Jazz, grappa e cioccolato nero (di Vincenzo Capuano)

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Sera. Casa. Non ho voglia di TV, né di leggere. Decido di ascoltare un po’ di musica. Prendo un pezzo di cioccolato amaro, verso in un bicchiere un goccio di grappa poi vado al giradischi e avvio un 33 giri: Charlie Parker.

È un disco in vinile in cui è incisa una Jam Session del 1952.

La musica è dolce, mi lascio trasportare. In breve il sassofono mi conduce lontano. Ritornano, in un lento susseguirsi, immagini remote di un viaggio.

La musica, la musica nera. Un lungo respiro: aria di jazz, New Orleans. Bourbon Street, la Preservation Hall: ricordi limpidi. Sensazioni uniche. I canti dei neri d’Africa, i canti dei neri d’America e la loro lotta per la libertà. Jazz è costume, è storia.

Ci fu un tempo in cui i neri, arrivati dall’Africa, si ritrovarono lungo le rive del Mississipi a suonare e ballare con i loro tam tam, i canti corali: gli Spirituals. Era la fine del XIX secolo. Stava nascendo il jazz. Ci fu un tempo in cui i neri del Sud Africa dovettero lottare per la loro libertà; era ieri, la fine del XX secolo.

Il pianista muove velocemente le dita, la musica continua a trascinarmi in spazi lontani. I pensieri s’inseguono in una magica danza. Mi ritorna in mente un libro, “Lungo cammino verso la libertà”. Nelson Mandela: “Non sono nato con la sete di libertà, sono nato libero…di correre nei campi vicino alla capanna di mia madre… di arrostire pannocchie sotto le stelle… Solo quando ho scoperto che la libertà della mia infanzia era un’illusione, che la vera libertà mi era stata già rubata, ho cominciato a sentirne la sete”.

I suoni, le voci, i cori si fondono in un’unica melodia; lentamente si alza, forte, un canto: “Free Nelson Mandela”. Ventisette anni in prigione e poi… l’impossibile si realizza. Non esistono più confini, la pelle ha un unico colore, il colore della libertà.

La musica diventa dolcissima… ed il jazz si colora di rhythm and blues e di rock; e ci fu un tempo in cui il rock era sinonimo di libertà: Bob Marley, Bob Dylan, Tracy Chapman, Jerry Dammers.

Ritorno al presente. Il disco gira lento. Le note malinconiche del sassofono si diffondono nella stanza in penombra. Mentre mastico cioccolato nero mi ritorna in mente la storia di Parker e ricordo che quello che sto ascoltando è un album storico. “Jam Session” ha riunito tre dei più grandi sassofonisti della storia; Parker, Johnny Hodges e Benny Carter. Sorrido, perché un gioco di associazioni mi porta a fare delle considerazioni proprio sul cioccolato.

Alcuni studi hanno dimostrato la sua efficacia sul tono dell’umore ed effetti protettivi sulla salute legati in particolare all’alto contenuto di flavonoidi di cui è nota l’efficacia antiossidante, che si traduce in protezione dai danni dell’aterosclerosi e nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Inoltre, sembra che possano giocare un ruolo determinante anche nella prevenzione del declino cognitivo legato all’età.

In genere, tanto maggiore è la percentuale di cacao tanto superiore è la presenza di flavonoidi. In media, 100 grammi di fondente ne contengono 50-60 mg, mentre in un’analoga quantità di cioccolato al latte ne ritroviamo soltanto 10 mg.

La Società Italiana di Nutrizione Umana consiglia l’assunzione di una porzione media di 30 g; volendo, però, consumare il cioccolato fondente tutti i giorni ci si potrebbe accontentare di una quantità compresa tra i 5 e i 15 gr.

Ritorno alla musica e mi lascio condurre nuovamente lontano. Nel buio degli occhi chiusi ritrovo nuove immagini, frammenti di vita passata. Rimango a lungo ad ascoltare, in silenzio, seduto sul pavimento di legno della Preservation Hall.

Poi sollevo lentamente le palpebre, osservo ogni angolo della stanza. Ogni oggetto custodisce un ricordo. Mia moglie mi è accanto, rannicchiata nel plaid, poggia la testa sulla mia spalla, mentre legge. La sua presenza mi rasserena.

In penombra inseguo il pulviscolo che gioca nel fascio di luce della lampada; in quei volteggi, che disegnano immagini surreali, cerco di leggere il futuro, cerco la linea del tempo.

“Granelli di sabbia spazzati dal vento / mi sento microscopica parte dell’universo / l’anima è il filo che mi lega all’esistenza / sono niente nello spazio infinito, / ma sono, felicemente… sono”.

di Vincenzo Capuano

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