Perché la DAD è un limite per i bambini con disabilità

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La scuola italiana è diventata inclusiva grazie ad un importantissima Legge, la 517/1977 detta Falcucci, le cui basi hanno ispirato anche la Legge 104 del 1992. La legge dichiarava finalmente che i disabili avrebbero frequentato in presenza in classe con i compagni grazie al supporto di insegnanti di sostegno al progetto inclusivo.

Sottolineo “in presenza” poiché spesso la cronaca ha riportato con clamore eventi spiacevoli di bambini che venivano “parcheggiati” in aule “di sostegno”, o di gite scolastiche a cui non potevano partecipare. Già allora il dibattito sulle reali tecniche inclusive, la possibilità per i casi più gravi e complessi, di poter fare attività “in classe” con i compagni alimentava anche ogni anno importanti convegni, congressi e pubblicazioni.

Soprattutto per i disabili intellettivi e comportamentali le tecniche pedagogiche erano in iniziale fase di sviluppo in Italia, poiché l’autismo ad esempio è diventata una emergenza da poco

 A questo spesso si supplisce, grazie alla Legge 104, nominando figure di supporto da parte dei Comuni, figure che accompagnano il disabile nelle attività di educazione alla vita sociale e all’apprendimento di importanti autonomie (saper salutare, andare in bagno, rispettare i turni di gioco, ecc).

Ma oltre ad avere problemi di comportamento i bambini con autismo presentano meccanismi importanti di deficit della comunicazione. Quasi tutti i bambini con autismo hanno una spiccata capacità quasi innata ad utilizzare i dispositivi digitali, spesso in modo quasi geniale, e insegnanti ed educatori faticano a riportare gli alunni ad una comunicazione verbale funzionale con i pari.

E qui entriamo nel vivo del problema di questi bambini: la DAD come proposta ora manca di un elemento essenziale: la DIGITALIZZAZIONE dei contenuti didattici, quello che io amo definire la DDAD : Didattica digitale a distanza.

Poiché non sarà semplice realizzare in breve tempo una didattica digitalizzata in lingua italiana così coinvolgente per i bambini, che sono avvezzi ai touch screen, (ricordiamo che le aule italiane non sono fornite di lavagne touch screen), alle app spesso in lingua inglese,ai giochi digitali, molto “user friendly “e con una grafica molto potente, ad oggi è praticamente impossibile rendere appetibile  la comunicazione via video con una insegnante e con i pari.

Quindi dall’osservazione e dalla conoscenza di questi limiti della DAD prospettata per il prossimo anno scolastico, si chiede che per tutti i bambini con disabilità la previsione della didattica avvenga solo con la presenza a scuola, o con la presenza presso il domicilio del bambino di un assistente e/o dell’insegnante di sostegno che lo sostenga in attività tradizionali di apprendimento e lo faciliti al dialogo a distanza con i compagni. Per questo chiediamo di firmare la petizione #istruzioneancheperme

Presidente Angsa Campania

Claudia Nicchiniello

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