Le bugie al tempo del Coronavirus (di Giuseppe Fauceglia)

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Noi italiani, forse perché siamo geneticamente “bugiardi”, non teniamo in nessun conto, anche perché non siamo dotati né di memoria storica né di memoria “prossima”, delle bugie che ogni giorno siamo costretti a sentire, anzi ne facciamo un vero e proprio titolo di merito per i bugiardi.  E’ noto il nomignolo  assegnato ad un famoso politico nazionale, noto per la sua attestata inattendibilità, che unisce in mirabile sintesi il suo cognome con Pinocchio (che non è proprio un “cultore della verità”).

Del resto, anche il  Presidente Giuseppe Conte, qualche giorno addietro, dichiarava, in una delle sue tante conferenze stampa, che “siamo tutti consapevoli che in Italia c’è un grande risparmio privato e sicuramente questa è una delle ragioni di forza della nostra economia. Ci sono tanti progetti, vedremo a tempo debito”; mentre solo qualche giorno prima, aveva reso pubblico: “Sì, escludo una patrimoniale. Il nostro debiti rimane sostenibile, nel quadri di un risparmio privato molto cospicuo e di una resilienza particolarmente spiccata del nostro intero sistema economico”.

In sostanza, il Presidente un giorno ha escluso la patrimoniale e l’altro l’ha praticamente evocata, e subito a favore della proposta si è (non tanto implicitamente) dichiarato il PD, da sempre il partito delle “tasse” e del “prelievo forzoso”, accompagnato da quello che resta di Liberi e Uguali.

Questo è il quadro: a fronte di una patrimoniale certa, che metterà seriamente in pericolo il risparmio di quegli italiani che non  hanno trasferito fondi all’estero (come legittimamente o illegittimamente hanno fatto i più furbi), non si vede un rendiconto o una spiegazione di come verrà impiegato il prelievo forzoso.

Gli italiani, infatti, non conoscono come in concreto sono e saranno utilizzati i loro risparmi, attratti solo dalle sciocchezze stellate sui costi della politica (come se questi soggetti “urlanti” nel web, avessero una vera e propria occupazione,   se non quella di essere senatori, deputati e consiglieri regionali “ben pagati”).

Per spiegare le ragioni di questo mio “sdegno civile” farò alcuni esempi.

Nel faraonico ultimo Decreto del Governo è previsto uno stanziamento di tre miliardi in favore di “Alitalia”, ovvero di una società già dichiarata fallita per ben due volte (amministrazione straordinaria), con intervenuti esborsi per centinaia di milioni di euro in favore di commissari straordinari, amministratori, avvocati ed inutili orpelli para-giudiziari; mentre per la Scuola e l’Educazione, ovvero per il futuro del Paese e per il suo sviluppo, vengono impegnati soltanto 1miliardo e 400 milioni di euro.

Una vera e propria follia, posto che Alitalia, come compagnia area di media dimensione, non potrà mai essere risanata, in ragione dei costi insostenibili e delle dinamiche di mercato (senza aggiungere che l’abbandono di Malpensa ha irrimediabilmente condannato all’insolvenza la società aerea)

Secondo esempio, lo sperpero del reddito di cittadinanza ed ora del c.d. reddito di emergenza, in una logica puramente assistenziale e di clientela politica in senso ampio. Basta leggere le cronache dei quotidiani per comprendere con quanta cura ed attenzione sia stato assegnato il reddito di cittadinanza.

Ad esempio, “La Repubblica” ha riportato che il reddito di cittadinanza è stato di fatto regalato alla “ndrangheta” per oltre 500.000,00 euro di sussidi in favore di 101 boss del Reggino, tra loro il quotidiano indica anche i figli del Pablo Escobar italiano, uno dei più grandi broker  mondiali di cocaina, che si vanta di pesare i soldi e non di contarli. Per non parlare delle altre notizie di stampa, che rendono noto un reddito riconosciuto in favore di contrabbandieri o di pregiudicati della più varia specie.

Terzo esempio, il credito garantito dallo Stato richiesto dalla FC (FIAT) per oltre 6 miliardi e 500 milioni, una società che ha la propria sede legale in Inghilterra e la propria sede amministrativa e tributaria in Olanda (dove paga le tasse), e che si appresta a completare una fusione con Peugeot.

Ora, non dico che bisogna escludere la possibilità per la FIAT (la chiamo, per tradizione, ancora con il vecchio nome) di ricorrere al credito garantito dalla Stato per gli stabilimenti siti in Italia, ma sarebbe stato almeno opportuno prevedere una limitazione nella distribuzione degli utili (sembrano pari a circa 5 miliardi); mentre il Governo ha impropriamente previsto la limitazione nella distribuzione degli utili solo per l’esercizio 2020 (quando a causa proprio della pandemia e della conseguente recessione, utili non ci saranno !!), così escludendo da ogni divieto la distribuzione degli utili per l’esercizio chiuso il 2019 (un vero e proprio regalo !!).

Tutto ciò, mentre piccoli imprenditori e medie imprese non riescono ad accedere al credito bancario, in ragione di provvedimenti normativi che rasentano l’insensatezza, perché non hanno colpevolmente previsto una deroga ad altre disposizioni vincolanti per le banche, come quella che in caso di agevolazioni creditizie ad imprese decotte comportano la possibile contestazione del reato di concorso in bancarotta, o come quelle di Basilea 2 e di Basilea 3, che subordinano il credito a vincolanti condizioni economiche e patrimoniali del sovvenuto. Insomma, un “bel capolavoro”, e qui le bugie si contano a centinaia, da parte di tutti i componenti di questo improbabile Governo, impegnato a distribuire “a pioggia” decine di miliardi, piuttosto che immaginare politiche di vero e proprio sostegno allo sviluppo.

In realtà, le forze politiche che compongono il Governo non percepiscono l’urgenza di un intervento immediato per evitare il definitivo collasso dell’economia, consentendo alle imprese e ai lavoratori autonomi, i cui ricavi si sono azzerati a causa della sospensione ex lege delle loro attività, di pagare i dipendenti, i fornitori, i canoni di locazione e finanche le stesse imposte e gli oneri per le somministrazioni di energia elettrica o idrica (bollette e richieste di pagamento, che non si sono certamente interrotte in questo periodo).

Si attua, in tal modo, un disegno di divisione sociologica del Paese, preoccupante per la stessa tenuta del tessuto democratico, e che segue una tendenza che definirei “venezuelana”: da una parte i dipendenti pubblici (che hanno visto, per fortuna, assicurato il loro stipendio), i pensionati ( anche quelli “ricchi”), i percettori dell’inutile e dannoso reddito di cittadinanza; e, dall’altra, le partite IVA, i lavoratori autonomi, i piccoli e medi imprenditori ed i dipendenti privati.

Più bugie di queste !! Ma gli italiani vogliono dimenticare e dimenticando si scivola irrimediabilmente verso il fallimento e l’irrimediabile declino del Paese.

Giuseppe Fauceglia

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11 COMMENTI

  1. Analisi lucidissima …complimenti … anche se molte volte non mi sono trovato d’accordo con lei … questa volta non posso non concordare sulla deriva venezuelana della nostra nazione …che tra l’altro emerge anche dall’atteggiamento di alcuni governatorati che attuano un sadismo istituzionale fuori luogo e … fuori tempo…

  2. articolo bellissimo, solo ha dimenticato di citare l’evasione fiscale da parte di piccoli e grandi che per 30 anni hanno distrutto l’economia italiana. Oggi tocca anche a loro soffrire, io che per trentanni ho visto gli imprenditori girare con macchinoni e fare la bella vita mentre morivo di fame con un misero stipendio da operaio e nessuno ti aiutava. Ricordiamo anche questo

  3. Ma in effetti in Italia chi prometteva di abbassare le tasse dall’altra parte della barricata di quello che sarebbe successivamente diventato il PD, non ha abbassato praticamente nulla, non ha colto storiche occasioni di sviluppo e, anzi, ci ha fatti arrivare prima alla crescita zero, poi al “commissariamento” di Monti. Le destra pseudoliberale, postfascista, separatista, federalista, sovranista e pagnottista si è fatta eleggere blaterando di “partiti delle tasse”, ma quando è andata al governo non ha fatto niente di così efficace per far quadrare i conti, sia delle aziende che dello stato, tant’è che la questione del “cuneo fiscale” si ripresenta di campagna elettorale in campagna elettorale, senza che il problema venga spostato di una virgola. Comunque, se vuole possiamo dare alla sinistra anche la colpa di aver fatto liberamente sgovernare la destra per decenni, sarebbe anche divertente. 🙂

    (il reddito di cittadinanza è “inutile” per chi non ne ha bisogno)

  4. Innanzitutto, non mi pare una operazione intellettualmente onesta quella di usare l’argomento del reddito di cittadinanza illecitamente percepito, cosa certamente deprecabile, come arma per parlare male della misura in sé.

    Sinceramente, quando ho visto che qualche anno fa alcuni “imprenditori” (e faccio davvero fatica a definirli tali) di strutture alberghiere del nord si sono lamentati di non avere lavoratori provenienti dal Sud a causa del reddito di cittadinanza, sono stato piuttosto contento: questo paese, come già suggeriva Francesco Saverio Nitti all’inizio del secolo scorso, è stato con grande evidenza costruito storto. Ed è economicamente basato sulle diseguaglianze perché è chiaro che l’imprenditore, non trovando manodopera a costi/tutele risibili in loco, si rivolge al ricco mercato di stagionali del sud da sfruttare a piacimento. Siccome lo stagionale si piega a questa situazione per necessità, non perché sia divertente, chessò, cucinare 16 ore al giorno con una paga da fame, nel momento in cui la necessità viene meno, l’imprenditore soffre perché è venuto meno il compromesso grazie al quale realizza più o meno lecitamente profitti.

    Quindi, quando parliamo di reddito “dannoso”, pensiamo prima a come sia dannoso avere “imprenditori” che si comportano come selvaggi.

  5. Se il reddito di cittadinanza, una misura presente praticamente in tutta Europa, in versioni anche più “estreme” della nostra, può aiutare nella lotta contro quell’impresa che offre ai lavoratori condizioni precarie, viva il reddito di cittadinanza. Se l’impresa mi offre meno del reddito di cittadinanza, io per quale motivo dovrei accettare? Per far il bene dell’impresa? Per la mia dignità? La mia dignità, accettando condizioni sfavorevoli, è già duramente provata.

  6. Caro professore le chiedo una cortesia sul reddito di cittadinanza non ne parli più che è meglio e diventata per lei una ossessione, ogni volta che fa una analisi la mette in mezzo. Ribadisco ancora una volta che con il suo ragionamento dobbiamo togliere la 104, gli assegni familiari, percepiti da gente che non ha diritto, le borse di studio e compagnia bella. Il vero problema dell’Italia è e rimane l’evasione fiscale e contributiva, il lavoro nero, il caporalato, il danaro sporco, poi non evochi fantasmi sulla patrimoniale, che non c’è e nessuno, dico nessuno, ha detto che verrà istituita, sono solo congetture.

  7. Non parlerei di ossessione, ma non si capisce quale sia la sua soluzione. Cioè, non ti piace il reddito di cittadinanza, ma l’alternativa quale sarebbe? La disoccupazione ordinaria è per chi ha lavorato: oltre a durare poco, c’è gente che non è mai stata collocata in vita sua o ha lavorato in nero o ha avuto partite iva pochissimo movimentate. Questo sarebbe meglio?

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