Pisa, identificato il genoma del Sars-Cov-2 nel liquido peritoneale

Facebook   Twitter   Whatsapp   Google plus   Condividi via Mail
0
Stampa
Uno studio condotto a Pisa da ricercatori e medici delle strutture di Chirurgia d’urgenza, Virologia, Microbiologia batteriologica e Medicina d’urgenza e Pronto soccorso dell’Aoup Azienda ospedaliero-universitaria getta nuova luce sulla diffusione di Sars-Cov-2 nell’organismo dei pazienti.

Gli esperti hanno identificato “per la prima volta al mondo, in base ai dati di letteratura ad ora pubblicati” il genoma del nuovo coronavirus in un campione di liquido peritoneale, prelevato durante un intervento chirurgico per patologia addominale acuta non perforativa su un paziente affetto da sintomi respiratori per infezione da Covid-19.

Il report del caso è in corso pubblicazione sulla prestigiosa rivista medica “Annals of Surgery” – fa sapere l’Aoup – “per l’interesse scientifico che riveste in relazione alle vie di diffusione, eliminazione del virus e rischi di contaminazione, tutti argomenti oggetto di grande attenzione da parte della comunità scientifica internazionale”.

A Pisa la scoperta del virus nel liquido peritoneale del paziente

“La nostra scoperta del virus nel liquido peritoneale del paziente – ha spiegato il chirurgo Massimo Chiarugi – pone sostanzialmente tre interrogativi tutti meritevoli di ulteriori approfondimenti scientifici: comprendere come il virus abbia raggiunto la cavità peritoneale, qual è il significato clinico di averlo trovato in quella sede e attrezzare gli operatori sanitari con la massima protezione anche per la chirurgia addominale”.

“Saranno necessari adesso – ha aggiunto il medico – approfondimenti scientifici per individuare attraverso quale via il virus ha raggiunto la cavità peritoneale e da qui comprendere se sia necessario individuare diverse modalità di cura, ma il nostro caso è rilevante soprattutto per informare la comunità scientifica dei rischi di infezione che potrebbero correre gli operatori sanitari non adeguatamente provvisti di dispositivi di protezione individuale”.

Del resto “gli interventi all’addome espongono gli operatori a rischi derivanti anche dall’uso di strumenti come bisturi o elettrobisturi che ha contatto con i liquidi potrebbero determinare quell’effetto droplet indicato in letteratura medica come principale vettore di infezione”.

Fonte: FanPage

Facebook   Twitter   Whatsapp   Google plus   Condividi via Mail

Commenta

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente. I commenti di questo blog non sono moderati nella fase di inserimento, ma Salernonotizie si riserva la facoltà di cancellare immediatamente contenuti illegali, offensivi, pornografici, osceni, diffamatori o discriminanti. Per la rimozione immediata di commenti non adeguati contattare la redazione 360935513 – [email protected] Salernonotizie.it non e’ in alcun modo responsabile del contenuto dei commenti inseriti dagli utenti del blog: questi ultimi, pertanto, se ne assumono la totale responsabilità. Salernonotizie.it si riserva la possibilità di rilevare e conservare i dati identificativi, la data, l’ora e indirizzo IP del computer da cui vengono inseriti i commenti al fine di consegnarli, dietro richiesta, alle autorità competenti. Salernonotizie.it non è responsabile del contenuto dei commenti agli articoli inseriti dagli utenti. Gli utenti inviando il loro commento accettano in pieno tutte le note di questo documento e dichiarano altresì di aver preso visione e accettato le Policy sulla Privacy.