L’Europa a settanta anni dalla Dichiarazione Schuman (di Cosimo Risi)

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Settanta e non li dimostra. L’integrazione europea era in affanno sotto gli attacchi dei sovranisti, gli eterni nostalgici del buon tempo andato della loro immaginazione, e dei riformatori in servizio permanente, quelli che “l’Europa sì, ma non questa”. Ritrova vitalità nel momento più buio della nostra esistenza collettiva. Siamo arrivati a limitare un bene che ritenevamo irrinunciabile: la libertà di movimento dentro e fuori i paesi.

La crisi sanitaria porta con sé il declino economico e sociale. La recessione è maculata: meno scura negli stati membri forti, o frugali come amano definirsi, più scura in quelli deboli, o spendaccioni come vengono definiti dai frugali. L’Italia è fra questi ultimi, a causa dei dislivelli regionali e del debito  fuori controllo.

L’iniezione di denaro europeo è essenziale a riprendersi riducendo i rischi da esposizione finanziaria. Il declassamento da parte delle agenzie di rating, l’innalzamento dello spread, la diffusa povertà: sono parole che spaventano al pari della pandemia da virus.

A Francoforte e Bruxelles qualcosa si muove. Reazioni tardive, si dirà, venute dopo quelle di paesi terzi come Cina e Russia.  E’ vero in parte. Ai primi sintomi la BCE ha proseguito  il QE, l’acquisto di titoli di stato. Ora ha in pancia buona parte del nostro debito e intende continuare. Il monito della Corte Costituzionale tedesca, la BCE starebbe monetizzando i debiti sovrani in violazione del suo mandato, non è raccolto. La Presidente Lagarde  dichiara che l’azione continuerà “indisturbata”.

Si ripropone il tema del rapporto fra giurisdizioni nazionali e europee. La Corte di Giustizia avverte che solo le istituzioni europee, e dunque essa stessa, possono sindacare le politiche europee. Di sicuro la querelle non si chiude qui a colpi di sentenze e comunicati. Un seguito ci sarà specie negli stati membri che mettono in discussione, a fini interni, il primato del diritto europeo sul diritto nazionale. Nell’immediato la Commissione, in quanto custode dei Trattati, sta valutando se avviare una procedura d’infrazione nei confronti della Germania.

La lettera del Vice Presidente Dombrovskis e del Commissario Gentiloni al Presidente dell’Eurogruppo sgombra il campo dalle polemiche circa le clausole di utilizzo del MES. Il meccanismo europeo di stabilità può erogare prestiti a condizioni di favore rispetto a quelle di mercato e senza i vincoli che ne regolano il normale funzionamento. Vige l’obbligo di destinare i fondi alle spese sanitarie collegate alla pandemia. L’Eurogruppo decide conformemente alla lettera. Dal 1° giugno, il Pandemic Crisis Support, la nuova facilità MES,   opererà secondo  le regole rivedute.

E’ valutazione autonoma dei paesi dell’Eurozona ricorrere al MES. I sei maggiormente indebitati hanno  convenienza a farlo. L’Italia avrebbe accesso a circa 37 miliardi, ad un tasso prossimo allo zero e con scadenza a medio termine.

Resta aperta la partita del Recovery Fund, il fondo per la ripresa. Le relative proposte della Commissione sono attese per metà maggio e saranno collegate alla revisione del QFP, il quadro finanziario pluriennale che fissa i tetti di spesa dei prossimi bilanci europei.

Il Commissario Gentiloni auspica che dalla politica monetaria comune si passi alla politica economica comune, fra le cui voci è la fiscalità. Armonizzazione dei sistemi e non più concorrenza fiscale fra gli stati membri, nessuno dei quali è, a rigore, “un paradiso fiscale”.

Charles Michel propone d’intitolare “Piano De Gasperi” la grande operazione di rilancio dell’economia europea che verrebbe dal pacchetto finanziario presto sul tavolo dei Ventisette. Il richiamo al Piano Marshall, dal nome del Segretario di Stato USA, è utile ai fini storici, è tempo che l’Unione valorizzi il retaggio dei padri fondatori verso la maggiore integrazione. Alcide De Gasperi è fra loro, con Adeanuer fu fra i primi a sottoscrivere la Dichiarazione Schuman.

La Dichiarazione, da cui tutto ebbe inizio nel 1950, è in parte inattuata, questo è motivo di rammarico per quanti credevano e credono nella prospettiva del federalismo europeo. Rappresenta un punto di non ritorno riguardo alla pacificazione del Continente: ha smussato le sovranità nazionali che avevano portato alle catastrofi del Novecento.

Dai Cinquanta la Comunità – Unione si è allargata fino a ventotto membri per ridursi a ventisette nel fatale 2020. Si allargherà ai Balcani occidentali in lista d’attesa per l’adesione? E soprattutto: ritroverà le ragioni profonde dello stare insieme per superare l’ansia per il futuro?

[Il 14 maggio, ore 15 – 17, le Università di Brescia e Salerno organizzano il webinar “Per la ripresa all’epoca della pandemia, il Recovery Fund europeo”. La partecipazione è aperta, previa prenotazione secondo i modi di cui al sito www.ocsm.it]

di Cosimo Risi

 

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