La 50ª Giornata della Terra tra riflessioni e speranze (di Tony Ardito)

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Il 22 aprile del 1970 circa 20 milioni di americani scesero in strada, nei campus universitari e nelle piazze per richiamare le istituzioni ad affrontare il tema ambientale e ad inserirlo tra le priorità dell’agenda politica. Da allora, la Giornata della Terra è diventata un momento di riflessione e di educazione, e la si festeggia, in tutto il Mondo, con workshop ed iniziative volte a far comprendere meglio quali sono le criticità che l’ambiente sta affrontando.

The Earth Day 2020 è arrivata in un momento assai travagliato per il Pianeta, alle prese con la pandemia di Coronavirus, ma che già all’inizio dell’anno era stato messo a dura prova dagli incendi verificatisi in Australia e dalla invasione di locuste in Kenya.

Nel 2019 le concentrazioni di gas serra sono aumentate. In Europa, lo scorso anno, è stato il più caldo mai registrato, con temperature medie di quasi 2 gradi al di sopra di quelle della seconda metà dell’800. E secondo un nuovo studio, anche prima del 2050, potremmo osservare in estate un paradosso: l’oceano Artico senza ghiacci.

Oggi, guardiamo con occhi diversi ciò che accade intorno. Le immagini di fauna che si riappropria delle città, provenienti da ogni angolo della Terra, inducono a riflettere anche su una qualità dell’aria che, dalla Bolivia sino a Shanghai, per effetto delle restrizioni della emergenza Covid19, risulta decisamente migliorata. Tuttavia, il calo delle polveri sottili nelle grandi metropoli non scongiura il fatto che il Mondo sia in pericolo.

Il 22 aprile, il segretario generale della Organizzazione delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, e l’attivista, Greta Thumberg, pur se da remoto, si sono uniti in un accorato appello. Secondo il leader dell’Onu, ci stiamo ancora avvicinando al punto di non ritorno; mentre per la giovane svedese, dovremmo imparare a gestire due crisi contemporaneamente.

La durissima prova a cui, in ogni dove, da alcune settimane, tutti siamo stati sottoposti e le dolorose conseguenze che ne deriveranno nei mesi e negli anni a venire, non possono non farci interrogare su quali siano le priorità e su cosa conti per davvero. Dalle risposte che, individualmente e collettivamente, saremo capaci di apprestare e, in primis, da come i governi, anzi i poteri intenderanno affrontare, nel merito, la e le questioni, dipenderà il futuro di ciascuno.

Francamente, non credo ci sarà concesso di indugiare oltre, questa volta bisognerà darsi da fare subito e, soprattutto, fare sul serio.

di Tony Ardito

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