa di simile alla Portofino del Sud che Salerno potrebbe davvero essere, per posizione e bellezze turistiche limitrofe. Si creerebbero davvero tanti posti di lavoro che compenserebbero abbondantemente lo spostamento dei lavoratori portuali a 12 km di distanza sulla litoranea di Battipaglia. Alle navi da crociera lasciamo la Stazione Marittima di Zaha Hadid https://www.salernostazionemarittima.it/ una volta resa raggiungibile con i dragaggi https://www.ilgiornaledisalerno.it/salerno-entro-fine-anno-partono-i-lavori-di-dragaggio-del-porto/.
    Invito tutti, società civile e politica, a dimenticare il vecchio adagio “Si Salierno tenesse ‘o puorto, Napule fosse muorto” (Se Salerno avesse il porto, Napoli sarebbe morta) e a guardare un po’ più in là e non soltanto all’hic et nunc (ndr qui e ora) !!!

  8. Il Presidente Annunziata… da quando è andato via / trasferito, anche il porto, vera eccelleza di Salerno, è in decadimento…
    Occorre eseguire il ripascimento dei fondali, occorre terminare il progetto di Porta Ovest… il porto, così com’è adesso, non è sostenibile

  9. non è decadenza. La costante crescita del porto è stata resa possibile dalla eccellente qualità professionale degli imprenditori e di tutti i lavoratori, dai colletti bianchi agli operai, che vi operano. Chi ci lavora, occupando un posto di alta responsabilità, mi ha confessato che, per una politica di un certo tipo, l’immobilismo e l’inefficienza del grande porto di Napoli, ha reso necessario questo inglobamento. Personalmente, gradirei la chiusura definitiva del porto commerciale di Salerno.

  10. Mi sembra che si stia tornando a 75 anni fa quando si disputò a lungo se lasciare il porto nella sua posizione storica o trasferirlo altrove verso sud. Prevalse la prima soluzione. Per la seconda sarebbe stato molto impegnativo risolvere comunque i numerosi problemi di varia natura che quell’operazione richiedeva. Così, il “vecchio” porto cominciò ad essere sottoposto progressivamente ad una serie di lavori finalizzati al suo allagamento/potenziamento e all’ammodernamento di strutture e impianti.
    Non si è potuto tuttavia ovviare a due macroscopiche lacune: (1) l’esiguità degli spazi nell’area retroportuale; (2) la mancanza di raccordi diretti con le linee ferroviarie nazionali. Peraltro, anche gli svincoli viari, per quanto aumentati con il viadotto Gatto, non rappresentano l’ideale stante la criticità che detta infrastruttura spesso mette in evidenza.
    Più di 15 anni fa fu proposta la realizzazione di una galleria a doppia canna in direzione dell’agro nocerino-sarnese. Avrebbe consentito di convogliare verso quell’area, da e per il porto, veicoli su gomma e convogli su ferro, con bretelle collegabili quindi rispettivamente con le reti autostradali e con la rete ferroviaria nazionale. Non risulta che sia stata oggetto di esame o dibattiti per valutarne la fattibilità o meno.
    Ora è augurabile che la Porta Ovest, pur lasciando irrisolto il problema della mancanza della ferrovia, dia un respiro alla viabilità su strada per tir e autoveicoli pesanti. Non sono tuttavia diradati i dubbi su quale sarà la configurazione prevista per il raccordo con gli svincoli autostradali della SA-NA e della SA-RC. Sarebbe davvero non augurabile constatare la persistenza delle difficoltà che ora incontrano i tir provenienti o diretti al viadotto Gatto.
    Si comprende ora perché riaffiorano i fantasmi del passato che reclamano il cambio di destinazione d’uso del porto da commerciale a turistico e la delocalizzazione in un altro sito delle attività finalizzate alla gestione delle merci. A tale scopo si sostiene che potrebbe essere impegnato un territorio situato nei comuni di Pontecagnano e/o di Battipaglia oppure pensare ad un “porto isola” basato al largo e collegato opportunamente alla terraferma. Sono soluzioni che creano comunque un impatto ambientale, molto difficilmente conciliabile nelle condizioni date e prevedibilmente non accettato in maniera indolore dalle popolazioni interessate. Poi ci sarebbe la valutazione di tempi e costi connessi a: (1) costruzione del nuovo porto commerciale e delle relative infrastrutture;
    (2) trasferimento ove, possibile, di impianti e attrezzature dal vecchio al nuovo porto e approvvigionamento/installazione di nuove; (3) realizzazione di tutti gli interventi necessari a far diventare turistico nel vero senso della parola uno scalo portuale per lunghi anni adibito principalmente a gestire autoveicoli, container, merci varie.
    Ovviamente i suddetti impegni andrebbero comparati con i costi comunque da sostenere per ulteriori lavori di potenziamento del porto odierno, inclusa la ricerca di una soluzione che consenta anche allo scalo di disporre di infrastrutture multimediali efficienti e compatibili.
    Altrimenti ne va di mezzo il suo futuro.

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