Siria, capodanno e il fumo (di Vincenzo Capuano)

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Io sogno di dare alla luce un bambino che chieda: “Mamma, che cosa era la guerra?”
(Eve Merriam)

Lì, dove il sole sorge, oltre il mare, c’è una terra bellissima. Noi Italiani la chiamiamo Siria. Ai bordi del mediterraneo, nel vicino Oriente, quella terra affascinante da troppi anni è straziata dalla guerra, non risparmia nessuno, neanche i bambini.

Con un gruppo di amici ci trovammo lì, quasi per caso, qualche mese prima che quella maledetta guerra scoppiasse, a passeggiare lungo le strade di Damasco, tra un’infinità di giovani che si muovevano lenti e chiassosi, proprio come in quel momento stavano facendo i giovani di Roma e di New York… vagabondare per le vie delle propria città, parlando del domani. La mattina successiva sulla terrazza dell’albergo ci ritrovammo a osservare quella città immensa che avremmo visto nei mesi successivi, per televisione, lacerata dalle bombe.

Fummo guidati a visitare il Bazar e poi la Grande Moschea degli Omayyadi, bellissima. La guida spiegava con dettaglio ogni cosa. Nel suo raccontare traspariva l’amore che nutriva per la propria terra e la sua difficoltà a trovare percorsi condivisi tra Oriente Arabo e Occidente. La ricordo perfettamente quella guida, che a guerra scoppiata, non siamo più riusciti a contattare. Un giovane di forte empatia, di grande cultura e che fumava, senza sosta. Quando non parlava, inghiottiva fumo con lunghe boccate.

Da Damasco con il pullman ci spostammo alla volta di Palmyra. Lungo la strada solo deserto mentre ascoltavo musica, con il capo appoggiato al finestrino. How many roads must a man walk down, before you call him a man? Quante strade deve percorrere un uomo prima che tu possa chiamarlo uomo? Con lo sguardo seguivo, in silenzio, la linea che delimitava la sabbia dal cielo. How many times must the cannon balls fly before they’re forever banned? Quante volte devono volare le palle di cannone, prima che vengano banditi per sempre?  Smisi di ascoltare musica e mi aggregai agli amici che chiacchieravano, intanto la guida fumava guardando lontano lungo l’orizzonte e scuoteva la testa; era chiara in lui una grande preoccupazione per il futuro, anche se cercava di nasconderla.

Osservandolo la mente non poté non andare ai dati epidemiologici sul fumo di sigaretta. Il fumo di tabacco è uno dei più gravi problemi di salute pubblica al mondo e, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, è responsabile del decesso di 6 milioni di persone ogni anno, un uomo muore ogni 6 secondi, soprattutto per malattie cardiovascolari e per tumore. Oltre 5 milioni di queste morti sono il risultato dell’esposizione diretta al tabacco mentre oltre 600 mila sono causate dall’esposizione al fumo passivo.

I dati del nostro territorio (dati relativi al Progetto VIP) dicono che dopo oltre 30 anni di riduzione dei fumatori maschi oggi si sta registrando un’inversione di tendenza; per le femmine, negli ultimi trent’anni si è registrato un continuo incremento delle fumatrici, tanto che la loro prevalenza ha raggiunto quella dei maschi.

Finalmente Palmyra. Splendida, immensa. La guida, tra una sigaretta e l’altra, ci spiegò dettagliatamente ogni cosa. I templi imponenti, suggestivi, il deserto, il cielo azzurro, il silenzio. Passeggiammo a lungo tra cardi e decumani. Avevo rimesso la musica: How many times can a man look up before he sees the sky? Quante volte un uomo può guardare in alto prima di vedere il cielo?

Durante il ritorno di nuovo deserto.  Oggi, evitiamo di pensare a quella terra perché, anche se impotenti per la scarsa influenza su coloro che decidono, ci sentiamo comunque un po’ colpevoli di continuare una vita normale. La musica che stavo ascoltando sembrava proprio ammonire gli ignavi: And how many times can a man turn his head, and pretend that he just doesn’t see the answer. E quante volte un uomo può girare la testa e fingere di non vedere la risposta.

Il pullman continuava ad andare, eravamo vicini alla nuova meta: il Krak dei cavalieri, la splendida fortezza, castello medievale per eccellenza dell’età crociata.

Bob Dylan continuava a cantare. And how many deaths will it take ‘till he knows that too many people have died? E quante morti ci vorranno finché non si saprà che troppe persone sono morte?

            Oggi, uno gennaio 2020, sto passeggiando lungo il mare della mia città, con il sole che mi riscalda e mi chiedo cosa un uomo comune possa fare… mentre la musica gira lenta: The answer, my friends, is blowin’ in the wind, the answer is blowin’ in the wind. La risposta, amici miei, sta soffiando nel vento, la risposta sta soffiando nel vento.

Una brezza lieve giunge dal mare, continuo a passeggiare; penso all’infinità degli auguri che ci siamo scambiati in questi giorni e spero che almeno uno si possa realizzare: che la gente dei paesi martoriati dalla guerra, dove da anni non esistono più Natale, Capodanno, Ramadan, Id al-fitr, possa ritornare a guardarsi negli occhi senza paura e possa ricominciare a fare progetti per i propri figli.

            The answer, my friends, is blowin’ in the wind, the answer is blowin’ in the wind La risposta, amici miei, sta soffiando nel vento, la risposta sta soffiando nel vento.

di Vincenzo Capuano

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