“Serve tracciatura da remoto”. È tutto pronto per i controlli

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Adottare il modello Corea per l’emergenza Coronavirus? Una strada possibile. La tracciatura da remoto dei contatti dei positivi, ma anche dei positivi stessi, “è un’ipotesi sul tavolo, concreta, si sta vagliando la fattibilità ma se fosse possibile usare tecnologie innovative per contenere l’epidemia perchè no”Gianni Rezza ha così confermato che il progetto sta andando avanti e addirittura potrebbe non fermarsi alla sola fase emergenziale: “Una volta che saremo riusciti a contenere il virus, bisognerà pensare anche al dopo, e un sistema da remoto così efficace potrebbe anche aiutarci ad alleggerire altre misure”.

Il capo del dipartimento malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità ha spiegato che sostanzialmente vi sono due modelli: da una parte quello cinese “dove hanno messo in campo misure draconiane difficilmente replicabili da noi”; dall’altro quello coreano “dove hanno deciso per meno chiusure ma appunto più controllo da remoto”, riuscendo in tal modo ad “appiattire la curva dei nuovi contagi”.

“Fine mese per i primi effetti”

Il professore all’Agi ha comunque tenuto a precisare che ora è il momento dell’emergenza: la raccomandazione è sempre quella di “testare i sintomatici per isolarli, e di testare quanto più possibile i loro contatti”. Ovviamente si tratta di una realtà complessa per le aree come la Lombardia, per un fatto numerico, ma va ricordato che in molte regioni del centro-sud il contagio “corre a una velocità diversa, ed è ancora possibile e doveroso fare un contenimento efficace”.

Ad esempio il Lazio “ha fatto bene a creare la zona rossa a Fondi”: il contenimento fisico è da considerarsi una buona strategia dove “i numeri sono ancora ridotti”. Tuttavia soprattutto nelle regioni più in difficoltà, e in prospettiva in tutto il Paese, “un sistema di monitoraggio mirato può essere un’opzione“.

Rezza infine ha fatto sapere che “è ancora presto” per vedere i primi effetti sulla curva dei contagi delle misure restrittive messe in campo dal governo ormai dieci giorni fa al fine di limitare la diffusione del Coronavirus: “Dobbiamo aspettare fine mese“. Solamente ora si sta iniziando ad osservare “qualche risultato sulle primissime zone rosse, che sono partite dieci giorni prima”, ma per il resto del Paese “è realistico aspettarsi un primo impatto nel giro di una settimana-dieci giorni”. Comunque è stata ribadita fiducia “sull’efficacia delle misure”.

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