Questione congiunti? Cambiare la norma”. L’appello del Giornale.it ​smuove politica

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“Non si sa perché dall’ultimo Dpcm siano stati esclusi i single che, per quel che riguarda i disabili, è intollerabile. Fermo restando l’importanza di poter incontrare i propri familiari, riteniamo inconcepibile che si sia usata la locuzione ‘affetti stabili’ per accontentare prevalentemente il mondo Lgbt e non si sia fatto nulla a difesa di chi, purtroppo, è rimasto senza parenti oppure, a causa delle sue precarie condizioni di salute, ha già trascorso buona parte della sua vita in quarantena”, dichiara in una nota Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia.

 

L’ultimo Dpcm, infatti, prevede che, oltre che per motivi di lavoro, salute e necessità (fare la spesa), si possano incontrare anche i propri congiunti. Su questo termine vi sono state molte disquisizioni ma, alla fine, si è pervenuti a una definizione che comprende “i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)”. Ad essere esclusi sono i single, coloro che, magari, non hanno più parenti e le persone più fragili e sole. “Non capiamo, inoltre, – prosegue Rampelli – come si possa considerare più rischioso per la propria salute un amico piuttosto che un parente, considerato anche che, come ha recentemente dichiarato il premier Conte, dei contagi, in questi due mesi di quarantena, è avvenuto in ambito familiare”. Per questi motivi il vicepresidente della Camera chiede “che si ponga rimedio a questa ingiustizia quanto prima” dal momento che sarebbe stato più corretto stabilire dei “protocolli validi per tutti” anziché scegliere “la strada dell’arbitrio” e decidendo, a propria discrezione “chi avesse più diriti di altri”. “Ed è oggettivo che i single disabili ne abbiamo di più di chiunque altro”, conclude Rampelli.

Anche Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e membro della Commissione di vigilanza Rai, nel suo blog sull’HuffPost, si è fatto portavoce di questa battaglia e ha invitato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte a rispondere all’appello lanciato da ilGiornale.it. “La questione dei ‘congiunti’ crea una gravissima discriminazione: per non assumersi la responsabilità di decidere, il Governo costringe i cittadini ad assumersi la responsabilità di dichiarare il falso”, scrive il renziano Anzaldi che, poi, si chiede: “Perché chi ha una famiglia, chi ha un fidanzato o una fidanzata, può riprendere la vita sociale, mentre chi ha altri tipi di legami sociali, che comunque ritiene importanti al pari di una coppia o un legame familiare, deve rimanere in quarantena?”.

Fonte Il Giornale

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1 COMMENTO

  1. disabili o no, quella norma è illogica, assurda e da pazzi; è semplice: se è consentito uscire E SE la regola è la distanza, allora saranno caxxxi di chi esce. PUNTO! fermo restando la distanza, ma sarebbe dovuta essere l’unica regola fin dall’inizio, secondo logica.
    Quindi mi auguro che questa specie di governo la smetta con questi decreti da teatro e pure i governatori e i sindaci, per scopi prettamente politici. Non se ne può piu di tutte queste regole da idioti. Pure se mi leggo la Gazzetta Ufficiale posso essere multato o denunciato perchè poi un governatore in delirio di onnipotenza ha aggiunto qualcosa, o pure un sindaco (che neppure potrebbe)…
    BASTAA state uccidendo un PAESE e pure migliaia di persone, tra suicidi attuali, futuri, e malati che non si sono potuti curare, v.multe a chi andava a fare le visite oppure le visite rimandate sine die..
    VERGOGNATEVI tutti, state speculando sulla salute fisica e mentale della gente, altri che salute.
    In tutta europa hanno chiuso dopo e aperto prima, solo noi abbiamo regole del genere dopo DUE MESI che dovevano essere due settimane

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