Il mercato non risparmia neppure i risparmi (di Tony Ardito)

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Per le famiglie possedere un terzo dei risparmi in contanti o depositarli su conti correnti corrisponde a farseli rosicare dall’inflazione; mentre per le imprese, tenere i soldi parcheggiati equivale a rinunciare ad una consistente porzione di investimenti ed alle opportunità che ne possono scaturire.

È un’altra occasione persa, sia per le famiglie che per quella economia reale la quale, da troppo tempo ormai, stenta a rimettersi in carreggiata. Ma più d’ogni altra cosa, è la ennesima dimostrazione di un Paese bloccato. Lo provano i circa 1.400 miliardi di euro tenuti in contanti o su depositi bancari da famiglie e aziende italiane (300 in più in 10 anni).

Sia chiaro, ciò non vuol dire che i risparmi non vadano tenuti al sicuro, né che bisogna derogare alla necessaria prudenza, tanto più considerata la incertezza della contingenza. Significa però che, giorno dopo giorno, la paura sta prevalendo sulla ragionevolezza. Solo riaccendendo la scintilla motivazionale si può avviare una inversione di tendenza e trasformare le occasioni perse in opportunità. Per tutti, è assolutamente prioritario ritrovare fiducia.

Piuttosto eloquenti sono i calcoli realizzati da AdviseOnly per Il Sole 24 Ore: chi avesse messo 1.000 euro sotto il materasso 20 anni fa, oggi avrebbe ancora 1.000 euro in termini nominali. Tuttavia, in termini reali – ovvero, tenendo conto che la pur minima inflazione riduce il potere d’acquisto – quei 1.000 euro oggi varrebbero 588 euro: pressappoco la metà.

Che sia custodito sotto il talamo o in banca, senza far rumore, il nostro gruzzoletto inesorabilmente appassisce. Sempre secondo AdviseOnly, gli stessi 1.000 euro investiti sulle Borse globali, 20 anni fa sarebbero diventati in termini reali 2.154 euro. Ciò dimostra che nel tempo gli investimenti finanziari, al netto di fenomeni maldestri e beffardi, rendono comunque di più.

È vero che i mercati sono rischiosi e che le performance del passato non possono considerarsi indicative per il futuro, ma secondo gli esperti, negli ultimi 100 anni azioni e bond hanno battuto il rendimento del cash: dell’1% medio annuo per i bond e del 4,2% per le Borse. Sono numeri e differenze sui cui varrebbe la pena indugiare.

Francamente, le opzioni a nostra disposizione non sono poi così tante, anzi, e saremmo costretti a puntare sulla meno pericolosa. Se da un lato abbiamo la consapevolezza che i risparmi lasciati a giacere su un conto corrente non solo non producono nulla, ma addirittura si erodono, dall’altro ci resta la possibilità di non azzardare e contenere in limiti le insidie derivanti da un investimento ragionevole.

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