Se il dibattito istituzionale diventa un’assemblea di classe

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Prima il voto ai sedicenni, e il progetto aveva incantato tutti e con unanimità bulgara ne erano state tessute le lodi; poi il Comico che, per riequilibrare le fandonie diffuse nei giorni precedenti, ha introdotto il tema del divieto di voto per gli anziani.

La tesi è semplice:  gli anziani sarebbero meno preoccupati del futuro sociale, politico ed economico rispetto alle nuove generazioni; in sostanza, mentre i giovani penserebbero al futuro, gli anziani finirebbero per privilegiare l’immediato.

A sostegno di questo profondo pensiero, il Comico cita due – per me sconosciuti – presunti  studiosi, tal Stewart e tal von Parijs: è di moda nel “pensiero” pentastellato evocare autori di incerta provenienza e di dubbia autorevolezza, per offrire una qualche base di presunta scientificità alle opinioni espresse.

L’assunto finisce per essere contraddetto dalla realtà, e ripeto l’esempio evocato da Mattia Feltri su “La Stampa”: il giovanissimo ministro, Di Majo, che pure aveva promesso quale Ministro del Lavoro di assicurare il futuro ai lavoratori dell’Ilva e della Wiripool, ha preferito scegliere il suo domani, o meglio  il “proprio oggi prospettico”, trasferendosi con assoluta indifferenza   al Ministero degli Esteri. Questo, e tanti altri esempi, portano alla mente le frasi di Cicerone nel De Senectute, ripetute dal mio professore di latino al Liceo, “spuntano da più parti nuovi oratori, stolti giovincelli”.

Le opinioni innanzi evocate  esprimono un attacco frontale alla democrazia parlamentare e rappresentativa, che – secondo i nostri acuti “pensatori” –  andrebbe  sostituta con la piattaforma Rousseau (l’esatto contrario di ogni scelta democratica ed esempio evidente di pericoloso conflitto di interessi), e con lo scardinamento dei principi costituzionali,  in particolare dell’art. 67 secondo cui – per motivi storici, ma sempre attuali, che i giovincelli forse ignorano –  “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Per eliminare gli odiosi ed immorali cambi di casacca dei parlamentari, anziché modificare i Regolamenti di Camera e Senato, i nostri esperti giovincelli  (“piattaforma-guidati”) vogliono abbattere la Costituzione Repubblicana.

In realtà, il  disegno perseguito dal Comico e dai suoi seguaci resta la diffusione del caos istituzionale, nella consapevolezza che al caos segue sempre una svolta autoritaria.  E’ il medesimo disegno che persegue il grande capitale finanziario e speculativo, che muove i fili dei burattini  che si agitano sul teatrino della politica , nell’obiettivo di eliminare ogni fenomeno di partecipazione democratica ed attribuire le scelte ad un numero sempre più ristretto di persone.

Il dramma, però, nella nostra povera Italia è che questo pernicioso disegno non è ostacolato, anzi è tollerato se non favorito, dall’unico partito che ha ereditato la tradizione dei grandi partiti popolari del Novecento, ovvero dal PD, sempre più ombra o fantasma della sua storia.

Prof. Avv. Giuseppe Fauceglia

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5 COMMENTI

  1. Complimenti sinceri Prof. Avv. Fauceglia per le sue volutazioni sempre chiare e puntuali,ma principalmente illuminanti. Mi sovviene un però…, ovvero, che se la “politica” attuale è giunta nelle mani di chi Lei definisce “Il Comico”è perchè non trattasi più di POLITICA, ma di continue ed arroganti pantomime e che gli “artisti” sono tutti indistintamente dei “cabarettisti” da strapazzo. Mi permetta di affermare che da un buon ventennio, dopo la dipartita di alcuni dei VERI POLITICI ITALIANI e dopo che molti altri hanno abbandonato, non vi è stato il fisiologico ricambio, ma il guazzabuglio totale. GRAZIE.

  2. L’analisi è lucida e puntuale, soprattutto con riferimento all’attacco ai valori costituzionali. Forse, è il caso che si ritorni all’impegno politico e sociale.

  3. L’argomentazione, sicuramente dotta e articolata, finisce per dare la ragione proprio a chi si voleva palesemente denigrare. Io leggo che una generazione di fortunati non vuole assolutamente perdere il potere a favore delle nuove generazioni, a meno che non siano parenti strettissimi. Chi è uscito dal dopoguerra ha fatto talmente tanti sacrifici che non accetta di rinunciare alle proprie conquiste, infischiandosene del futuro dei ragazzi. È anche comprensibile.
    La realtà però ci mette di fronte a giovani costretti a lavorare senza tutele e senza la possibilità di sperare in una pensione neanche lontanamente paragonabile alle pensioni in pagamento attualmente.
    Dietro il terrore della svolta autoritaria o del caos istituzionale, questi “acuti pensatori” hanno fatto, e fatto digerire, le riforme più dannose e assurde che ci hanno condotto in questo stato.
    Questo doveva essere uno spunto di discussione e analisi che, anziché dal “comico” , doveva essere lanciato da qualcun altro, a cui abbiamo pagato l’università per garantire un futuro a tutto un paese …e non solo ai pochi eletti!

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