I pensierini per le feste (di Cosimo Risi)

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Dicembre è mese fatale tutti gli anni, si affastellano gli interrogativi su cosa fare alla vigilia, a natale, a santo stefano, a san silvestro. Le minuscole sono usate di proposito, l’ansia da festività incombenti colpisce laici e cristiani e altri  indistintamente, tutti essendo avviluppati dalla propaganda TV che ci vuole beati spendaccioni. Il vero cruccio riguarda la sbornia del doni.

Chi li cerca già il Black Friday ha il vantaggio di scegliere meglio, si espone però al rischio che un dono gli torni indietro causa riciclaggio. Solleviamoci qui con la prima tranche di pensieri scacciapensieri.

A come Armenia. Il paese già di Charles Aznavour (onore alla memoria) si fa battere dalla nazionale di Mancini in misura sonante, genera l’equivoco che possiamo farcela ai prossimi Europei. Stare attenti all’euforia precoce, chi entra papa esce cardinale, la saggezza del clero è impagabile.

B come Bologna. Con mio nonno compravamo il cuoppo di pesce azzurro in carta gialla alla Rotonda, allora il mercato all’aperto della città. Mai avremmo immaginato che quel pesce  pop sarebbe divenuto simbolo di risveglio civile al grido “La Lega non ci lega”. A Bologna, che ha dato vita al movimento, conoscono le sardine? Fresche da friggere, salate, sottolio,  in saor, a beccafico? Cetara dovrebbe rivendicare il copyright.

C come chiasso. Lo produce il Capo Politico del Movimento che discetta di tutto tranne che degli affari di cui è il responsabile istituzionale: gli affari esteri. Ma voi l’immaginate Sergej Lavrov in permanente campagna elettorale? Lui si occupa di Siria, Iran, Stati Uniti, senza mai postare alcunché su Facebook né su Tweeter. E’ decisamente démodé, e infatti la diplomazia russa la fa alla grande.

D come Deutschland. La Germania è il paese che più ha fatto i conti col passato. Lo dichiara Wolfgang Schaeuble, attuale Presidente del Bundestag e già spauracchio dell’Europa dai conti facili quando era Ministro delle Finanze. Basti ammirare il Museo Ebraico a Berlino. E noi ancora a insultare la Senatrice Liliana Segre. Come se non bastasse quanto passò da adolescente.

E come elezioni. E’ il pericolo che si paventa a sinistra e la panacea evocata dalla destra. Le elezioni dovrebbero essere la norma in democrazia, ma alla scadenza naturale. Anticiparle o reiterarle è segno di cattiva salute. Si prenda il caso di Israele: vedi sotto.

F come Federer. Roger Federer gioca un torneo in Argentina. Diego Armando Maradona non può assistere alla partita e gli manda un messaggio video. “Ciao Maestro, ciao “macchina” come mi piace chiamarti… Sei il più grande”. Il messaggio emoziona Federer che pure, da svizzero, è trattenuto nei sentimenti. Vale l’equazione che Roger sta al tennis come Diego Armando sta al calcio. Mai pronunciare il loro nome invano.

G come Genova. Prima del Ponte Morandi che ne ha decretato la fragilità, “per noi che stiamo in fondo alla campagna” Genova era  il porto d’approdo: così Paolo Conte a proposito di quelli come lui in viaggio da Asti verso il mare. Conte, avventore in un’osteria piemontese, si unisce al gruppo jazz che si esibisce dal vivo. Con loro canta due suoi pezzi. Non so come si mangi nell’osteria, di certo il dessert è sublime.

I come Israele. Vota per la Knesset  due volte in un anno e si avvia forse alla terza tornata. E’ la sola democrazia rappresentativa in una regione che difetta di questa parola. Il Premier in carica è incriminato per una serie di reati e dovrà farsi da parte senza che il suo rivale trovi una coalizione alternativa. La sicurezza di Israele  è dell’Europa: un conflitto aperto con l’Iran  deflagrerebbe dalle nostre parti.

M come MES. Il Meccanismo europeo di stabilità, detto anche fondo salva-stati sarebbe l’ennesimo artificio della tecnocrazia europea per sottrarre sovranità al nostro paese già in deficit di sovranità. Il borbottio politico – mediatico tace che il MES funziona dal 2012, che il relativo negoziato di riforma dura da oltre un anno (e dunque precede il governo in carica), che l’attuale testo recepisce alcune richieste italiane.

E dunque: o i delegati italiani erano e sono maldestri o si  cerca l’ennesimo abbaglio brussellese per coprire le diatribe nostrane. Il vero motivo è purtroppo banale: quelli che oggi criticano, all’epoca delle trattative si occupavano d’altro.

di Cosimo Risi

 

 

 

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