La mozione Segre vince sull’odio tra i sì e i nì (di Tony Ardito)

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Il Senato della Repubblica, con 151 voti a favore e 98 astenuti, ha approvato la mozione di maggioranza con prima firmataria Liliana Segre. La mozione prevede la istituzione di una Commissione, composta da 25 membri, con compiti di osservazione, studio e iniziativa per l’indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza nei confronti di persone o gruppi sociali sulla base dell’etnia, la religione, la provenienza, l’orientamento sessuale, l’identità di genere o di altre particolari condizioni fisiche o psichiche.

Sotto osservazione ci saranno, dunque, i fenomeni di hate speech (tutti quei comportamenti – soprattutto verbali – violenti, minatori, poco rispettosi dell’altro e che creano un clima di ostilità e un ambiente più in generale poco favorevole alle minoranze, di qualsiasi tipo esse siano) i discorsi d’odio sempre più proliferanti nel web, forme di espressioni che diffondono, incitano, promuovono o giustificano l’odio razziale, la xenofobia, l’antisemitismo o più in generale l’intolleranza, ma anche i nazionalismi e gli etnocentrismi, gli abusi e le molestie, gli epiteti, i pregiudizi, gli stereotipi e le ingiurie che stigmatizzano e insultano.

Secondo il recente report dell’Osservatorio sull’antisemitismo, Liliana Segre, tra i pochi sopravvissuti al martirio nazista di Auschwitz, riceve in media 200 insulti a sfondo antisemita al giorno. “Speravo che sull’odio in generale il Senato sarebbe stato festante e avrebbe trovato una sintonia generale”.

Ha dichiarato la parlamentare ad esito del voto, non nascondendo la propria amarezza per quelle astensioni con cui Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – pur se fra qualche vibrato malumore interno – hanno inteso marcare un distinguo ideologico-politico verso la mozione. Il mutismo levatosi dai loro banchi, durante il successivo omaggio dell’Aula di Palazzo Madama alla senatrice, è stato piuttosto eloquente.

In buona sostanza, per il centro-destra si intravede il pericolo che con il pretesto dell’odio e del razzismo si possa mirare finanche ad intaccare, se non addirittura limitare, la libertà di espressione, peraltro sancita dalla Costituzione. Lettura, a mio avviso, distante dagli intenti e dai propositi della Segre la quale, già solo per storia personale, è lontana anni luce dalle iniquità, dalle distorsioni e dagli opportunismi di parte; siano essi provenienti da centro, da destra o da sinistra.

A prescindere dalla istituzione della Commissione e da ciò che farà, noi dovremmo essere, persone prima e cittadini poi, capaci di riconoscerci in un perimetro etico condiviso. Una zona neutrale, entro cui custodire, rispettare e proteggere valori universali e imprescindibili. C’è chi la definisce democrazia, chi invece, libertà. Io preferirei chiamarla, più semplicemente, civiltà.

di Tony Ardito

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