“Io, speriamo che me la cavi!” Al tempo del coronavirus

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Dopo aver ascoltato martedì sera un’intervista del Ministro Francesco Boccia, persona che ho sempre ritenuto equilibrata e preparata, mi sono definitivamente reso conto del baratro in cui il Paese è precipitato, con i decessi che ancora restano sostanzialmente stabili e poche idee su come ripartire.

Intanto continua a salire lo spread sui titoli di Stato, segno dell’attacco che tra breve potrà scatenarsi sull’ Italia, e qualcuno non ha di meglio da fare che proporre il ritiro delle licenze amministrative a quei (pochi) piccoli imprenditori che, attanagliati dalla necessità di evitare il fallimento, hanno riaperto le proprie attività.

Ma torniamo al Ministro, il quale ha chiesto agli esperti, nominati dal suo stesso Governo, di non fornire studi alternativi sulla possibile recidiva del coronavirus ovvero di “decidere una volta per tutte” su quali siano le condizioni per ripartire nella c.d. Fase 2. Dappoi, sempre il Nostro, ha tuonato contro quelle categorie che chiedono la ripresa delle attività, ritenendole asservite al “dio denaro”.

Orbene,  per quanto riguarda la prima affermazione è evidente che gli scienziati non hanno certezze a fronte di una pandemia che presenta  caratteri di evidente novità ed eccezionalità, troppo poco è stato il tempo per studiare il fenomeno; in compenso hanno, però, molto tempo per rilasciare continue interviste e lanciare proclami nefasti (vedi Burioni, ormai ospite fisso su “Che tempo che fa”), sì da interrogarsi su quanto tempo riescano poi a dedicare effettivamente alla ricerca o alle attività ospedaliere.

Questi esperti hanno di fatto soppiantato la già inesistente (sotto tutti i punti di vista, ivi compreso quello culturale e cognitivo) classe politica, ormai dedita ad inutili dichiarazioni (come quelle rilasciate dal Ministro degli Esteri) o al pericolo litigio sull’utilizzo del MES, con le conseguenze che sono a tutti evidenti.

Tutto questo evoca l’asino di Buridano, che morendo di fame e di sete, perì perché non sapeva se mangiare il fieno oppure se bere l’acqua !!! In sostanza, pare evidente che il Governo non abbia alcuna consapevolezza sulle scelte future, così che tutto è ormai lasciato al caso, in un generale clima di “io, speriamo che me la cavi !!”. Ed è di poca consolazione la considerazione che  l’incongruente e vuota opposizione avrebbe potuto, qualora avesse assunto responsabilità governative, fare più danni.

Per quanto riguarda la seconda affermazione, mi pare che il Ministro Boccia non abbia percepito la drammaticità del momento denunciata dal Fondo Monetario Internazionale, secondo il quale il PIL dell’Italia scenderà nel corso dell’anno al di sotto del 9,1%, e resteremo il fanalino di coda dei Paesi del G7, nonché saremo la seconda peggiore economia della zona euro, dopo la Grecia, che calerà al 10 %.

Il Fondo Monetario, inoltre, prevede un aumento del nostro deficit pubblico dall’ 1,6% nel 2019 all’8,3 % nel 2020, debito che salirà dal 135 al 156%, con effettivo indebitamento di tutte le future generazioni. La disoccupazione salirà nel 2020 al 12,7 % dal 10% del 2019, e non solo si perderanno decine di migliaia di posti di lavoro, ma per i giovani per gli anni a venire non vi sarà nessuna possibilità di trovare una qualche occupazione. Se non moriremo di coronavirus, corriamo il rischio evidente di morire di fame o di inedia.

La chiusura del Paese ha fortemente limitato il ruolo delle aziende come soggetti produttori e distributori di reddito, ma le politiche governative si sono preoccupate più di far crescere il livello di indebitamento futuro che di immettere reale liquidità, come avrebbe potuto  con il pagamento dei circa 50 miliardi di euro che aziende e privati vantano nei confronti dello Stato e di altre pubbliche amministrazioni (per altro con impegni di spese già presenti nei  bilanci degli enti).

Manca, cioè, la consapevolezza che, a fronte di questa situazione drammatica, sono necessarie una rapidità di esecuzione delle misure, una significativa liquidità di cassa dello Stato con la programmazione di emissione di titoli per consentire il previsto intervento di sostegno della BCE, un programma serio di riapertura progressiva di tutte le attività produttive e commerciali (come già sta avvenendo, ad esempio, in Spagna).

Un barlume di speranza ho potuto riscontrare nei provvedimenti adottati da molte sezioni fallimentari dei Tribunali, tra cui debbo con orgoglio segnalare quella del Tribunale di Salerno presieduta dal dott. Giorgio Jachia, che hanno immediatamente disposto l’accellerazione dei piani di riparto e dei relativi pagamenti dei crediti concorsuali, immettendo liquidità (ferma da tempo) nel sistema economico (per la sola sezione fallimentare di Salerno è prevista la liquidazione per almeno una decina di milioni di euro). Un segno di efficienza e consapevolezza che dovrebbe servire da esempio.

Giuseppe Fauceglia      

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