La Salute e il Lavoro, le priorità della Fase 2 (di Tony Ardito)

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Sembra assai strano che la Festa del Lavoro 2020, giunta dopo un inverno non solo metereologico e nel pieno di un travaglio psicologico collettivo, si sia connotata per una caratteristica che, paradossalmente, ha prodotto maggiore rumore rispetto agli anni precedenti ed indotto noi tutti a riflettere più approfonditamente.

Eh già, perché quando le convinzioni risultano scontate, emerge la esigenza di cambiare prospettiva per individuare ed aggiungere ulteriori elementi di valutazione che le ravvivino. E l’inesorabile incedere delle vicende della società, gli immancabili riverberi che sortiscono sul nostro quotidiano, gli accadimenti, talvolta lieti, talaltra amari, contribuiscono a conferire una veste diversa, persino a ciò che riconosciamo unanimemente quale tradizione.

Ed è così che, come per il 25 aprile, le immagini dei raduni in ogni parte d’Italia e la folla festosa richiamata dal consueto megaconcerto di San Giovanni in Laterano, d’emblée hanno ceduto la scena a quelle delle piazze e delle strade silenti e vuote e la melanconia ha, brutalmente, preso il sopravvento su ciò che da settimane, ognuno di noi, con fantasioso ottimismo, auspica possa serbare il “day after”. A prevalere è l’amarezza di dover constatare che le certezze ed i pensieri di tanti, troppi, giorno dopo giorno, vengono rosi dai mille dubbi sul futuro che ci attende.

Il mondo del lavoro, da sempre indiscusso protagonista di una giornata solenne, non si è potuto affidare, dunque, ad alcuna celebrazione da copione, tuttavia il Sindacato non ha mancato di avviare una discussione e di interrogare i Palazzi e sé stesso.

Lo ha fatto sia connettendosi da remoto che attraverso le testimonianze, vibranti e suggestive, dei numerosi artisti che si sono avvicendati sul palco della piazza virtuale, allestita in più dove dello Stivale e raccontata, con la giusta misura, da Ambra Angiolini attraverso gli schermi di Raitre.

Probabilmente le date dell’1 e 4 maggio 2020 segneranno un cambiamento epocale. In esse c’è la consapevolezza del limite e del sacrificio, ma c’è anche il desiderio di riappropriarsi degli spazi, di godere gli affetti, di elaborare e sedimentare una nuova normalità, di compiere il proprio dovere e di rivendicare, senza esser costretti ad urlare, la legittimità dei propri diritti.

Il pericolo è molto più insidioso di quanto si immagini e bisognerà fare il possibile e pure l’impossibile affinché le tutele della Dignità della persona, della Salute e del Lavoro, non arretrino di un solo millimetro e, a maggior ragione nella lunga ed impervia risalita, si muovano esattamente con il medesimo passo.

Non è in gioco il destino di una parte e nemmeno di questa o quella categoria (artigiani, dipendenti, imprenditori, professionisti), ciascuna diversamente impegnata a combattere una dolorosa battaglia sul versante economico-finanziario, ma la tenuta democratica e l’intero sistema Paese.

di Tony Ardito

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