“La temperatura ora è a 38.8”. Perché questo dato è decisivo

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Per combattere il virus è importante capire quanto questo sia pericoloso. Ed è per questo che gli scienziati riescono a calcolare i valori dei contagi. Ci sono davvero meno malati? Un’analisi che aiuta a muoversi nell’universo maledetto dell’emergenza coronavirus arriva dalla Fondazione David Hume. Da ieri rende pubblico quotidianamente (entro le ore 21) un nuovo indice sintetico utile per capire come sta procedendo l’epidemia da Covid-19.

L’ indice si interpreta come una temperatura. Come una comunissima febbre. E misura la velocità di propagazione del contagio su una scala che va da 42 gradi (epidemia galoppante) a 37 gradi (epidemia sostanzialmente arrestata). Ieri (ultimo giorno per cui si hanno dati) la temperatura è scesa di 3 decimi di grado rispetto al giorno precedente (domenica 29 marzo).

Il miglioramento si deve sia all’andamento tendenziale delle ospedalizzazioni sia a quello dei decessi. Nel corso dell’intera settimana (da lunedì a lunedì) la temperatura è scesa di oltre un grado e mezzo, portandosi da 40.4 (lunedì 23 marzo) a 38.8 (lunedì 30 marzo). Il cammino per scendere a 37 gradi è tuttavia ancora molto lungo e richiede ancora enormi sacrifici alla popolazione tutta.

Non si sa ancora quando le persone in Italia e nel mondo potranno tornare a una vita normale. Ma quello che è chiaro è che ci sono scienziati che lavorano senza sosta per capire proprio come muoversi nella battaglia al coronavirus.

“Perché un nuovo indice?”, si chiede il Messaggero. L’idea di costruire un indice quotidiano è nata dalla insoddisfazione sia per il tipo di dati forniti dalla protezione civile, sia per il modo in cui essi vengono quotidianamente comunicati e commentati.

“A nostro avviso i principali difetti dei dati forniti sono due. Il primo difetto riguarda la variazione giornaliera del numero di positivi al test che è scarsamente informativa (e spesso fuorviante), perché pesantemente influenzata dal numero di tamponi. Il secondo difetto riguarda tutte le variazioni giornaliere (non solo quella del numero di positivi) che risentono gravemente dei ritardi nella trasmissione e registrazione dei dati”.

In sostanza: non è possibile capire se le variazioni osservate riflettono la realtà o le politiche e le procedure messe in atto (quanti tamponi fare, quando trasmettere i dati). L’indice sintetico di temperatura della Fondazione Hume, che misura la temperatura del paziente Italia (ossia l’avanzata dell’epidemia nella penisola), è costruito per minimizzare l’impatto di questi difetti.

A questo scopo l’indice di temperatura utilizza esclusivamente le due serie più affidabili e informative (ospedalizzati e deceduti) e calcola il tasso di crescita dell’epidemia in un modo poco sensibile alle fluttuazioni nel processo di trasmissione dei dati. Tutto qui. Un modo alternativo e scientifico per farsi largo nel calderone della pandemia.

Fonte: IlGiornale.it

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