A Genova uno dei computer tra i più potenti al mondo

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Solo sei mesi fa registravamo l’annuncio con la quale il ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca ufficializzava la scelta di Bologna quale una delle otto sedi europee (insieme a Sofia, Ostrava, Kajaani, Bissen, Minho, Maribor e Barcellona) per le attività di calcolo ad alte prestazioni nell’ambito del progetto EuroHpc.

È di oggi, invece, un’altra notizia che riguarda i supercomputer e arriva da Genova, dove presto sbarcherà uno dei cervelloni più potenti del mondo nel primo dei centri della rete dei Leonardo Labs, iniziativa promossa dal colosso dell’industria tecnologica italiana e presentata nel capoluogo ligure in occasione dell’Innovation Award 2019.

Dall’AI alla quantistica

“Diventare driver dell’innovazione nell’arco di 5-10 anni” è del resto l’obiettivo dichiarato del Gruppo e lo ha ribadito con queste precise parole Roberto Cingolani, alla sua prima uscita pubblica come Chief Technology and Innovation Officer di Leonardo, ruolo che riveste da pochi mesi.

Il “menu” tecnologico che allieterà il lavoro dei ricercatori nei prossimi cinque in tutta Italia (i laboratori sorgeranno in prossimità con le sedi produttive di Leonardo, da Nord a Sud) sono – oltre al supercalcolo – i Big data, l’intelligenza artificiale e il computing quantistico.

Il centro di Bologna e le sue applicazioni

Il progetto di Leonardo, come si diceva, prende forma pochi mesi dopo quello che interesserà gli spazi del Tecnopolo di Bologna, sotto la regia del Consorzio Interuniversitario Cineca e la collaborazione dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste, e che sarà finanziato con 240 milioni di euro (il Governo italiano ne ha stanziati 120 milioni, l’alra metà arriveranno dalla Ue).

Anche in questo caso, l’obiettivo a tendere è quello di creare una rete di sistemi con elevatissime capacità di calcolo e nel capoluogo emiliano entrerà in funzione una macchina (guarda caso battezzata “Leonardo” di classe pre-exascale, prossima cioè a una capacità di un miliardo di miliardi di operazioni al secondo che saranno messe a disposizione di università, istituti di ricerca e aziende.

La rincorsa europea a Cina e Stati Uniti

Le applicazioni di questa potenza sono molto disparate fra di loro, dallo studio del funzionamento del cervello a quello dell’evoluzione dell’universo per arrivare alla progettazione di nuovi farmaci o alla lotta contro i cyber criminali, senza dimenticare il clima e le smart city.

Sulla carta stanno nascendo i presupposti per una batteria di supercomputer in grado di competere con quelli (ancora inavvicinabili per le risorse in gioco) cinesi e statunitensi. Ad oggi, infatti, non c’è traccia di cervelloni europei nella classifica delle 10 unità Hpc più potenti a livello globale.

Fonte www.ilsole24ore.com

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