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Salerno, “Giornata della memoria”: il 10 febbraio la manifestazione conclusiva

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A conclusione degli incontri destinati alla conoscenza della Shoah e della vicenda umana delle vittime dei campi di sterminio nazisti, coordinati da Eduardo Scotti, giornalista di Repubblica, e rivolti ai docenti e agli studenti degli Istituti scolastici Superiori, lunedì 10 febbraio, alle ore 9,30, presso il Teatro Augusteo, si terrà la manifestazione conclusiva del progetto “Giornata della memoria”.

All’incontro, condotto dai giornalisti Tonia Cartolano di TgSky e dal giornalista di Repubblica Eduardo Scotti, parteciperanno la signora Tatiana Bucci e il signor Mario De Simone, testimoni viventi della Shoah.

L’Assessore alla Pubblica Istruzione, prof.ssa Eva Avossa e il giornalista Eduardo Scotti illustreranno l’iniziativa nella Conferenza stampa, alla quale sono stati invitati a partecipare i Dirigenti scolastici delle scuole coinvolte negli incontri, che si terrà venerdì 7 febbraio alle ore 10.00, presso la Sala del Gonfalone di Palazzo di Città.

Tatiana Bucci e Andra Bucci sono due sorelle italiane di origine ebraica, superstiti dell’Olocausto, testimoni attive della Shoah italiana e autrici del libro di memorie “Noi bambine ad Auschwitz. La nostra storia di sopravvissute alla Shoah”. Probabilmente scambiate per gemelle, vengono tenute in vita per essere usate come cavie per gli esperimenti condotti dal dottor Josep Mengele e sono tra i pochi a sopravviverne. Proprio la loro presenza in tale contesto ne fa dei testimoni cruciali sul funzionamento del campo di Auschwitz e sugli pseudo-esperimenti scientifici ivi compiuti.

Mario De Simone è un testimone vivente della Shoah, fratello di Sergio, unico bambino napoletano morto ad Auschwitz. Sergio non è tornato a casa perché assassinato nei sotterranei di una scuola, posta su un’isola nel cuore di Amburgo. Con lui vennero uccisi altri 19 bambini ebrei, nove maschi e dieci femmine, di vari paesi europei. Morirono perché erano diventati prove compromettenti, da far sparire. Prima di allora, dopo essere stati strappati alle famiglie, erano semplicemente “lebensurwertes leben”, vite senza valore.

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